Giulianova e i suoi scrittori. La nuova pubblicazione di: Palandrani Andrea - Abruzzo... una regione da vivere e... da scoprire.

Cerca nel Sito
Vai ai contenuti

Menu principale:

Giulianova e i suoi scrittori. La nuova pubblicazione di: Palandrani Andrea

Giulianova > Storici & Scrittori > Palandrani Andrea
 
La rassegna delle pubblicazioni di opere librarie da Scrittori & Storici di Giulianova
 
Indice Storici & Scrittori giuliesi - Andrea Palandrani
Giulianova nel biennio ’43 – ’45: 
resoconto documentario di eventi e situazioni,

di Andrea Palandrani
In concomitanza con le celebrazioni della ricorrenza della Liberazione, dagli spazi di questa vetrina editoriale, promossa e affidatami per la seconda volta dalla Presidenza del Consiglio Comunale diGiulianova, l’anno passato sono state ricordate le vicende relative all’Antifascismo giuliese con i suoi personaggi, gli episodi di Resistenza armata e civile, le difficili condizioni di vita di quegli anni sulla base di un mosaico di testimonianze orali; sono state rievocate la composizione e l’attività della partigianeria locale (la banda “Giuliese Garibaldi” comandata dall’Avv. Riccardo Cerulli) ed infine gli episodi che la memoria collettiva conserva delle fasi della liberazione di Giulianova, il 13 giugno 1944. L’attuale presidente del Consiglio, Gabriele Filipponi, ha fortemente voluto proporre un prosieguo dello studio inteso ad approfondire la conoscenza della situazione in cui la popolazione ha vissuto, le tante restrizioni imposte alla libertà da parte delle Autorità Tedesche, le ristrettezze, le paure e le sciagure che si sono abbattute sul comune giuliese.
L’itinerario seguito nel presente studio è stato quello delle fonti documentarie del fondo prefettura conservate presso l’Archivio di Stato di Teramo. Sono emerse considerazioni, valutazioni ed episodi che illustrano le condizioni di vita del biennio ’43-’45. Lo studio proposto quest’anno rappresenta, accanto alle ricerche pubblicate l’anno passato, un tentativo di ricostruire le condizioni esistenziali degli anni della seconda guerra mondiale a Giulianova e nella provincia di Teramo mostrando come “Liberazione” abbia significato anzitutto la fine dello stato di guerra, la fine delle tante forme di limitazioni ed obblighi imposti dalla occupazione tedesca, la fine di un regime che ha condotto l’Italia in un conflitto mondiale, la fine dell’angoscia dinanzi al futuro, la fine delle umiliazioni per i dissidenti.

Dalla fine del regime fascista all’occupazione tedesca

In Italia l’opposizione al fascismo, dopo la promulgazione delle “leggi fascistissime”, era diventata un delitto contro lo Stato: chi si opponeva attivamente andava incontro al Tribunale speciale, alla condanna, alla prigione o al confino in zone sotto sorveglianza. Gli esuli, i cospiratori, gli ideologi dell’antifascismo riuscirono a mantenere vivo il dissenso più all’estero che in Italia, e non furono in grado di mettere in alcun modo in pericolo il regime. A testimoniare le tante restrizioni e limitazioni alla libertà di espressione e di coscienza esistenti nell’epoca fascista già note a livello nazionale, in data 3 agosto ’38 il Prefetto delle Provincia di Teramo Bianchi, interviene con una nota: “È invalso l’uso tra Autorità e Gerarchie di ogni specie di grado di minacciare l’assegnazione del confino a scopo intimidatorio a persone alle quali si abbiano o si ritenga di aver richiami da fare. Si avverte, giusta superiori disposizioni, che minacce del genere non possono essere consentite in qualsiasi forma vengano fatte. I provvedimenti di polizia, infatti, com’è noto, hanno una propria specifica finalità e la loro applicazione, che non deve costituire oggetto di minaccia, è esclusivamente riservata all’iniziativa dell’Autorità competente e deve seguire nelle forme previste dalla legge”[1].
Durante gli ultimi anni del regime fascista il Podestà di Giulianova è stato De Gregoriis Giuseppe, già commissario prefettizio dal luglio del 1938, nominato dal Prefetto della Provincia di Teramo Tincani, in data 6 maggio 1939, dopo aver prestato il giuramento di rito: “Giuro di essere fedele al Re Imperatore e ai suoi Reali Successori; che osserverò lealmente lo Statuto e le altre leggi dello Stato; che adempirò alle mie funzioni con diligenza e con zelo per il pubblico bene e nell’interesse dell’amministrazione, conformando la mia condotta, anche privata, alla dignità della carica. Giuro che non appartengo né apparterrò ad associazioni o partiti la cui attività non si concili con gli obblighi della mia carica. Giuro che adempirò ai miei doveri col solo scopo del bene inseparabile del Re Imperatore e della Patria”[2].
Pochi mesi dopo, il De Gregoriis, assistito dal Segretario dott. Lattanzio Antonio, nomina un delegato nella persona del Sig. Ing. Giuseppe Meo con la motivazione che “il Podestà del Comune di Giulianova, il più ambito e frequentato luogo di soggiorno del litorale teramano, sede di importanti uffici ed istituti finanziari e centro di notevole attività commerciale e industriale, sia coadiuvato nel disimpegno delle proprie funzioni da un cittadino cha abbia i voluti requisiti e che possa inoltre sostituirlo nei casi di assenza o di legittimo impedimento”[3].
Il 10 giugno 1940 il fascismo raggiunge il suo tragico apice quando, dopo un ventennio di inquadramento e di irreggimentazione della società italiana, Mussolini ritiene sia giunto il momento di far seguire i fatti alle tante parole, da un lato perché fiducioso in una rapida vittoria della Germania, dall’altro timoroso di essere invaso da quest’ultima. L’Italia, militarmente impreparata, dopo una fase di “non belligeranza”, si schiera a fianco della Germania nel Secondo Conflitto Mondiale. Il capitano comandante la compagnia dei carabinieri di Teramo, Alberto Lanoce, invia un telegramma al Ministro dell’Interno: “Discorso Duce est stato ascoltato con sommo interesse et entusiasmo da popolazione teramana accorsa numerosa adunata audizione radio questa piazza Vittorio Emanuele punto Particolarmente applauditi dichiarazione guerra contro potenze democratiche et accenno deferente omaggio Sua Maestà Re Imperatore punto Chiusura discorso con parola d’ordine immancabile vittoria armi italiane ha suscitato nuove vibranti dimostrazioni Regime punto”[4].
Indottrinati e persuasi, molti italiani condividono la politica di Mussolini anche nella dichiarazione di guerra; gli antifascisti, cattolici o liberali, socialisti o comunisti, sono stati costretti al silenzio a colpi di arresti, confini, violenze, esilii.
L’Italia promosse, come nelle intenzioni di Mussolini, una “guerra parallela” contro i britannici in Africa e in Grecia ed in entrambi i casi andò incontro al fallimento, fino a quando non intervenne direttamente, anche nelle zone di operazione italiane, la Germania di Hitler. Dopo le vittoriose invasioni dei primi anni di guerra, tra il 1942 e il 1943 iniziarono a mutare le sorti del conflitto divenuto intanto mondiale: le potenze dell’Asse andarono incontro alle prime grandi sconfitte, la battaglia di Stalingrado e le ritirate sul fronte africano.
Sin dai primi mesi del 1943 l’esercito tedesco irradia la sua oscura presenza sul suolo italiano resentendo una possibile defezione del fascismo o un tradimento dell’alleato; a testimoniare questa crescente presenza un dispaccio del 16 marzo 1943 recita: “Lo Stato Maggiore R. Esercito ha fatto presenti le continue e crescenti esigenze di interpreti di lingua tedesca e la scarsa disponibilità di ufficiali interpreti di detta lingua. Rivolgo quindi preghiera alle Eccellenze i Prefetti della giurisdizione di compiacersi disporre una intensificazione di ricerche, estendendole a tutti gli enti civili, statali, parastatali e scolastici, allo scopo di individuare gli elementi civili che, risultando buoni conoscitori di tedesco ed in possesso di laurea o di titolo di scuola media superiore, gradiscano la militarizzazione col grado di sottotenente, alle note condizioni. Le segnalazioni potranno essere inviate quindicinalmente con gli elenchi di cui alla circ. di questo comando n.02/1302 in data 15 luglio 1942”, firmato il generale comandante Armellini[5].
Infatti sin dal 1942 gli eventi bellici cominciano a subire una inversione di tendenza dopo i primi successi dei nazifascisti; il generale inglese Montgomery respinge le truppe dell’Asse in Africa, forte anche dello sbarco americano in Marocco e in Algeria. Nel luglio del 1943 la guerra “sbarca” in Italia proprio mentre il regime stava per crollare, mentre le principali città erano già provate dalle restrizioni dei viveri e dalle distruzioni dei bombardamenti. All’ufficio telegrafico di Teramo giunge un telegramma da Roma (numero 1046, parole 335) che rimarrà storico:
COMUNICATO DELLA SEDUTA DEL GRAN CONSIGLIO DEL FASCISMO IN DATA 24 LUGLIO 1943. N° 24 – ROMA – Il 24 luglio 1943 si è riunito a Palazzo Venezia il Gran Consiglio del Fascismo, che non era stato più convocato dal 7 dicembre 1939, cioè da prima della entrata in guerra dell’Italia. Erano presenti: Mussolini – De Bono – De Vecchi – Suardo – Grandi – Scorza – De Marsico – Acerbo – Biggini – Pareschi – Cianetti – Polverelli – Federzoni – Tringali Casanova – Barella – Frattari – Gottardi – Bignardi – De Stefani – Rossoni – Bottai Farinacci – Marinelli – Alfieri – Ciano – Buffarini – Albini – Galbiati – Bastianini.
All’inizio della riunione che è cominciata alle ore diciassette il Capo del Governo ha fatto una relazione sulla situazione politica e militare.
Dopo di che il Presidente della Camera Grandi ha presentato ed illustrato il seguente ordine del giorno che portava oltre la firma di Grandi quelle di Federzoni, De Bono, De Vecchi, De Marsico, Acerbo, Pareschi, Cianetti, Ciano, Bottai, Balella, Gottardi, Bignardi, De Stefani, Rossoni, Marinelli, Alfieri, Albini, Bastianini. Il Gran Consiglio riunendosi in questi giorni si supremo cimento, volge innanzi tutto il suo pensiero agli eroici combattenti d’ogni arma che, fianco a fianco con la fiera gente di Sicilia in cui più alta risplende Fede del popolo italiano, rinnovano le nobili tradizioni di strenuo valore e di indomito spirito di sacrificio delle nostre gloriose Forze Armate, esaminata la situazione interna ed internazionale e la condotta politica e militare della guerra: proclama il dovere sacro per tutti gli italiani di difendere ad ogni costo l’unità, l’indipendenza, la libertà della patria, i frutti dei sacrifici e degli sforzi di quattro generazioni dal Risorgimento ad oggi, la vita e l’avvenire del popolo italiano: afferma la necessità dell’unione morale e materiale di tutti gli italiani in quest’ora grave e decisiva per i destini della nazione. (Il comunicato prosegue nel successivo telegramma, numero 1047, parole 330). ROMA 26. L’ULTIMA SEDUTA DEL GRAN CONSIGLIO DEL FASCISMO ( 2° ). Dichiara che a tale scopo è necessario immediato ripristino di tutte le funzioni statali, attribuendo alla Corona, al Gran Consiglio, al Governo, al Parlamento, alle Corporazioni i compiti e le responsabilità stabilite dalle nostre leggi statutarie e costituzionali: invita il Capo del Governo a pregare la Maestà del Re, verso la quale si rivolge fedele e fiducioso il cuore di tutta la Nazione, affinché voglia egli per l’onore e per la salvezza della Patria assumere con l’effettivo Comando delle Forze Armate di terra, di mare e dell’aria, secondo l’articolo 5 dello Statuto del Regno, quella suprema iniziativa di decisione che le nostre istituzioni attribuiscono e che sono sempre state in tutta la nostra storia nazionale il retaggio glorioso della nostra Augusta Dinastia di Savoia. Il Presidente della Camera Grandi, domandava sull’ordine del giorno la votazione per l’appello nominale. Un secondo ordine del giorno era successivamente presentato dal Segretario del Partito, Carlo Scorza, ed un terzo ordine del giorno da Roberto Farinacci. La discussione che ha seguito è durata ininterrottamente dieci ore, cioè fino alle ore tre antimeridiane del 25 luglio. Alla fine di essa l’ordine del giorno presentato da Grandi ha avuto diciannove voti favorevoli, contrari sette, ed uno astenuto. L’ordine del giorno Farinacci ha avuto un voto favorevole, l’ordine del giorno Scorza è stato ritirato dopo il risultato della votazione a Grande maggioranza dell’ordine del giorno presentato da Grandi. Hanno risposto sì: Grandi – Federzoni – De Bono De Vecchi – Ciano – De Marsico – Acerbo – Pareschi Cianetti – Balella – Gottardi Bignardi – De Stefani – Rossoni – Bottai – Marinelli – Alfieri – Albini – Bastianini. Hanno risposto no: Scorza – Biggini – Polverelli – Tringali Casanova – Frattari – Buffarini – Galbiati. Astenuto: Suardo[6].
 
La dittatura di Mussolini può dirsi conclusa, ma ora l’Italia viene abbandonata al suo destino di paese in prossimità di essere occupato dai tedeschi e capillarmente bombardato dagli anglo-americani; la guerra che aveva travagliato le popolazioni invase dalle truppe nazi-fasciste, ora colpisce il territorio nazionale. Il giorno dopo la notizia della caduta del fascismo, nelle varie città e nei piccoli centri, la reazione fu rumorosa e agitata attorno agli edifici simbolo del decaduto regime ed iniziarono anche azioni di ritorsione contro quanti venivano ritenuti responsabili di soprusi ed abusi: inizia, purtroppo, un periodo di turbamento civile che si protrarrà per alcuni anni, sommando violenze e lutti a tutti quelli già subiti nel passato. Ma soprattutto fine del fascismo si sperava significasse fine della guerra, ed invece fu l’inizio della “vera guerra” per le zone non ancora liberate.
Il Maresciallo Pietro Badoglio, incaricato dal Re, prende il controllo del paese comunicando lo stesso giorno della sfiducia a Mussolini il suo Proclama: “Italiani, per ordine di S.M. il Re Imperatore, assumo il governo militare del Paese con pieni poteri. LA GUERRA CONTINUA. L’Italia, duramente colpita nelle sue provincie invase, nelle sue città distrutte, MANTIENE FEDE ALLA PAROLA DATA, gelosa custode delle sue millenarie tradizioni. Si serrino le file attorno a S.M. il Re Imperatore immagine vivente della Patria, esempio per tutti. La consegna ricevuta è chiara e precisa: SARA’ SCRUPOLOSAMENTE ESEGUITA, e chiunque si illuda di poterne intralciare il normale svolgimento, o tenti di turbare l’ordine pubblico, SARA’ INESORABILMENTE COLPITO. Viva l’Italia. Viva il Re!”.
Il nuovo governo, mentre inizia a concordare le condizioni di pace con le Autorità Alleate, si preoccupa di defascistizzare entro certi limiti e di conoscere la situazioni provinciali sotto i vari aspetti, e così anche da Teramo viene inviata una raccomandata (n.925 in data 2 settembre ’43) in cui si legge: “La situazione politica della provincia si è mantenuta nel decorso mese di agosto normale. Le restrizioni conseguenti al proclamato stato di guerra sono state accolte ed osservate con disciplina; nessun perturbamento dell’ordine pubblico; nessuna infrazione degna di particolare menzione. La popolazione di ogni ceto e categoria segue con comprensione e con simpatia l’opera del Governo Badoglio e si rende conto delle difficoltà di varia natura che esso deve affrontare e dei poderosi problemi, che all’interno e all’esterno è chiamato a risolvere. Gli elementi più in vista già appartenenti al soppresso partito fascista si sono appartati e non hanno dato luogo a rimarchi di sorta, dimostrandosi consapevoli della necessità di non turbare lo spirito pubblico in questo delicato momento della vita nazionale. Qualche impazienza hanno invece dimostrato alcuni elementi, in ispecie giovanili, già ostili al fascismo per il preteso ritardo, con il quale si vanno modificando situazioni locali e posizioni particolari nonché i segni del passato regime. Gli elementi decisamente sovversivi sono poco numerosi nella Provincia e non risulta abbiano svolta opera od azione alcuna comunque apprezzabile; ad ogni modo sono convenientemente vigilati. È in corso la sostituzione dei pubblici amministratori, che per il loro passato politico nono risultavano compatibili con l’attuale situazione, ma si incontrano non lievi difficoltà tra le persone d’ordine per la scarsità degli elementi idonei e per la loro riluttanza ad assumere cariche pubbliche e dirette responsabilità. Si è disposto allo stesso scopo un movimento di Segretari Comunali; il cambiamento delle denominazioni delle vie e piazze intitolate a fatti e uomini del fascismo; la rimozione di emblemi del cessato regime. I provvedimenti finora adottati sono stati accolti con favore. È pure in corso la revisione delle posizioni degli amministratori e dirigenti degli Enti Ausiliari, delle Organizzazioni Sindacali, etc, e proposte di cambiamenti e di trasferimenti sono state e saranno man mano formulate ai Ministeri e agli organi competenti a provvedere. Il contegno e l’atteggiamento del clero è stato corretto e intonato a spirito patriottico nonché a collaborazione con le autorità civili. I rapporti con le autorità militari ed in specie con il comando del presidio locale sono stati e sono improntati a cordialità. Notevole in molti settori un senso di stanchezza di fronte a disagi ad ai sacrifici della guerra; vive le preoccupazioni per l’imperversare e l’aggravarsi delle azioni aeree nemiche; grande la amarezza per l’occupazione della Sicilia; scarsa la fiducia in una ripresa vittoriosa delle nostre armi; diffuso il desiderio e l’augurio di una pace onorevole. Ma su tutti questi sentimenti si mantiene ancora alto e profondo, in una popolazione fondamentalmente sana, come quella di questa Provincia, l’amore di Patria ed il proposito di affrontare qualsiasi ulteriore e anche più dura prova se l’onore della Patria lo esiga e se il Governo attuale lo richieda. Numerosi gli sfollati volontari e di autorità, accolti fraternamente dalle popolazioni. Si tratta però di una massa, di cui si ignorano per lo più e per ora sentimenti ed idee, che perciò sembra opportuno seguire con qualche attenzione e cautela. La capacità ricettiva della Provincia, specie dopo il bombardamento di Pescara, può dirsi del tutto esaurita. La situazione amministrativa non offre luogo a particolari rilievi, ma le condizioni finanziarie dei Comuni per ovvi motivi sono sempre più difficili e dissestate; l’andamento dei pubblici servizi è contrastato e parzialmente ridotto nella loro efficienza dalle difficoltà del momento, non sempre superabili neppure con adatti accorgimenti; risente infine dell’assenza dei migliori elementi tra i Segretari Comunali richiamati alle armi e del sensibile stato di disagio economico, in cui versa la classe impiegatizia in genere. La situazione economica è abbastanza buona, per quanto il raccolto del grano sia stato inferiore alle previsioni e le avverse condizioni atmosferiche abbiano compromesso quelli dei foraggi e del granoturco, nonché dell’uva e dell’olivo. Regolarmente si sono svolte e si svolgono le operazioni di ammasso dei cereali. La disciplina annonaria è deficiente ed in genere mal tollerata. Il cambiamento di regime interpretato in non pochi ambienti come un ritorno alla libertà di disposizione della produzione e la diminuita sorveglianza degli organi di polizia impegnati nei servizi preventivi di tutela dell’ordine pubblico, hanno indubbiamente favorito evasioni ed infrazioni ed hanno limitata la loro repressione. Si fa ogni sforzo per ristabilire ed intensificare vigilanza e controllo.Gravi sono le deficienze nell’approvvigionamento di latte, pesce, vino e combustibili vegetali; notevoli le difficoltà nei trasporti per insufficienza di automezzi e di carburanti. Deficiente è la mano d’opera nelle industrie boschive e forestali; scarsa quella agricola; quasi nulla la disoccupazione.
IL PREFETTO”[7].

Note

[1] R. Prefettura di Teramo, 3 agosto 1938, A.S.Te, b. 51 f. 1 vers III. Tutta la documentazione d’Archivio proviene dal fondo di Prefettura-Gabinetto, versamenti III e ’89.
[2] Verbale R. Prefettura di Teramo del 6 maggio 1939, A.S.Te, b. 33 f. 2 vers 89.
[3] Comune di Giulianova, Deliberazione del R. Podestà n. 354 del 23 settembre ’39, A.S.Te, b. 33 f. 2 vers. 89.
[4] Telegramma n.273/9 di Prot. Div.IIII, Teramo 10 giugno 1940, A.S.Te b. 15 vers 89.
[5] Comando del IX Corpo d’Armata S.M. Ufficio Inform., circ. n.02/1144 di prot. P.M. 67 del 16.03.’43, A.S.Te, b. 35 f. 2 vers III.
[6] 6 Telegramma dell’Ufficio Telegrafico di Teramo, A.S.Te, b.14 f. 6 vers 89.
[7] Minuta Raccomandata Riservata del 2 settembre 1943 n. 925 Gab., A.S.Te, B. 51 vers III.

Ordinanze emanate dal Comando Militare germanico del Sud
  
Il territorio abruzzese, a partire dal 21 settembre, perde la sua libertà divenendo a tutti gli effetti territorio occupato e sottoposto alle Ordinanze ed ai Bandi tedeschi; l’alleanza che, nei piani di Mussolini avrebbe portato vantaggi economico-territoriali oltre che di prestigio all’Italia difendendola anche da una eventuale aggressione tedesca, ora consentiva alla Germania di prendere possesso dei nodi strategico-militari a tutto diritto, servendosi del pretesto di difendere assieme all’Esercito italiano il territorio nei confronti dell’avanzata degli Alleati. Il trattamento nei confronti dell’Italia e degli italiani sarebbe notevolmente cambiato improntato a gesti e proclami di intolleranza, arroganza e violenza quando i tedeschi si videro dapprima abbandonati nel conflitto a seguito dell’armistizio dell’8 settembre, poi traditi quando, il 13 ottobre 1943, Badoglio comunicò la dichiarazione di guerra alla Germania.

Ordinanze emanate dal Comando Militare germanico del Sud dal 21 settembre 1943 al 4 dicembre 19438[1]

BANDO MILITARE
In difesa delle Forze Armate Germaniche allo scopo di mantenere la tranquillità e l’ordine
ordino:
1. Tutte le armi da tiro, da caccia e relative munizioni, bombe a mano, esplosivi e restante materiale bellico devono essere consegnati. La consegna deve avvenire nelle 24 ore dalla pubblicazione della presente ordinanza presso il più vicino Ufficio di Polizia o Podestà. […]
1. Chi non ottempera all’obbligo della consegna viene punito con la morte o in casi più leggeri con la reclusione o la prigione.
2. Chi attacca o ferisce o uccide un appartenente alle Forze Armate germaniche o ad un Ufficio Germanico o comunque commette atti di violenza contro le forze di occupazione viene punito con la morte; in casi leggeri potrà essere punito con la reclusione o con la prigione.
3. Chi nasconde, ospita o comunque aiuta in altro modo appartenenti ad un esercito nemico viene punito con la morte; in casi leggeri con la reclusione o la prigione.
4. Chi danneggia gli interessi dell’occupazione germanica arrestando il lavoro senza giustificato motivo per la sospensione del lavoro stesso, chi licenzia operai o comunque disturba il normale lavoro viene punito con la reclusione prigione o multa; in casi più gravi potrà essere punito con la morte.
5. La preparazione e distribuzione di volantini di propaganda nemica è proibita e tali volantini debbono immediatamente essere consegnati da chiunque ne venga in possesso all’Unità Germanica o all’Ufficio o Comando germanico più vicino. La consegna può essere, altresì, effettuata al più vicino Podestà. Chi agisce contro tale ordine verrà punito con la reclusione o prigione ed in casi più gravi con la morte.
6. Il possesso di radio trasmittenti, comprese le stazioni radio trasmittenti degli amatori, e l’ascoltazione di tali stazioni sono proibite. Questa proibizione non si applica agli apparecchi impiegati con l’autorizzazione germanica o a quelli lasciati in possesso dei rispetti vi proprietari con l’autorizzazione di un Comando Germanico. Chi detiene illegalmente i citati apparecchi trasmittenti viene punito con la morte.
7. Chi agisce contro gli ordini delle Forze Armate germaniche o delle competenti autorità incaricate di regolare l’impiego degli operai e le condizioni di lavoro viene punito con la prigione o con la multa.
8. Ogni azione punibile secondo il diritto germanico che viene sottoposta al giudizio di Tribunali Militari Germanici viene giudicata secondo la legge germanica.
9. La presente ordinanza entra in vigore dalla sua pubblicazione.
 
21 settembre 1943
                                                                                               Il Comandante in Capo del Sud
                                                                                                 Feld Maresciallo KESSERLING
 
 

BANDO MILITARE
1. A partire da subito tutti gli autoveicoli (automobili, autocarri, motocarri e motociclette civili e militari) sono sequestrati dalle Forze Armate Tedesche; gli autoveicoli devono essere consegnati entro il 26 settembre 1943, ore 18, nella Caserma Costantini in Teramo, in ottimo stato di marcia.
[…] I trasgressori alla presente ordinanza saranno deferiti al Tribunale di Guerra tedesco.
 
Teramo, 25 settembre 1943
                                                                                             Il Comandante Militare Tedesco
                                                                                             HAMEISTER Tenente Colonnello
 
Per presa conoscenza;
Il Prefetto BRACALI


 
BANDO MILITARE N.4
Il Comando Militare Tedesco
Ordina:
1. A conferma del Bando del Feld Maresciallo Kesserling in data 1943, è fatto obbligo a tutti i detentori della immediata consegna delle armi da fuoco e munizioni […] È opportuno parimente che le armi lunghe da fuoco siano portate alla consegna visibilmente esposte e smontate. […]
2. Coloro che verranno trovati in abusivo possesso di armi da fuoco saranno puniti con la fucilazione. Identica sanzione verrà applicata ad uomini e donne, che abbiano compiuto il sedicesimo anno di età e che abitino nelle case nelle quali siano rinvenute tali armi. Le case saranno fatte saltare in aria.
3. Saranno parimente fucilati quanti a conoscenza della detenzione di armi omettano di farne denuncia ai Comandi Militari Tedeschi. Sarà altresì esaminata in modo particolare la eventuale responsabilità al riguardo dei Carabinieri, militi ed agenti della forza pubblica, ai fini della applicazione a loro carico di identiche misure di repressione.
4. E’ fatto obbligo a chiunque sia a conoscenza del luogo di ricovero di prigionieri inglesi e di altre nazionalità sfuggiti ai campi di concentramento o di lavoro di avvertirne immediatamente il Comando Militare Tedesco di Teramo o di altro comando più vicino.
5. Qualsiasi aiuto prestato a prigionieri sarà punito con la fucilazione. Se verrà accertata la eventuale connivenza da parte dei Podestà, dei carabinieri, dei Militi e degli altri agenti della Forza pubblica sarà adottata nei loro confronti adeguata sanzione. Le misure punitive potranno essere estese anche ad interi centri abitati, ove la popolazione si prestasse a tale favoreggiamento.
6. E’ parimente vietata la prestazione di qualsiasi aiuto a favore di bande armate. Nei confronti dei trasgressori o conviventi saranno adottate sanzioni identiche a quelle di cui all’articolo precedente. Quando non possano precisarsi le singole responsabilità saranno adottate misure gravissime di repressione a carico di tutti i centri abitati compresi nella zona di azione delle bande.
7. Identiche sanzioni saranno adottate nel caso di atti ostili verso militari tedeschi.
8. I possessori di apparecchi radio trasmittenti saranno puniti con la fucilazione. Uguale sanzione sarà adottata contro coloro che siano a conoscenza di tale possesso ed omettano di denunciarlo alle competenti Autorità Italiane di Polizia o ai Comandi Militari Tedeschi.
9. Il presente bando entra in vigore dopo quarantotto ore dalla sua pubblicazione.
 
Li 2 ottobre 1943
                                                                                            Il Comandante Militare Tedesco:
                                                                                                                    Cap. Küehne
 
 

BANDO MILITARE N. 6
Ordinanza circa l’ascolto di emissioni radiofoniche nemiche e la propaganda
di notizie da fonte nemica della Germania
Per il mantenimento della calma e dell’ordine ordino quanto segue:
1. Chi ascolta emissioni radiofoniche di altre stazioni che non siano quelle germaniche o fasciste e chi procura la possibilità di quanto sopra viene punito con la reclusione; nei casi più leggeri con la prigione e la multa o con una di queste punizioni;
2 ottobre 1943
                                                                                           Il Comandante Superiore del Sud
                                                                                                Feld Maresciallo KESSERLING
 


 
ORDINANZA
A protezione delle Forze Armate Germaniche e per il mantenimento della calma e dell’ordine il Comandante Superiore del Sud ha disposto quanto segue:
Par. 1. È fatto obbligo a tutti i detentori della consegna delle armi da fuoco, da caccia e munizioni, bombe a mano, esplosivi ed altri mezzi bellici. […]
Par. 2. Chiunque attenta alla vita o commetta atti ostili contro appartenenti alle forze armate germaniche o singole unità germaniche è punito con la morte ed in casi meno gravi con il carcere o l’arresto.
Par. 3. Qualsiasi aiuto prestato verso appartenenti a forze armate nemiche, sarà punito con la morte ed in casi meno gravi con il carcere o l’arresto. Lo stesso vale per coloro che ospitano od aiutano in qualsiasi altro modo appartenenti a forze armate nemiche.
Par. 4. Coloro che danneggiano gli interessi delle truppe tedesche di occupazione, sospendendo senza regolare procedimento il rapporto di lavoro, escludendo maestranze dalla loro prestazione di mano d’opera, coloro che istigano scioperi o scioperi bianchi o danneggiano in qualsiasi altro modo il buon andamento del lavoro saranno puniti con il carcere, l’arresto o pene pecuniarie. In casi gravi saranno puniti con la morte.
Par. 5. E’ proibita la stampa e distribuzione di volantini ostili contro l’interesse germanico. Questi volantini devono essere consegnati da chicchessia che ne venga in possesso, alla più vicina unità germanica, o posto di servizio o comando. La consegna può essere effettuata anche all’ufficio del Podestà. Chi non ottempera a questa disposizione è punito con l’arresto o il carcere ed inb casi più gravi con la morte.
Par. 6. E’ proibito il possesso di stazioni radio e parti di ricambio per stazioni radio trasmittenti di qualsiasi genere, ivi incluse anche le stazioni radio trasmittenti dilettanti nonché i vari accessori. Da questo divieto sono esclusi tutti coloro che posseggono regolare permesso d’esercizio da parte delle autorità militari germaniche. I contravventori saranno puniti con la morte.
Par. 7. Coloro che si mostrano ostili alle disposizioni emanate dalle autorità militari germaniche concernenti il servizio di lavoro e le condizioni di lavoro saranno puniti con il carcere o l’ammenda.
[…]
Par. 10. Chi non ottempera alle disposizioni del Comando Superiore Sud o di un posto di servizio da esso incaricato circa l’obbligo di denuncia o limitazione del soggiorno è punito con il carcere o l’arresto, sempre che non vi siano già fissate altre pene più gravi.
Par. 11. La proprietà dello Stato e quella privata sono sotto la protezione delle forze armate germaniche. Il furto o il saccheggio della proprietà altrui saranno puniti, secondo la legge di guerra, con la morte ed in casi meno gravi con il carcere o l’arresto.
Par. 12. Alla popolazione è vietata la circolazione o sosta all’infuori del proprio domicilio dalle ore 19 alle 5. Il Comando locale può fare delle eccezioni per appartenenti a imprese o industrie di interesse bellico. Le disposizioni per il coprifuoco non valgono per coloro che sono incaricati del mantenimento dell’ordine pubblico.
Par. 13. Senza ordine scritto del podestà nessun abitante può abbandonare il suo domicilio. Per evacuazioni necessita l’approvazione del comando tedesco dal quale dipende la località. I contravventori saranno puniti secondo la legge di guerra.
Par. 14. Tutte le azioni punibili secondo il diritto tedesco saranno anche giudicate secondo quest’ultimo.
Par. 15. La presente ordinanza entra in vigore con la sua pubblicazione.
Tutte le precedenti ordinanze non consone con la presente restano annullate
 
Teramo li 5 ottobre 1943
                                                                                                       Il Comandante di Campo
                                                                                                 Von ZANTHIER, Generalmaggiore
 

 
ORDINANZA
del 18 ottobre 1943 per la regolazione della navigazione costiera, pesca marittima e polizia portuaria.
Per la regolazione della navigazione costiera della pesca marittima e della polizia portuaria, d’accordo con il Ministero delle Comunicazioni Italiano.
Ordino:
1. Navigazione costiera
1. E’ vietata la navigazione costiera nella zona del comando Superiore Germanico del Sud.
2. Eccezioni per questo divieto sono concesse solamente per:
a) le imbarcazioni appartenenti alla Deutsche Wehmacht (Forze Armate Germaniche) o viaggianti per incarico di essa.
b) la pesca, di cui al paragrafo 2
c) i casi in cui venga concesso un permesso del Deutschen Marinekommando (Comando Marina Tedesca) in Italia o dagli uffici tedeschi od italiani da esso incaricati. Il permesso può essere concesso soltanto per servizi speciali.
2. Pesca marittima
a) La pesca nella zona Comando Superiore Germanico del Sud è permessa soltanto con l’autorizzazione del Deutschen Marinekommando (Comando Mrina Tedesca) in Italia. […]
 


ORDINANZA
Il Comando Supremo Militare ordina:
Par. 1 E’ proibito ascoltare trasmissioni all’infuori di quelle della radio Germanica, della radio fascista e di tutte quelle provenienti dai Paesi occupati dalle truppe tedesche. Chi ascolta o dà modo di ascoltare altre trasmissioni sarà punito con l’ergastolo, in casi leggeri con prigione e multa o con una soltanto di queste pene.
Par. 2 Chi diffonde sui giornali, fascicoli o manifestini notizie che nuocciano al prestigio del Reich o che siano motivo di agitazione per la popolazione oppure chi pubblica notizie che sono state proibite dalle Autorità Germaniche sarà punito con l’ergastolo, prigione o multa. Alla multa potranno essere eventualmente aggiunti ergastolo o prigione. Sarà punito ugualmente chi diffonde notizie concernenti il Regime del traditore Badoglio o chi fa e diffonde asserzioni che nuocciano al prestigio del Reich o che servano ad agitare la popolazione. Verranno puniti anche coloro che diffonderanno notizie false pur affermando di non prestar fede ad esse.
Par. 3 La presente ordinanza entra in vigore con la sua pubblicazione.
 
Quartier Generale 22.10.1943
                                                                                      Il Comandante Militare VON ZANTHIER
                                                                                                                  Generalmaggiore
 


ORDINANZA
Da caserme, accampamenti, scuole ed altri edifici, sono stati sottratti dalla popolazione, durante il periodo di tempo in cui detti edifici non erano sorvegliati, provviste, rifornimenti e generi alimentari di ogni specie (legumi, farina, conserve, articoli di vestiario, mobili ecc). questa sottrazione è ritenuta “saccheggio” e viene punita con la morte, in casi più leggeri con l’ergastolo o la prigione. Non sarà punito, chi, entro tre giorni dalla pubblicazione della presente ordinanza, riconsegnerà gli oggetti e le cose rubate al Podestà o li riporterà nei luoghi da cui furono sottratti. Quelle persone, presso le quali alla scadenza dei tre giorni della consegna, saranno rinvenuti oggetti e cose sottratte ai suddetti edifici, saranno deferite al Tribunale di guerra.
 
Quartier Generale, 29.10.1943
                                                                                   Il Comandante Militare: VON ZANTHIER
                                                                                                                  Generalmaggiore
 
      

Il Comandante la Piazza Militare di Teramo
ORDINA
1. Tutte le persone, residenti in provincia di Teramo, che possiedano biciclette di qualsiasi tipo da uomo o da donna, da passeggio o da corsa, in qualsiasi condizione o stato esse si trovano, hanno l’obbligo di consegnarle ai Podestà dei Comuni di rispettiva residenza, munite di un cartellino con le generalità nome, cognome e paternità e l’esatto indirizzo del proprietario. […]
6. Chi non ottempererà all’obbligo della consegna delle biciclette o le danneggerà per renderle inservibili, sarà deferito ai Tribunale Militare Tedesco e giudicato secondo le vigenti leggi di guerra.
 
Teramo 6 novembre 1943
                                                                                         Il Comandante la Piazza: SPENGEMAN
                                                                                                                                 Maggiore
 
 

ORDINANZA
Nel nome del Comandante Supremo, in complemento dell’Ordinanza del 5 10 e del 22 10 1943 si danno a conoscenza le seguenti disposizioni:
Par. 1. È obbligato alla denuncia:
a) chi è a conoscenza della detenzione non autorizzata di armi da fuoco e caccia, munizioni, bombe a mano, materiale esplosivo ed altri ordigni bellici che devono essere consegnati, oppure chi sa che tali oggetti, di proprietà sconosciuta si trovino in un determinato luogo;
b) chi è a conoscenza che una o più persone attentano alla vita di una persona appartenente alle Forze Armate Germaniche o al regolare funzionamento di un Servizio Germanico o progettano atti di violenza contro le Forze Armate Germaniche o compiono o hanno compiuto atti di spionaggi a danno delle Germania, chi conosce la persona degli attentatori o la loro dimora o comunque può contribuire a rintracciarli;
c) chi sa che appartenenti alle Forze Armate nemiche si nascondono in un luogo qualsiasi o sono ospitati o soccorsi in altra maniera. La denuncia deve essere effettuata al più vicino Comando Militare Germanico, Comando di Tappa o Presidio (Militar-, Platz-oder Orts-Kommandantur). La denuncia può anche avvenire presso il più vicino Municipio o posto italiano di Pubblica Sicurezza. Detti uffici hanno l’obbligo di inoltrare immediatamente la denuncia al più vicino
servizio Germanico, di cui alla prima linea di questo capoverso. Chi omette la denuncia è punito con la morte o la reclusione ed in casi meno gravi e per comprovata negligenza con la prigione. Ciò non è applicabile al coniuge, ai genitori, figli e fratelli di colui che è colpito dalla denuncia.
Par. 2. Per ogni soldato inglese o americano fuggito dalla prigionia di guerra e catturato da un cittadino sarà dato un premio di L. 1800 o di 20 lire sterline. Il premio lo riceveranno coloro che hanno preso il prigioniero di guerra.
Par. 3. Chi, senza appartenere alle Forze Armate Germaniche od al loro seguito e senza esserne autorizzato, veste la divisa o parti della stessa delle Forze Armate Germaniche
o del seguito delle Forze Armate è punito con la reclusione o la prigione, sempre che non vi siano fissate altre pene più gravi.
Par. 4. Chi offende le Forze Armate Germaniche o un Ufficio Germanico o appartenenti alle Forze Armate Germaniche oppure contribuisce alla loro denigrazione è punito
con la reclusione o la prigione.
Par. 5. Chi non eseguisce compiti di sorveglianza affidatigli dal Oberbefehlshaber Sud (Comandante Superiore del Sud) o dai suoi incaricati o li effettua in modo insufficiente è punito con la morte. In caso meno grave ed in caso di comprovata negligenza la pena può essere ridotta alla reclusione o alla prigione. La stessa pena sarà inflitta a chi, in carica di pubblici servizi, non eseguisce o eseguisce male comandi ed ordinanze del Comandante Supremo del Sud, o di uno dei suoi incaricati.
Par. 6. Chi sottrae e danneggia istituzioni e proprietà delle Forze Armate Germaniche, specialmente armi ed oggetti di armamenti, è punito con la morte, in caso più leggero con la reclusione o la prigione.
Par. 7. Chi copia, falsifica, o fabbrica falsamente ordinanze, documenti pubblici o certificati delle Forze Armate Germaniche, oppure chi li usa a scopo di inganno è punito con la reclusione o la prigione.
Par. 8. La presente ordinanza entra in vigore con la sua pubblicazione.
 
Luogo di Comando, lì 16.11.1943
                                                                                      Il Comandante Militare: Von ZANTHIER
                                                                                                               Generalmaggiore
                                                                                                                    
Nota

[1] Ordinanze emanate dal Comando Militare germanico del Sud, A.S.Te, b. 30 f. 3 vers. III.
Giulianova occupata e bombardata

Tornando a Giulianova, è del 3 ottobre il fonogramma, inviato dalla Compagnia locale dei Carabinieri a firma del capitano comandante Vannucchi, con il quale si comunica alla R. Prefettura di Teramo che: “il I° corrente si è stabilito in Giulianova – rione Spiaggia – un comando tedesco retto da un capitano, con il quale lo scrivente ha preso subito i necessari accordi per il servizio d’ordine pubblico e pel riarmo di quei militari di questa compagnia che, come da segnalazioni a suo tempo fatte, vennero disarmati da truppe germaniche di transito i primi giorni. In questi ultimi giorni il transito ferroviario relativo al trasporto di truppe e materiale tedesco, si è ridotto al minimo. Solo qualche convoglio di merci varie viene diretto verso Ancona. Anche il transito stradale è quasi completamente cessato, poiché è limitato al passaggio di qualche automezzo isolato. Nella giornata di ieri sono stati ricuperati dai militari di questa stazione capoluogo una mitragliatrice pesante con accessori e poche munizioni, nonché del mobilio che è stato dato in temporanea consegna all’attuale possessore. Detto mobilio proveniva da Pescara dove pare sia stato trafugato in seguito a bombardamento aereo”[1].
Lo stesso comandante comunicava che, nell’abitato del Paese, durante la notte, sconosciuti affiggevano due manifestini scritti a macchina: “Bando per gli speculatori. Coloro che in questo tragico momento approfittando della mancanza della legge, seguitano, con sempre maggiore sfrenatezza a speculare sulle sventure del popolo saranno giudicati severamente e senza pietà da un tribunale del popolo. Non sfuggiranno né gli esosi speculatori che seguitano con cinismo ad accumulare denaro succhiando le ultime atille (stille) di sangue dalle vene dei lavoratori e degli impiegati, né gli sciacalli immondi, che si riversano sulle rovine delle abitazioni per derubare le vittime di una immane tragedia. I cittadini sono pregati di annotare i nomi vergognosi di tutti questi luridi speculatori. La giustizia popolare sarà presto chiamata a giudicare.”[2] Il capitano avviava le indagini per identificare gli autori del volantino, mentre noi prendiamo atto della grave situazione economica che imperversava a Giulianova, con i beni di prima necessità che scarseggiavano dando luogo a speculazioni e alimentando il mercato nero; comportamenti riprovevoli furono compiuti da coloro che, tra le macerie o tra le case lasciate vuote dagli sfollati, si diedero allo sciacallaggio asportando mobilio, oggetti e talvolta persino gli infissi.
Il giorno successivo il Questore di Teramo Aloisio constata alcuni dei tragici effetti dello stato di guerra nella provincia su di uno dei bersagli strategici, la ferrovia: “A seguito dell’incursione aerea avvenuta stamane con mitragliamento e spezzona mento del treno Viaggiatore Giulianova-Teramo, si lamentano quattro morti e tredici feriti qui di seguito elencati […]”[3].
Treno viaggiatori colpito da aerei alleati sulla Teramo-Giulianova - Biblioteca M. Delfico, Teramo.

Il 9 ottobre il V.Brigadiere di P.S. di Giulianova comunica al Questore di Teramo la situazione del transito sia stradale che ferroviario, in particolare che: “…ieri alle ore 6 è partito per Teramo il terzo convoglio di truppe e materiale Tedesco. Fanno parte di quest’ultimo convoglio per circa il 60% militari italiani del Battaglione “M” e della M.V.S.N.[4] che durante la sosta a Giulianova hanno cantato esponendo un gagliardetto, ma senza scendere dal treno. Il Presidio Militare Tedesco di Giulianova è ieri partito, mentre quello di servizio alla stazione, (sette uomini) è andato via verso Pescara subito sostituito con un altro Comando di 5 militari proveniente da Ancona. Pure da Ancona, provengono, fin’ora i convogli tedeschi diretti a Teramo, e vuolsi che ne dovranno ancora arrivare molti. Orario treni viaggiatori immutato. Nessun incidente”. Il giorno successivo: “[…] Il Comando Presidio tedesco di Giulianova ha fatto affiggere gli stessi bandi affissi in Teramo, per le armi, l’oscuramento e le notizie radio. […]”. Le comunicazioni dei giorni successivi proseguono ad illustrare quanto avviene: “Transito stradale qualche auto e camion con trasporto di benzina; ferroviario due convogli di vagoni vuoti e carri vuoti. Alle ore 9 di ieri la compagnia di ferrovieri tedeschi è partita col treno per S. Benedetto, portando con sé quanto rimasto in questo scalo di locomotive e carri vuoti. A Porto d’Ascoli si è stabilito un Comando di stazione tedesco. Nel pomeriggio di oggi un apparecchio ad altissima quota lasciava cadere dei manifestini che sembra siano stati raccolti verso Pescara. A Giulianova è rimasto solo il Comando Tedesco di stazione e quello di presidio, in tutto circa 20 uomini […]”. - “Dalle ore 20 allo ore 23 di ieri il transito sull’autostrada si è intensificato per il passaggio di una lunga colonna di automezzi con rimorchio. Sulla strada ferrata il solo trasporto militare tedesco, avviato a Teramo allo ore 10 del mattino. Alla stessa ora due camion con militari tedeschi, alle dipendenze di un Ufficiale e con l’ausilio di un capo-squadra della milizia che faceva da interprete, si sono presentati alla caserma dei Carabinieri e dopo aver asportato le armi requisite ai civili, e quelle della caserma stessa, hanno circondata la caserma con sentinelle armate, assumendone il possesso. L’Ufficiale ha chiesto poi l’elenco dei militari di tutte le stazioni dipendenti dalla Compagnia, partendo con una macchina e con un interprete (appuntato dei CC. RR.) alla volta di Roseto ove pare non abbia rinvenuto che pochi fucili e pistole e due o tre carabinieri, mentre tutti gli altri si erano già allontanati come lo stesso hanno fatto tutti quelli di Giulianova che trovavansi fuori della caserma […]” Nella segnalazione dell’11 ottobre il V.Brigadiere dichiara: “[…] Dal Prefetto di Aquila accompagnato da un Ufficiale tedesco sono stati requisiti in Giulianova 4000 q.li di grano che partiranno nei giorni II – I2 – I3 – ottobre con treni speciali.” Il giorno seguente accade che : “Alle ore 15,30 a Giulianova all’altezza del disco ferrovia lato Ancona veniva mitragliato e spezzonato tradotta militare tedeschi causando 22 morti e 40 feriti, nonché quadrupedi e danni al materiale (sic!). Durante la serata c’è stato vasto movimento di truppa appiedati e un quantitativo di automezzi carichi di materiale e truppa, inoltre vi sono stati 8 trasporti di materiali e uomini, il materiale per lo più quadrupedi e pochi pezzi di artiglieria. I due treni viaggiatori alle ore 22,40 proveniente da Ancona e alle 3,40 proveniente da Pescara sono stati soppressi dato il mitragliamento della tradotta anzidetta. Alle ore 4,30 di stamane è stato mitragliato una tradotta tra Montesilvano e Silvi non si conoscono i particolari dato l’interruzione della linea telefonica […]”[5].
Il 13 ottobre con un radiomessaggio il Capo del Governo Badoglio trasmette la dichiarazione di guerra alla Germania provocando un inasprimento dello stato di dominazione in Italia ufficialmente iniziato con la proclamazione dell’armistizio con gli anglo-americani (8 settembre 1943). Dal Sud inesorabile procedeva l’avanzata delle truppe Alleate, mentre nell’Italia centro-settentrionale i tedeschi si attestavano come esercito occupante. Nelle zone liberate rimaneva in carica il governo Badoglio, seppure sottomesso alla supervisione del Governo Militare Alleato, mentre il resto della penisola era ufficialmente controllato dalla nuova realtà costituita da Mussolini, la Repubblica di Salò. Nelle zone ancora soggette al nazi-fascismo iniziò ad organizzarsi quel movimento policromo di opposizione che prenderà il nome di Resistenza; tutti coloro che con azioni solitarie o di gruppo, coordinati o improvvisati, più o meno armati, si opposero al dominio nazi-fascista presero il nome di partigiani. Una delle più precoci azioni partigiane è stata quella condotta a Bosco Martese, sulle montagne del Ceppo sopra Teramo.
Cartina elaborata dai Tedeschi: per circa otto mesi il fronteristagna su quella che fu chiamata la linea Gustav.
 
Gli anglo-americani, sbarcati a Salerno il 9 settembre 1943, nella seconda metà del mese erano riusciti a congiungersi con le altre truppe sbarcate in Calabria mentre l’esercito tedesco, pur arretrando, riuscirono ad attestarsi su un’efficace barriera difensiva, la linea “Gustav” cha da Cassino attraverso tutta la Campania, il Molise e l’Abruzzo, giungeva all’Adriatico. Tali posizioni furono complessivamente mantenute fino alla primavera successiva e la ritirata tedesca fu caratterizzata da notevoli distruzioni per rendere meglio difendibile la zona, e da razzie di uomini destinati a costituire manodopera per gli apprestamenti delle retrovie. Il territorio giuliese era abbastanza distante dalla linea del fronte da non essere particolarmente sconvolto dallo scontro diretto, ma abbastanza vicino da sentire il cannoneggiamento incessante, da vedersi invaso dai tanti sfollati che sopraggiungevano, da subire azioni aeree in quanto territorio di passaggio per i rifornimenti e i rinforzi tedeschi. Un documento inviato al Capo della Provincia riferisce di una delle tante incursioni aeree che si abbatterono su Giulianova, in particolare: “3/8 Segreto Ore 16 sedici corrente Giulianova (Teramo) aerei nemici numero imprecisato violentemente bombardavano ponte sul Tordino et rione Annunziata questo abitato causando un morto et un ferito fra popolazione civile et lievi danni rete stradale ferroviaria punto Ore 17,30 successiva formazione nemica venti apparecchi eseguiva azione bombardamento abitato Roseto Abruzzi (Teramo) causando cinque feriti fra popolazione civile di cui gravi et danni lievi alcuni edifici privati punto Intervento batteria germanica provocava abbattimento uno apparecchio inglese per cui decedevano quattro uomini equipaggio et procedevasi cattura di uno di esso mentre sesto datosi latitanza est attivamente ricercato punto”[6]. I primi due bombardamenti, secondo le testimonianze orali, sono ricordati in data 12 e 14 ottobre e, a seguito di quest’ultima incursione, morirono due cittadini giuliesi, Palladini Paolo e D’Ambrosio Arcangelo, colpiti mentre attendevano ai lavori nei campi vicino al ponte sul Tordino. Quella volta il singolo velivolo sganciò in rapida successione 22 bombe dirette al ponte, ma cadute ad una decina di metri dalla riva del mare.

Lapide apposta sul luogo della sciagura dalla famiglia D’Ambrosio, foto 2008 

In previsione di possibili contatti con i soldati nemici, superstiti o infiltrati-spie in avanscoperta, i Comandi tedeschi stanziano una somma di denaro per chi fornisce informazioni utili:
 
Ad ogni italiano che per primo segnalerà
ad un Comando Tedesco la precisa posi-
zione di un
aeroplano precipitato
                                                                                         – proprio o avversario –
                                                                                         sarà pagato un
                                                                                         PREMIO DI LIT. 300
                                                                                         aumentabile in casi speciali.
                                                                                         Il Comandante Germanico
                                                                                         Bekanntmachung
                                                                                         Jeder Italiener, der die ganaue Lage eines
                                                                                         Abgestürzten Flugzeuges
                                                                                         – Eigen oder feindlich –
                                                                                         als erster dem nächsten deutschen Kommando
                                                                                         meldet, erhält eine
                                                                                         BELOHNUNG von LIRE 300
                                                                                         In Sonderfällen mehr.
                                                                                         Der deutsche Befehlshaber      *[7]
 
Il 22 ottobre il Capitano Comandante della Legione territoriale dei CC. RR. di Ancona, gruppo di Teramo, riferisce all’Eccellenza il Prefetto: “L’attuale Podestà di Giulianova, De Gregoriis Cav. Giuseppe, che non ha mai curato eccessivamente i bisogni della popolazione e tutti gli altri compiti attinenti alla carica, da circa una settimana, per tema di incursioni aeree, ha addirittura trasferito il proprio domicilio fuori del comune non facendo più che sporadiche e brevi apparizioni in quel centro, trascurando così pressoché del tutto la cosa pubblica.- Ad eliminare tale grave inconveniente, specie nell’attuale momento, si propone che a commissario di quel Comune venga nominato una delle sottonotate persone, in ordine di preferenza, le quali godono buona stima e reputazione e sono tutte ritenute capaci di bene assolvere il compito che eventualmente venisse loro affidato, con unanime consenso della popolazione […]”[8].
Giunge anche in prefettura la notizia della piccola nave da guerra con cui l’8 settembre alcuni soldati italiani erano tornati dalla Jugoslavia, un rimorchiatore arenatosi nei pressi del porto di Giulianova più volte bombardato perché creduto un ausilio delle truppe tedesche: “Circa un mese fa venne attraccato in questo porto, che, come è noto è tuttora in corso di ultimazione, un rimorchiatore in completo stato di avaria, tanto da non potersi far proseguire per la sua destinazione. Detto rimorchiatore da qualche tempo è divenuto il bersaglio di continui mitragliamenti e lancio di bombe da parte degli aerei avversari. Difatti nel corso della giornata del 29 ottobre scorso hanno avuto luogo ben tre azioni aeree sul porto aventi sempre per obbiettivo il ripetuto rimorchiatore, che, peraltro, non è stato mai colpito. Stamane si è avuta la quarta azione aerea pure contro il porto e sempre a causa del rimorchiatore in parola. Ciò posto, e poiché dette continue azioni aeree, che hanno per obbiettivo esclusivamente il rimorchiatore attraccato al porto, arrecano oltre a maggiori danni alla zona della Spiaggia, continui spaventi alla popolazione, tutta già tanto provata, prego Vostra Eccellenza di esaminare se non sia il caso di interessare il Comando Germanico affinché, tenuto conto della inutilizzabilità del rimorchiatore, ridotto ad una vera carcassa, dia disposizioni al locale Comando dei genieri tedeschi per la distruzione a mezzo di esplosivo o per provocarne almeno lo sbandamento, dato peraltro che la poca profondità del mare nel punto ove è attraccato il rimorchiatore non ne consente l’affondamento essendo già arenato […]”[9].Il rimorchiatore, ancorato ad una ventina di metri dalla banchina, sarebbe stato poi affondato da due giuliesi nell’inverno del ’44; a bordo di un battello, i due raggiunsero l’imbarcazione, ci salirono sopra e tolsero i tappi di sentina per farla affondare. Ancora una volta il rimorchiatore diede prova di essere inaffondabile, infatti, causa il basso fondale, la prua con la sua mitragliatrice rimase ben visibile sopra il livello del mare. A guerra finita sarebbe giunta a Giulianova una apposita squadra di artificieri dell’esercito per recuperare e restituire alle autorità jugoslave il rimorchiatore.
Il 6 novembre Giulianova viene di nuovo bombardata: “Al Comitato Provinciale di Protezione Antiaerea. Ieri sera ore 20,30 azione aerea con lancio di bombe, di cui 3 cadute abitato Giulianova città. Risultano danneggiati 13 fabbricati. Si lamentano due morti […]. Tre feriti […]”[10]; nel fonogramma successivo si specifica: “Causa lancio bombe notte scorsa che ha danneggiato 13 fabbricati Giulianova paese popolazione est maggiormente allarmata punto Mentre assicuro est in corso da tempo sistemazione ricoveri fo presente che l’imboccatura di un grande ricovero est ostruita da due grandi botti contenenti duecento ettolitri vino appartenenti a Società Vola punto Prego V.E. autorizzarmi vendita detto vino questa popolazione che ne ha anche tanto bisogno et anche scopo rimuovere botti stesse et rendere possibile riapertura galleria et lavori necessari punto Commissario Prefettizio”[11].
Alla fine del conflitto Giulianova risulterà tra le località più danneggiate dalle azioni aeree alleate in provincia, di sicuro la più sfortunata in merito ai caduti ed ai feriti come mostra un quadro riassuntivo di tutti i comuni colpiti[12]:

 
È del 17 dicembre 1943 la seguente relazione per l’ispettore generale di P.S. e per il Capo della Provincia da parte del reggente la Questura: “1) SITUAZIONE POLITICA La situazione politica locale non desta soverchie preoccupazioni principalmente per i provvedimenti attuati dal nuovo Capo della provincia, che hanno riscosso il plauso della popolazione. Risente naturalmente dello sviluppo delle operazioni militari in Abruzzo, che interessano per i suoi riflessi anche il territorio della provincia di Teramo e ciò influisce non poco sullo stato d’animo di questa popolazione facilmente impressionabile. Si nutre tuttavia viva speranza che le truppe germaniche possano seguitare a tenere in iscacco il nemico che, in conseguenza anche della imminente cattiva stagione sarà costretto, alla fine, a segnare il passo, se non a volgere in ritirata. 2) SERVIZI PUBBLICI I servizi pubblici e specialmente quelli interessanti l’approvigionamento e l’alimentazione della popolazione, procedono quasi regolarmente. Si lamenta tuttavia la persistente mancanza di zucchero e sapone, mentre un vero senso di sollievo ha prodotto la recente distribuzione del sale, dei tabacchi e dei fiammiferi, e di ciò va data lode al solerte interessamento di S.E. il Capo della Provincia. I servizi postali e gli auto-trasporti, nell’ambito della provincia funzionano normalmente, grazie all’attività spiegata dal Capo della Provincia, ma difettano del necessario collegamento con le altre provincie esclusa Roma […] a causa delle numerose interruzioni ferroviarie provocate dalle incursioni aeree nemiche e per la requisizione di molti automezzi da parte delle Autorità Germaniche. Altrettanto può dirsi per i servizi telegrafici e telefonici che funzionano a scartamento ridotto. L’unico servizio ferroviario, che svolgevasi in questa provincia sul tratto di linea Teramo-Giulianova, è stato sospeso per i notevoli danni subiti dal materiale rotabile a causa dei bombardamenti aerei nemici. 3) ATTIVITA’ POLIZIE La Questura Repubblicana, l’Arma dei Carabinieri e quella della Guardia di Finanza collaborano con unicità di intenti e di indirizzo ciascuna nella propria sfera di competenza per il normale funzionamento dei vari servizi atti ad assicurare l’ordine pubblico ed il regolare svolgimento della vita cittadina. Si osserva, però, che l’attuale armamento dell’Arma dei Carabinieri è insufficiente, disponendo gli ufficiali ed i Marescialli di sola pistola, ed i Brigadieri ed i Carabinieri del solo moschetto e di 9 cartucce. Tenuto conto della notevole estensione della provincia e che l’attività dell’Arma si svolge talora in località isolate, assai lontane dai comuni capoluoghi, si ravvisa l’opportunità e l’urgenza che i militari dell’Arma siano, come prima, riarmati di moschetto e pistola e dotati di ricco munizionamento nonché di bombe a mano, nella eventualità anche di dover fronteggiare azioni di ribelli datisi alla macchia. 4) SERVIZIO DEL LAVORO PRESENTAZIONE ALLE ARMI Il servizio del lavoro non ha dato in questa provincia il risultato sperato, tanto che da parte del Comando Tedesco si è dovuto ricorrere al rastrellamento di numerosi elementi non precettabili per ragioni di età o per inidoneità al lavoro manuale. La chiamata alle armi degli Ufficiali e sottufficiali è avvenuta in forma pressoché totalitaria; non ancora è stata effettuata quella dei graduati e dei soldati. 5) COMPORTAMENTO DEL PERSONALE I funzionari ed impiegati di questo ufficio, compenetrandosi delle accresciute esigenze di servizio in dipendenza dello stato di guerra, attendono al proprio lavoro con passione e disciplina e meritano una viva parola di lode. Il loro comportamento sia in ufficio che fuori è irreprensibile: tutti nutrono fiducia nella ripresa vittoriosa delle armi dell’Asse e nella immancabile rinascita della Patria nostra, sotto le insegne del Fascismo Repubblicano. 6) RELAZIONI CON AUTORITA’ GERMANICHE Le relazioni con le Autorità Germaniche e con quelle locali sono improntate a grande cordialità. Si vorrebbe anzi che, nell’espletamento di indagini di polizia politica o annonaria da parte del Battaglione “M”, si mantenessero più frequenti contatti con quest’ufficio che potrebbe validamente collaborare per la sollecita definizione di varie pratiche pendenti nel supremo interesse della giustizia”[13].
Tra le carte della Prefettura è presente anche un rendiconto che attesta l’esistenza e l’entità dei campi di concentramento/internamento presenti sul territorio a dimostrazione della attività diretta a colpire gli antifascisti e tanti di coloro che venivano ritenuti colpevoli di disfattismo; il documento fornisce dati sul “numero degli internati civili nei campi di concentramento della provincia”: “Civitella del Tronto 175; Nereto 61; Corropoli 130; Isola Gran Sasso 90; Notaresco 18; Tossicia =; Tortoreto =; totale internati 474”[14].
Mussolini stesso si preoccupa degli eccessi compiuti dai fascisti inviando un telegramma a “Tutti i capi provincia Italia libera” in cui scrive: “Da troppo tempo est ormai invalso il costume degli arresti aut fermi aut prelevamenti di persone senza flagranza aut evidenti motivi et spesso non si sa chi abbia impartito tali ordini alt Tutto ciò non est repubblica né fascismo ma confusione arbitrio et anarchia alt Tutto ciò determina uno stato d’animo d’incertezza e di panico che finisce per alimentare il cosidetto ribellismo e est comunque deleterio ai fini di quella ripresa nazionale che deve essere il supremo degli obiettivi per quanti sono italiani degni ancora di questo nome alt Episodi del genere devono assolutamente finire alt Della esecuzione di questo ordine terrò personalmente responsabili i Capi della Provincia alt Assicurate. MUSSOLINI”[15].
Il 1944 si apre con una nota che il Podestà di Giulianova manda al Capo della Provincia avente per oggetto il transito delle truppe germaniche e le relative conseguenze per l’abitato: “Ritengo doveroso informare l’E.V. che da diversi giorni truppe germaniche di transito sostano, specie nelle ore notturne, in Giulianova-Lido. In dipendenza di tale sosta, occupano, forzando le porte, le abitazioni delle famiglie sfollate, causando danni di ogni sorta specie al mobilio,
e asportando poi generi e masserizie e provocando vivo malcontento e forte risentimento nella popolazione. In pochi giorni quasi tutte le abitazioni della Spiaggia sono state occupate mediante forzata apertura delle porte; molte di dette abitazioni sono state peraltro adibite a rimessa quadrupedi. Durante la loro sosta i militari si aggirano nella campagna, asportando generi alimentari ed in ispecie “salumi” presso le famiglie dei contadini. La richiesta dei generi viene fatta quasi sempre con minaccia a mano armata. Da alcuni giorni poi i militari stessi, durante la loro sosta, arrecano, specie nelle ore notturne, disturbo anche alle famiglie di Gliulianova Paese, in quanto pretendono vitto e qualche cosa di più. L’altra sera, tanto per citare un episodio, durante l’allarme per il sorvolo di un aereo, alcuni militari germanici, entrati in un ricovero, hanno costretti tutti gli uomini ad uscire dal ricovero stesso. Tutti questi abusi, come è ovvio, provocano vivo risentimento nella popolazione anche perché gli abusi stessi da qualche tempo si verificano con eccessiva frequenza e con danni non lievi per i cittadini, specie quelli della Spiaggia. Per quanto riguarda gli abusi commessi da militari germanici qui di stanza ho interessato il locale Comando di Presidio. Poiché detto Comando non ha però la possibilità di intervenire per le truppe di passaggio e dirette al fronte, in quanto le truppe stesse giungono o passano senza preavviso, sarebbe necessario, onde evitare il ripetersi degli abusi ed il conseguente accentuarsi del malcontento nella popolazione,
l’intervento da parte dell’Alto Comando Tedesco con opportune disposizioni alle truppe dirette al fronte”[16].
Al Prefetto di Teramo viene inviato anche il prospetto relativo alla navigazione costiera da parte del Comando Supremo del Sud: “Su ordine del Comandante del territorio retrostante all’Esercito è vietata la navigazione costiera e la pesca nell’Adriatico a Sud di S. Benedetto del Tronto. Verrà sparato contro tutte le imbarcazioni in movimento a Sud di S. Benedetto. Non si daranno più autorizzazione per la navigazione costiera e la pesca in base all’ordine del 18 ottobre 1943. Permessi già dati perdono subito la loro validità. Quest’ordine sarà fissato in lingua tedesca e in italiano in tutti i Comuni del litorale. Comunicare l’esecuzione dell’ordine entro il 1° marzo 1944 al Koruck. F/to Schroeder”. Il 29 febbraio 1944, viene emesso il bando del divieto: l’ordinanza ammonisce: “Contro tutte le imbarcazioni in movimento a Sud di S. Benedetto del Tronto saranno usate le armi”[17].
Quello stesso giorno segna la data della più drammatica delle incursioni aeree su Giulianova: “Alle ore 12,45 del 29 febbraio decorso, una ondata di bombardieri nemici, giunti improvvisamente sull’abitato di Giulianova Paese, sganciavano bombe di grosso calibro sull’agglomerato di case del centro, con violenza assolutamente superiore alle precedenti 48 incursioni. Fin dallo scoppio delle prime bombe e quando ancora gli aerei rombavano nel cielo, il Tenente Tentarelli Osvaldo, Comandante interinale della Comp.Carabinieri, radunati i sottufficiali e militari presenti in caserma, nonché alcuni vigili del fuoco, si portava dove ingente cumulo di macerie ancora fumanti di polvere, scheletri di case con resti di muro in bilico e persone piangenti alle ricerche di congiunti sepolti stavano a denotare tutta l’entità del disastro. Fatta sgomberare immediatamente la zona colpita, l’ufficiale provvedeva, intanto, ad estrarre dalle macerie le prime tre vittime: 1) Manocchia Francesco, fu Pasquale e fu Macellari Lucia, nato a Giulianova il 6/3/1890, ivi residente, pubblicista. 2) Di Giannuario Antonio di Diodato e di Fanì Giuseppina, nato a Colonnella il 26/7/1900, residente a Giulianova, impiegato. 3) D’Ilio Francesco di Luigi e di Maressa Maria Giuseppa, nato a Giulianova l’11/7/1933, ivi residente, scolaro, che, composti in barelle, venivano trasportati al locale Ospedale Civile. Faceva quindi iniziare il lavoro più difficile dello sgombero in profondità delle maceria stesse, sotto la minaccia dell’imminente crollo dei muri rimasti in bilico, nonché dello scoppio di una bomba, caduta a pochi metri del luogo del sinistro e rimasta inesplosa. Né tale lavoro, eseguita sotto la direzione personalmente dallo stesso Tenente Tentarelli, fu tralasciato quando il rombare cupo di altri apparecchi annunziò la seconda e terza incursione della giornata che provocò altre vittime e non indifferenti danni, specie ai rioni Annunziata e Spiaggia. Solo più tardi, l’oscurità, fattasi completa, impedì il proseguimento dell’opera. Si era provveduto nel frattempo la quarta vittima: Di Giannuario Maria Cristina fu Antonio fu Paolini Elvira, nata a Giulianova il 3/11/1931, ivi residente, casalinga. Attentamente recintata e fatta sorvegliare da pattuglie fisse di Carabinieri la zona nella notte, il lavoro veniva ripreso con rinnovata lena alle prime luci dell’alba del giorno successivo 1 marzo 1944 ed alle ore8 fu potuta estrarre la quinta vittima: Tarantelli Antonia di Ignoto e di Tarantelli Carmela, nata a Cermignano il 5/3/1922, residente a Tortoreto, girovaga. Alle ore 11 la sesta: Quintar Anna fu Luigi e fu Bellantesa Pasqua, nata a Giulianova l’8/xx/1866, ivi residente, pensionata; ed alle ore 15,15, miracolosamente ancora in vita la nominata: Salvati Elisa fu Giacomo e di Rubini Candelora, nata a Mosciano S.Angelo il 16/4/1913, residente a Giulianova, casalinga. Poco dopo i cadaveri di altre due persone non potute identificare. Provvide infine a far crollare tutti i muri in bilico, a recintare la zona, permettendo quindi ai sinistrati di accedere in essa per recuperare le suppellettili e gli indumenti sfuggiti alla distruzione […]”[18].
Come forma di soccorso nei confronti dei bombardamenti che colpivano prevalentemente, ma talvolta in misura assai imprecisa, le vie di transito oppure postazioni strategiche come ponti, porto e stazione ferroviaria, l’amministrazione provinciale decide di costruire “buche rifugio” lungo le strade nazionali: “Strada TERAMO-PENNE Vi lavorano 126 operai reclutati dall’azienda AA.SS. Sono stato costruite, a tutto il giorno 22 corrente, (ore 12) N. 370 buche su 1100. Strada TERAMO-GIULIANOVA Vi lavorano circa 120 operai (40 dell’Ispettorato del lavoro) 50 internati e 30 dell’Azienda AA.SS. Entro sabato prossimo saranno ultimati i lavori (circa 500 buche). STRADA TERAMO-MONTORIO per Km.15. Vi lavorano 52 operai dell’Azienda Autonoma SS. Sono state costruite N.100 buche su 300”[19].
Inoltre all’interno dei comuni bombardati, le amministrazioni avevano predisposto la costruzione di rifugi di pubblico utilizzo che nel caso di Giulianova furono ubicati a Piazza Monumento, Piazza Misericordia, Casa Cirillo, Casa Marcozzi, Madonna dello Splendore e Via Giuliantonio Acquaviva[20].
Dalla primavera del ’44, mentre i tedeschi organizzano la ritirata verso una nuova rete difensiva, la linea Gotica, l’occupazione diventa di giorno in giorno più inflessibile come mostra un documento recante per oggetto: “Pubblicazione di pena di morte. In riferimento alla lettera del Korück N. 854/44 v.II.3.44 e 854/44 del 3.4.44 Qui allegato vi trasmetto i manifesti sulle pene di morte. Dovranno essere affissi nei Comuni della provincia di Teramo, su edifici pubblici, porte delle chiese e altri luoghi adatto. F.to Blume”[21].
I numerosi bombardamenti/spezzonamenti alleati tesi a indebolire le retroguardie tedesche pur avendo di mira obiettivi strategici, risultavano il più delle volte imprecisi e dannosi. Un fonogramma del 14 aprile 1944 recita: “Ore 14,30 e 17,30 oggi, 14 corrente, in ondate successive apparecchi Anglo-Americani in picchiata hanno lanciato numerose bombe sui ponti ferrato e stradale sul “SALINELLO” senza arrecare gravi danni. Solo una bomba ha colpito a circa 100 metri dal ponte, il centro della Statale Adriatica. Sono stati subito iniziati lavori per riattivare il traffico. Ore 19,30 di oggi stesso, altri apparecchi probabilmente Americani, sorvolando l’abitato di Tortoreto lido, a bassa quota, hanno mitragliato alcune abitazioni civili, colpendo il piano superiore dello stabile adibito a sede comunale. […]”[22].
Una relazione sulla situazione generale di Giulianova è quella presentata dal Comandante la Legione della Guardia Nazionale Repubblicana in data 22 aprile 1944 inviata al Capo della Provincia di Teramo: “[…] Nei mesi di ottobre-novembre-dicembre sono affluiti in Giulianova numerosi comandi germanici e truppe, sistematisi nelle varie ville dell’abitato del paese. Considerevoli contingenti inoltre di altre truppe sono passati e sostati nel rione Spiaggia, anche colà sistemandosi nelle ville lasciate chiuse dai rispettivi proprietari e nelle quali i tedeschi sono penetrati forzando le porte, non di rado portando via all’atto del proseguimento del viaggio suppellettili, biancherie, mobilio, generi alimentari e rovinando le ville stesse. Alle proteste dei proprietari, in tal modo danneggiati, che si rivolgevano al Colonnello … per esporre le proprie lagnanze, effettivamente il prefato ufficiale superiore ha spesso commentato sfavorevolmente l’operato dei soldati tedeschi, mettendo in dubbio la sincerità della rinnovata alleanza, di fronte ad un modo di agire a suo dire così contrastante […]”
Indicativa è la risposta che dal Comune di Giulianova giunge in Prefettura in relazione alla attività del Cinema “Moderno” a significare come l’intento della Repubblica Sociale di Salò fosse ancora quello di promuovere azioni di propaganza: “Oggetto: impianto cinema nel territorio retrostante alla zona di operazioni. In riscontro della nota sopraindicata, confermo la precedente n.1603 del 17 corrente, assicurando che il locale Cinema “Moderno”, in seguito a richiesta di questo Comando di Presidio Germanico, viene già da diverso tempo utilizzato per la proiezione di films di propaganda con l’intervento sia dei militari germanici sia dei militari italiani che prestano attualmente servizio insieme con i tedeschi”[23].
Le preoccupazioni sulle attività dei ribelli da parte dei militari tedeschi e i conseguenti atti di controllo eseguiti di persona o tramite i fascisti locali, raggiunsero, in alcuni casi, persino i luoghi di culto come testimonia la relazione su di un “increscioso fatto” presentata alla Curia Vescovile dal frate superiore del Convento di Mosciano: “[…] Alle ore 2 di notte del giorno 23 corrente mese (aprile ’44), il Convento di Mosciano S.Angelo veniva circondato e bloccate tutte le strade di accesso da Militi Fascisti del governo repubblicano e da Carabinieri comandati dal Tenente dei Carabinieri di Giulianova. Alle cinque del mattino entravano in Convento e il Sig. xx, milite in borghese, si presentava al P. Eusebio Chiodi, unico sacerdote residente in quel Convento con un fratello laico, l’invitava a presentarsi in portineria dal Sig. Tenente il quale faceva noto al suddetto Padre di dover perquisire il Convento. Dopo breve interrogatorio il Padre, impegnato a celebrare la S. Messa a Mosciano paese vi fu accompagnato da un Carabiniere. Nella sua breve assenza i Militi perquisirono tutte le camere, naturalmente forzando le porte e scassinandone le serrature. Tornato il Padre, fu obbligato con minacce insulti e parole villane ad accompagnarli in tutti gli altri luoghi del Convento, nessuno escluso, pena la vita. In Chiesa furono cacciati tutti i fedeli, e il Padre, con minacce, fu obbligato di asportare il SS.mo per essere perquisito anche la Custodia. Il fratello laico, xx, sfollato da Orsogna, messo al muro e minacciato di morte, per la paura cadde a terra svenuto. Nella perquisizione furono sequestrati e asportati documenti manoscritti del P. Provinciale e un binocolo regalato nell’altra guerra 1918 ad un nostro religioso. Contro questo increscioso fatto elevo formale protesta invocando dalle competenti autorità, alle quali sono sempre rispettoso e ossequiente, che simili fatti non si ripetano almeno senza preavviso all’autorità ecclesiastica. Teramo Le Grazie 27.4.1944”[24]. La risposta del Prefetto fa riferimento al motivo della perquisizione e cioè “l’esistenza di una radio trasmittente clandestina” utilizzata da un ex Ufficiale ospitato per un certo tempo nel Convento il quale “vestito dell’abito dell’Ordine francescano andava in giro con un cavallo ed un calesse sottratto all’Amministrazione militare, facendosi chiamare “Fra Valentino” […] Nella camera dove egli ha soggiornato sono state rinvenute due cartine fisiche dell’Abruzzo ed un binocolo già “a fuoco” per poter osservare la nazionale Giulianova-Teramo. […] Dall’esposizione dei fatti e dalle risultanze di essi, appare chiaro e manifesto che non si poteva né si doveva evitare la perquisizione del Convento. È sommamente augurabile, per gli altri motivi di cui vi siete reso cortese interprete a nome dell’Eccellenza Monsignor Vescovo, che tali incresciosi fatti non abbiano più a ripetersi. Dal canto mio posso assicurare che, nello spirito del tradizionale rispetto delle autorità civili verso quelle religiose, nessuna azione che possa, comunque, sembrare poco riguardosa verrà compiuta, a condizione che non ricorrano, come nel caso in esame, sia pure in perfetta buona fede, prove certe e concrete di favoreggiamento da parte degli organi ecclesiastici alla delittuosa attività dei traditori e dei nemici della Patria. Con molti ossequi.
                                                                                                    Il Prefetto Capo della Provincia”[25].
                                                                                                                    
Note

[1] Regione territoriale dei carabinieri reali di Ancona, compagnia di Giulianova, fonogramma in copia, n. 79/70 di prot. del 3 ottobre 1943, A.S.Te, b. 14 f. 6 vers 89.
[2] Ivi, n. 236/22 di prot. Div 3^ del 4 ottobre 1943, A.S.Te, b. 26 f. 6 vers III.
[3] Dalla R. Questura di Teramo alla R. Prefettura di Teramo, fonogramma a mano del 4 ottobre 1943, A.S.Te, b.35 vers III.
[4] Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, istituita da Mussolini al principio del 1923, inquadrò al suo interno un’ampia parte delle squadre d’azione fasciste e fu posta sotto il controllo del Gran Consiglio del fascismo. Organo di partito, seppure con funzioni che andarono progressivamente a sovrapporsi a quelle dell’esercito, giunse ad inquadrare circa 800.000 uomini e fu impiegata nella guerra di Etiopia, nella guerra civile spagnola e nel secondo conflitto mondiale. Sciolta nel dicembre 1943, fu ricostituita da Mussolini come Guardia Nazionale durante la Repubblica di Salò.
[5] Prefettura di Teramo Gabinetto, A.S.Te, b. 14 f. 6 vers 89.
[6] Comunicazione del Comandante interinale Compagnia CC. RR. Giulianova, A.S.Te, b. 35 f. 2 vers. III.
[7] Ordinanze e Bandi, A.S.Te, b.30 f. 3 vers. III.
[8] Legione Terr/le dei CC. RR. di Ancona Gruppo di Teramo, Prot. N. 132/91-1935 Ris., A.S.Te, b. 35 vers. III.
[9] Comune di Giulianova, N. 88 Prot. Ris. del 3 novembre 1943, A.S.Te, b. 35 vers. III.
[10] Fonogramma ore 11 dal Comune di Giulianova, Prot. N. 8800 del 6 novembre 1943, A.S.Te, b. 35 f. 6 vers. III.
[11] Fonogramma ore 16, Prot. N. 8802, ivi.
[12] Prefettura, A.S.Te, b. 3 vers. III.
[13] Relazione del Reggente la Questura del 17 dicembre 1943, A.S.Te, b. 51 f. 2 vers. III.
[14] Questura di Teramo, N.06418/49 div.I^ del 19.12.1943, Risp, a N.1017 10 corr. Korük Militärverwaltung, A.S.Te, b. 26 vers. III.
[15] Telegramma n.108 parole 113 giorno e mese 23/12 ore e minuti 15/50 provenienza “X” destinazione Teramo, A.S.Te, b. 35 f. 2 vers. III.
[16] Municipio di Giulianova, N. 91 Prot. Ris. del 2 gennaio 1944, A.S.Te, b. 51 vers III.
[17] Prefettura, A.S.Te, b. 51 f. 2/1 vers. III.
[18] Guardia Naizonale Repubblicana, n.66/8 di Prot. Div.II^, Teramo 28 marzo 1944, risp. al foglio N.166/A-3 del 17 corrente.
[19] Appunto circa lo stato dei lavori di costruzione delle buche rifugio lungo le strade nazionali, Te. 28.03.’44, A.S.Te, b. 19 vers. 89.
[20] Sono questi i rifugi documentati anche se ne esistevano altri costruiti dalle persone nelle vicinanze delle loro case; si trattava di malsicure buche soggette a frane ricoperte da paglia.
[21] Bandi tedeschi, Teramo 6 aprile 1944, A.S.Te, b. 30 f. 3 vers. III.
[22] Guardia Nazionale Repubblicana, Distaccamento Ex CC. di Tortoreto, n.20/8 di prot. del 14 aprile 1944, A.S.Te, b. 35 vers. III.
[23] Comune di Giulianova Prot. N.1873 del 30 aprile 1944 risposta al foglio del 20 corr. N.4860 Div. Gab., A.S.Te, b. 11 f. 3 vers. 89. Altri cinematografi erano presenti a Giulianova: Cinema Ideal, Cinema Braga e, funzionante solo nei mesi estivi, il Cinema all’aperto “Braga”.
[24] Vescovado Aprutino, copia del 6 maggio 1944, A.S.Te, b. 35 vers. III.
[25] Perquisizione presso il Convento di Mosciano S.Angelo, riservata personale n. 6200 del 25 maggio 1944, A.S.Te, ivi.
Attività dei “ribelli” nella provincia di Teramo

Sono gli ultimi giorni della dominazione tedesca in Abruzzo, ma anche i più tristi; i comandi stranieri coadiuvati dalla “Guardia nazionale repubblicana” cercano di reperire quante più informazioni possibili sull’esistenza e sulla consistenza delle bande di “ribelli” stilando il seguente rendiconto:
 
ATTIVITA’ DEI RIBELLI
(Breve sunto delle segnalazioni pervenute fino al 24/5/1944)
 
1) ROCCA S. MARIA- Circa 40 ribelli bene armati assaltano la casa comunale, la devastano ed incendiano il carteggio d’ufficio nella pubblica via (31.3.XXII).
2) Frazione GINEPRI DI TORRICELLA SICURA- Probabilmente gli stessi partigiani penetrano nell’abitazione del procaccia postale, si fanno consegnare i sacchetti della posta e bruciano quella proveniente o diretta ad uffici pubblici dei Comuni di Valle Castellana e Rocca S. Maria (1.4.XXII).
3) FRAZIONE NERITO DEL COMUNE DI CROGNALETO- Vengono lanciate due bombe a mano nella vicinanze dell’abitazione del Segretario del Fascio ed alla porta dell’abitazione viene attaccato un biglietto contenente minacce a firma “I ribelli” (15.4.XXII).
4) FRAZIONE PIETRALTA DEL COMUNE DI VALLE CASTELLANA- Scontro tra partigiani e militari germanici italiani: restano uccisi dieci partigiani e feriti due; viene ucciso un civile e ferito un altro civile ed un sottufficiale tedesco (17.4.XXII).
5) FRAZIONE PIANO ANNUNZIATA DEL COMUNE DI VALLE CASTELLANA-Scontro tra partigiani e Guardie Nazionali Repubblicane: viene uccisa una guardia e dato fuoco al Comune (19.4.XXII).
6) BISENTI- Sulla strada provinciale Appignano-Bisenti due Guardie Nazionali Repubblicane, in contrada S. Martino a 4 km. da Bisenti, vengono fermate e disarmate da una banda armata di circa 20 persone (23.4.XXII).
7) BISENTI- Viene segnalata in località Fosso dell’Inferno, a confine col Comune di Castel Castagna, un gruppo di 7 stranieri di presumibile nazionalità anglosassone. In prossimità della contrada Rufiano è stato visto uno straniero che si dirige a Bisenti recando ostensibilmente nelle mani delle bombe tipo Breda (25.4.XXII).
8) CASTILENTI- Una decina di partigiani, bene armati, irrompono nel paese e disarmano due militi; feriscono il Segretario del Fascio e rubano i generi di monopolio presso il locale spaccio. Dopo aver sparato diversi colpi d’arma nell’abitato si allontanano alla volta di Montefino (notte del 28.4.XXII).
9) BASCIANO- Viene trovato affisso al muro esterno del Dopolavoro un manifesto scritto a stampatello a nome del “Comitato Italiano di liberazione” invitante gli uomini alla diserzione ed al sabotaggio (28 aprile XXII).
10) FRAZIONE DI POGGIO VALLE DEL COMUNE DI VALLE CASTELLANA - Segnalazioni di un gruppo di 18 ribelli (tra cui otto teramani) armati con pistole automatiche e pistole mitragliatrici tedesche, bene equipaggiati. A due militi incaricati degli accertamenti e qualificatisi per ribelli è stata accennata la possibilità di un’azione dei ribelli a Teramo allorché i vari gruppi comandati dal famigerato Capitano Bianco potranno riunirsi per agire in massa (29 aprile XXII).
11) FRAZIONE CERCHIANA DEL COMUNE DI ISOLA DEL GRAN SASSO- Segnalazione di un nucleo di una trentina di ribelli armati di moschetto, in transito lungo un sentiero al di sopra del cimitero, diretti probabilmente verso Pietracamela. Parlavano un linguaggio straniero e si presume trattasi di slavi (29.4.XXII).
12) FRAZIONE DI ALTAVILLA DEL COMUNE DI MONTORIO AL VOMANO- Segnalazione relativa a 12 ribelli che si aggirano nella zona (30.4.XXII).
13) FRAZIONE DI MONTEPAGANO DEL COMUNE DI GIULIANOVA- Vengono trovati affissi nel centro abitato manifestini murali dattiloscritti di carattere sovversivo a firma dei patrioti liberali (30.4.XXII).
14) TERAMO- Alla periferia della città vengono trovati affissi analoghi manifestini (30.4.XXII).
15) FRAZIONE CASALE S. NICOLA DEL COMUNE DI ISOLA DEL GRAN SASSO- Segnalazione di un nucleo di una cinquantina di ribelli, molti dei quali in divisa da carabinieri in transito lungo un sentiero del bosco (1 maggio XXII).
16) ARSITA- Una numerosa banda composta da inglesi, americani e badogliani che, da tempo, si aggira nella zona, disarma e s’impossessa due agenti comunali in servizio di polizia e di un milite della G.N.R. che alcuni giorni dopo vengono rinvenuti cadaveri (2.5.XXII).
17) ISOLA DEL GRAN SASSO- Segnalazione di un gruppo di un centinaio di ribelli aggirantisi nei pressi della sorgente dell’acquedotto del Ruzzo (3 maggio XXII).
18) FRAZIONE DI COLLECARUNO DEL COMUNE DI TERAMO- Due militi della G.N.R. mentre attraversano di sera l’abitato della fazione vengono fatti segno a 4 colpi di arma da fuoco. Un milite viene gravemente ferito e muore poi all’Ospedale. Lo sparatore è identificato ma sfugge alla cattura (3.5.XXI).
19) FRAZIONE DI APPIGNANO DEL COMUNE DI CASTIGLIONE MESSER RAIMONDO- Segnalazione di un gruppo di circa 150 ribelli tra cui paracadutisti inglesi, prigionieri inglesi fuggiaschi e internati fuggiti dai campi di concentramento (7 maggio XXII).
20) FRAZIONI DI MURAGLIA-PAGLIARONE E STRETTA DEL COMUNE DI MONTEFINO - Segnalazione di diversi gruppi di ribelli, composti di sette o dieci persone in abito civile, armati con moschetti e fucili mitragliatori (7.5.XXII).
21) FRAZIONI DI S. CLEMENTE E VALVIANO DEL COMUNE DI CELLINO ATTANASIO - Segnalazione di diversi gruppi di ribelli, composti di sette o dieci persone in abito civile armati con moschetti e fucili mitragliatori (7.5.XXII).
22) VILLA ROSA- Viene segnalata l’esistenza in detta zona, a pochi chilometri dal Tronto di una banda di ribelli capeggiata da un ex Capitano dei Carabinieri (8.5.XXII).
23) FRAZIONI PRETARA CERCHIANA E VARANO DEL COMUNE DI ISOLA DEL GRAN SASSO- Segnalazione di piccole bande vaganti, composte di individui armati di moschetti e fucili mitragliatori e provvisti di abbondanti munizioni (9 maggio XXII).
24) CASTILENTI- Segnalazione di gruppi di uomini armati in transito nel territorio del Comune (16 maggio XXII).
25) MONTEFINO- Una trentina di ribelli armati di pistole, moschetti e fucili mitragliatori penetra nel paese durante la notte disarma, dopo breve conflitto le quattro G.N.R. del posto ed asporta le armi e munizioni del distaccamento nonché un quantitativo di Kg.59 di olio di oliva dal magazzino dell’ammasso (17 maggio XXII).
26)  ARSITA- Una cinquantina di individui armati di fucili e di pistole penetra di sera in contrada S. Giovanni nella casa del nominato xx, ritenuto spia, lo lega e lo porta via dopo avere asportato tutte le masserizie della casa (18.5.XXII).
27) FRAZIONE CESANO DEL COMUNE DI VALLE CASTELLANA- Verso le ore 9 un gruppo di partigiani asporta parte dei grassi ammassati nel locale magazzino, ne carica tre muli e si dirige verso le località S. Vito, Leofara e Macchia da Sole dove pare abbia distribuito alla popolazione parte dei grassi asportati dirigendosi poi verso Piano Maggiore, in territorio di Civitella del Tronto (18.5.XXII).
28) FRAZIONE COLLEDORO DEL COMUNE DI CASTELLI- Nelle prime ore del mattino numerosi partigiani asportano dal magazzino del Consorzio Agrario un quantitativo imprecisato di grano distribuendolo alla popolazione ed allontanandosi poi per ignota destinazione (18.5.XXII).
29) CASTELLI- Nelle primissime ore del mattino un numero imprecisato di ribelli armati penetra nel paese, disarma ai rispettivi domicili tre militi forestali, asporta dalla cassaforte della locale Agenzia del Banco di Napoli la somma di lire 53.000 rilasciando ricevuta a firma del Comando Brigata “Giuseppe Garibaldi”, preleva e conduce seco un autista dell’Istituto Nazionale Trasporti (20.5.XXII).
30) FRAZIONE VALLE PIOLA DI TORRICELLA SICURA- Un gruppo di ribelli penetra, verso le ore 14, in una abitazione privata asportando circa sette quintali di grano (20.5.XXII).
31) CASTELLI- Circa 70 partigiani armati penetrano nell’abitato e dopo breve conflitto a fuoco con le 4 G.N.R. di quel distaccamento irrompono nella caserma asportandone armi, oggetti di casermaggio e fondi di cassa. Dai magazzini del Consorzio Agrario asportano notevole quantità di carni salate, grassi e frumento. Allontanandosi portano via con sé il Brigadiere comandante il Distaccamento della G.N.R. ed un milite che vengono poi rilasciati (notte del 22.5.XXII).
32) FRAZIONE S. NICOLO’ AL TORDINO DEL COMUNE DI TERAMO- Alcuni individui armati di pistole, che si presume siano ribelli, penetrano nell’abitazione di un mezzadro asportandone carni salate, grano, farina e formaggio (notte del 19 maggio XXII).
33) VALLE CASTELLANA- Verso le ore 22 alcuni sconosciuti, dopo avere esploso alcuni colpi d’arma da fuoco, penetrano, mediante scasso, nei locali del Fascio Repubblicano ed asportano 4 apparecchi radio, 7 fucili da caccia ed 1 macchina da scrivere (2 maggio XXII).
34) VALLE CASTELLANA- Verso le ore 13.30 nei pressi del Molino di Provenisco alcuni militi della G.N.R. in transito per servizio vengono fatti segno a cinque colpi d’arma da fuoco. I militi rispondono e perlustrano poi, con esito negativo, le località Provenisco, Mattere e Coronelle (17 maggio XXII).
35)  FRAZIONE POGGIO UMBRICCHIO DEL COMUNE DI CROGNALETO- Verso le ore14 cinque partigiani armati, vestiti da militi e qualificatisi per fascisti, penetrano nell’abitazione del Parroco, asportano una camicia e 4 metri di stoffa, domandano notizie circa la presenza di ribelli nella zona e verso le ore 16 si allontanano in direzione di Altavilla (frazione di Montorio al Vomano) portano via il Parroco che viene poi rinvenuto assassinato in località Vallone Oscuro di S. Giorgio di Crognaleto senza le scarpe, senza il portafoglio che conteneva 25.000 lire, senza l’orologio (22 maggio XXII).
36) FRAZIONE MAGLIANO DI TORRICELLA SICURA- Verso le ore 19 alcuni individui armati, che si presume siano ribelli penetrati nell’abitazione di un colono, asportano lire 10.000 in danaro, una bottiglia di olio ed un fiasco di vino (23 maggio 1944).
37) LOCALITA’ BOSCO MONTAGNA DEL COMUNE DI CASTELLI- Viene rinvenuta la salma dell’autista dell’I.N.T. portato via dai ribelli durante l’incursione del 20 maggio nell’abitato di Castelli e successivamente assassinato dagli stessi (25 maggio XXII).
38) CANZANO- Alle 18.30 tre partigiani armati penetrano nell’abitato e disarmano i militi del locale distaccamento G.N.R. aprono poi il magazzino ammasso grano del Consorzio granario e fanno asportare dalla popolazione tutto il grano contenutovi-circa un migliaio di quintali (25 maggio XXII).
39) PENNA S. ANDREA- Alcuni individui armati assaltano la caserma della G.N.R. sparando contro le finestre della stessa. Lanciano una bomba a mano contro una macchina tedesca ferma che rimane leggermente danneggiata: un soldato tedesco viene ferito da scheggia di bomba al piede. Gli assalitori si dileguano poi per la campagna (notte del 28 maggio XXII).
40) BASCIANO- Un centinaio di partigiani armati forzata la porta del magazzino adibito ad ammasso cereali, asportano e fanno asportare dalla popolazione il grano contenutovi-circa 230 quintali (notte del 29 maggio XXII).
41) MONTORIO- Verso le ore 19 in prossimità del paese, sulla via nazionale per Teramo, alcuni ribelli armati fermano 4 giovani di Montorio portandone via due trovati in possesso della tessera del P.F.R.. Il mattino successivo vengono rinvenuti i cadaveri denudati dei due giovani anzidetti a circa 5 km dal paese. Autori del duplice assassinio risultano i partigiani slavi comandati dal così detto “Capitano Mirko”(29 maggio XXII).
42) STRADA BASCIANO-BISENTI- Verso sera una macchina tedesca viene fermata da ribelli che disarmano due ufficiali tedeschi e l’autista italiano portando via i loro documenti, la macchina viene incidentata. (31 maggio XXII).
43) BIVIO DI GARRANO(Teramo)- Verso le ore 20 un automezzo tedesco in transito sulla strada nazionale diretto a Teramo viene fatto segno a numerosi colpi di arma da fuoco sparati da partigiani. Un aiutante del Battaglione “M” di passaggio su detto automezzo viene gravemente ferito e morto qualche ora dopo. Si suppone che i partigiani appartengano alla nota banda Ammazzalorso (2 giugno XXII).
44) FRAZIONE CESANO DI VALLE CASTELLANA- Durante le ore pomeridiane viene ucciso a colpi di arma da fuoco il fiduciario di quella sezione agricoltura perché trovato in possesso della tessera di iscrizione al partito fascista repubblicano (24 maggio XXII).
45) FRAZIONE COLLEDORO DEL COMUNE DI CASTELLI- Circa 50 ribelli armati di fucili mitragliatori, di qualche mitra e di fucili 91 sostano nell’abitato circa due ore, allontanandosi, poi verso la montagna senza commettere alcun abuso (1 giugno XXII).
46) TORRICELLA SICURA- Verso sera alcuni ribelli armati si presentano in casa del Commissario del Fascio Repubblicano ed asportano un fucile da caccia ed un binocolo di sua proprietà nonché una macchina da scrivere appartenente alla sezione Fascista. Allontanandosi portano via il Commissario stesso, ma lo rilasciano poco dopo (1 giugno XXII).
47) MONTEFINO- Ribelli armati, in numero imprecisato, entrano nell’abitato creando molto panico nella popolazione. Disarmano il Podestà nella sua abitazione; asportano un binocolo della casa del ricevitore postale, medicinali vari e pacchetti di medicazione dall’armadio farmaceutico del medico-condotto, una piccola quantità di tabacchi da una rivendita di generi di privativa, alcuni chilogrammi di formaggio parmigiano da un negozio di generi alimentari. Dopo di che si allontanano per ignota direzione (notte dal 1 al 2 giugno XXII).
48) FRAZIONE ROIANO DEL COMUNE DI CAMPLI- Ribelli armati asportano dall’abitazione di un contadino un mulo dell’amministrazione militare che lo stesso teneva in consegna a disposizione della G.N.R. e gli rilasciano una ricevuta a firma “I partigiani” (ore 24 del 2 giugno XXII).
49) CASTIGLIONE MESSER RAIMONDO- Tre fascisti repubblicani vengono catturati dai ribelli. Se ne ignora la sorte (2 giugno XXII).
50) FRAZIONE VILLA POPOLO del COMUNE DI TORRICELLA SICURA- Tre ribelli armati si presentano in casa di un colono e lo percuotono perché aveva dato alloggio ad un militare scelto della G.N.R. di Teramo, allontanandosi poi per ignota direzione (ore 24 del 3 giugno XXII).
51) FRAZIONE COLLICELLI DEL COMUNE CAMPLI- Tre ribelli armati si presentano in casa di un colono ed asportano un mulo dell’amministrazione militare che egli teneva in consegna rilasciandogli una ricevuta a firma “I patrioti” (ore 20 del 3 giugno XXII).
52) FRAZIONE VILLA PETTO DEL COMUNE DI COLLEDARA- Circa 60 partigiani ARMATI APRONO IL MAGAZZINO DEL Consorzio granario e distribuiscono alla popolazione il grano depositatovi (circa 150 quintali) allontanandosi poi senza incidenti ( notte dal 3 al 4 giugno XXII).
53) ROCCA S. MARIA- Viene segnalata la presenza, nella zona occidentale del territorio del Comune di nuclei di ribelli della forza complessiva di circa 800 armati che si presume attendano il momento favorevole per agire in provincia di Teramo o di Ascoli in correlazione con l’andamento degli eventi bellici i corso (5 giugno XXII).
54) S. EGIDIO ALLA VIBRATA- In località Salinello vengono collocati due alberi di gelso del peso di circa un quintale ciascuno nel centro della strada S. Egidio-Nereto e viene provocato con del filo di ferro un contatto dei fili elettrici. Ignoti gli autori dell’atto di sabotaggio che non ha causato alcun incidente (notte del 5 giugno XXII)[1].
L’ultimo rapporto del PFR rinvenuto, inviato al Segretario dal capo dei Servizi politici della federazione di Teramo, è del 7 giugno 1944, a pochi giorni da quel 13 giugno che sarà la data della Liberaizone di Giulianova. In tale documento vi si legge: “[…]In complesso, questa Federazione tiene saldamente in pugno la situazione che è fronteggiata esclusivamente perché in seno ad essa operano uomini veramente degni di fede e dotati di grande coraggio. Ribelli di ogni sorta infestano tutte le zone della nostra Provincia e agiscono genericamente in gran numero e bene armati; evitano il contatto diretto perché temono che la nostra ed il nostro armamento sia di gran lunga superiore al loro. Ma, l’una e l’altro difettano grandemente, come pure il munizionamento, per cui se qualche azione in grande stile dovesse essere intrapresa da forze avverse non si potrebbe tener testa al nemico che solo per poche ore. Comunque, ed in ogni caso, terrò duro ad ogni costo e, in eventualità di emergenza, non cederò che al completo esaurimento dei mezzi a mia disposizione. Altro, e più di questo, non potrei fare per la vittoria delle nostre armi”[2].
                                                                                                                   
Note

[1] Attività dei ribelli (breve sunto delle segnalazioni pervenute fino al 24/5/1944 XXII), A.S.Te, b.16 f. 1 vers. 89.
[2] Partito Fascista Repubblicano, N. di prot. 234: Ris. del 7 giugno 1944, A.S.Te, b.14 vers. 89.

Il Governo Militare Alleato e la prima Giunta Comunale di Giulianova
  
In prossimità dell’arrivo degli anglo-americani, le autorità fasciste iniziano ad essere latitanti e il Podestà in primis: “Comune di Giulianova. Prot. N. 16 Ris. del 15 giugno 1944. Oggetto: Commissario Prefettizio. Alla Prefettura di Teramo – Riservata. Reputo doveroso comunicare a codesta Prefettura che il Commissario Prefettizio di questo Comune, … , nel pomeriggio di domenica scorsa, 11 corrente, ha abbandonato improvvisamente questa residenza per ignota destinazione e si ha ragione di ritenere che non faccia ritorno”[1].
I tedeschi in ritirata provvedevano a far saltare in aria i ponti di collegamento e a minare le linee ferrate per rallentare quanto più possibile l’avanzata alleata provocando ulteriori paure e distruzioni. Pur non avendo a disposizione nessun documento attestante la data ufficiale della Liberazione di Giulianova dal nazi-fascismo, le testimonianze orali concordano con il 13 giungo 1944, momento in cui i primi mezzi delle Forze Armate Alleate entrarono nel territorio comunale passando sia da Grasciano sia su di un ponte militare costruito in località Mulino da Capo per attraversare il fiume Tordino.
In pochi giorni ai bandi alemanni si sostituirono quelli anglofoni, le abitazioni prima requisite dalle truppe tedesche ora venivano occupate da quelle alleate, polacchi in particolare; persino una nuova moneta, le “am-lire” iniziarono a circolare per i negozi di Giulianova.

                      


Bandi alleati, cortesia signor W. De Bererdinis

            
 “Am-lire, coll. W. De Berardinis 

Il nuovo Prefetto, in esecuzione degli ordini del Quartiere Generale del Governo Alleato Militare per la Provincia di Teramo, inizia le sue comunicazioni con le nuove autorità comunali; in particolare: “[…] Ritenuta la necessità, in relazione alla mutata situazione politica, di provvedere alla nomina della Giunta Comunale di Giulianova […]DECRETA La Giunta Comunale di Giulianova è composta dei seguenti assessori effettivi: 1) Lidio Ettorre (ebanista, comunista) 2) Amedeo Grue (insegnante, socialista) 3) Francesco Iaconi (negoziante, liberale) 4) Giuseppe De Bartolomeis (bibliotecario, partito d’azione) Funzioneranno da assessori supplenti 1) Domenico Falconi (industriale, comunista) 2) Avv. Michele D’Alfonso (Avvocato, democristiano)”[2]. Il documento reca in calce il timbro delle Forze Armate Alleate: “OFFICIAL: Allied Military Government” con la dicitura “Approved”. Nominato in sostituzione del Sig. Michelangelo Breccia, dal 21 giugno il nuovo Commissario Prefettizio è il sig. Giuseppe De Bartolomeis, il quale successivamente comunica alla prefettura quanto segue: “Tenuto conto della importanza di questo Comune e del notevole lavoro da svolgere per la complessità dei problemi da affrontare e risolvere, specie in relazione ai danni subiti da questo Centro per effetto dei bombardamenti aerei, reputo necessario che si addivenga alla nomina di un Vice Commissario, che possa coadiuvarmi nel non facile compito […]”[3].
Sempre dietro approvazione del Governo Militare Alleato e sottoscritto dal neo prefetto Giovanni Lorenzini, in data 10 luglio, viene nominato Commissario per la straordinaria amministrazione del Comune di Giulianova il Rag. Ezio Ridolfi in sostituzione del Sig. De Bartolomeis; il Sig. Gaetano Mascioli è assume l’incarico di Vice Commissario[4]. Immediatamente il giorno successivo i suddetti assieme ad altre persone, d’ordine del Comando Alleato, vengono sospesi dall’incarico. Per tale fatto è necessario provvedere subito alla sostituzione dei medesimi: il capo della banda partigiana “Giuliese Garibaldi”, il dott. Riccardo Cerulli viene nominato dapprima Commissario, il 13 luglio, poi Sindaco per l’ordinaria Amministrazione con decorrenza 1° settembre 1944, sempre dietro approvazione delle Autorità Alleate.
Dalla data della liberazione si erano formati, nei diversi Comuni della Provincia,
dei Comitati Comunali di Liberazione di cui, in data 6 agosto il prefetto Lorenzini dispone lo scioglimento per provvedere “alla nomina, previa pubblica votazione, di una Giunta comunale consultiva, nella quale dovranno essere chiamati a far parte i rappresentanti di tutti i Partiti”[5].
La composizione della prima Giunta Comunale della Giulianova liberata è la seguente: Dr. Riccardo Cerulli (Sindaco); Dr. Giuseppe De Bartolomeis (delegato del Sindaco); Ettorre Lidio (Partito Comunista), Falconi Dominico (Partito Comunista), Grue Amedeo (Partito socialista), Marà Cesare (Partito Socialista), Ciafardoni Vincenzo (Partito Liberale), Jaconi Francesco (Partito Liberale), Avv. D’Alfonso Michele (Democrazia Cristiana), Jori Umberto (Democrazia Cristiana)[6].
A causa di disguidi, incongruenze ed incompatibilità amministrative riscontrate ciascuno con le proprie ragioni, da un lato dalla Giunta, dall’altra dalla Prefettura, il Sindaco di Giulianova invia in data 6 ottobre 1944 una lettera di dimissioni della Giunta Comunale; il documento contiene, tra l’altro, una ricognizione sotto diversi punti di vista: “Nominato il 13 luglio 1944 Commissario Straordinario e il 1° settembre Sindaco del Comune di Giulianova, mi sono sforzato di normalizzare la vita del paese, assistito in un primo tempo dal Comitato Comunale di Liberazione e più tardi dalla Giunta. Ma tutti i provvedimenti, tutte le iniziative atte a risolvere gli innumeri problemi degli alloggi, dell’alimentazione, dei trasporti, hanno urtato in una resistenza passiva e qualche volta anche attiva e dichiarata delle Autorità e dei preposti ai pubblici servizi. Molte case lievemente danneggiate, che potevano essere riparate con poca spesa, come il Genio Civile aveva assicurato, sono diventate tane di topi e fomite di infezioni. Anche i pozzoni, colmi d’acqua stagnante, che emana pestifere esalazioni, non sono stati rinterrati, malgrado l’interessamento del Medico Provinciale. Parecchi sono i casi di malaria. Nessuna autorizzazione è pervenuta dalla R. Prefettura per la requisizione di ville e case scarsamente abitate. Tutti gli inviti rivolti ai proprietari hanno incontrato diniego, salvo poche eccezioni. L’Arma dei RR. CC., che aveva promesso assistenza, non si è curata di far rispettare le ordinanze comunali. Numerosi sono così i senza tetto. Anche il Cimitero è stato del tutto trascurato e la R. Prefettura non ancora provvede al rimborso per alcuni più urgenti lavori, compiuti per iniziativa del Comune, ad evitare che molti cadaveri giacessero insepolti o quasi, con le conseguenze igieniche più gravi. Il problema degli edifici scolastici non è stato neanche affrontato e solo ora sono allo studio i preventivi per le spese di restauro. […] segnalai a Sua Eccellenza il Prefetto la necessità di provvedere alla sistemazione per approdo invernale di un tratto del nostro porto, gravemente danneggiato dalle mine tedesche […]”[7].

 
Immagine fotografica del porto mentre esplodono le mine posizionate dai tedeschi
con la notazione autografa, sul retro, del dott. Riccardo Cerulli, cortesia C.M. Conte
 
La situazione politica nazionale muta repentinamente tanto da venir segnalato in prefettura da parte del Ministero dell’Interno un “Abuso di certificati di partigiani da parte di fascisti”; “Il Comando della Commissione Alleata ha segnalato alla Presidenza del Consiglio che elementi del disciolto partito fascista, dietro compenso di forti somme, cercano di ottenere, per interposta persona, documenti attestanti la qualifica di partigiani. Detti documenti, mediante cancellazione e sostituzione dei nominativi, danno la possibilità, ad elementi screditati, di atteggiarsi a patrioti e partigiani e, quindi, tornare a svolgere pubbliche attività […]”[8].
                                                                                                                 
Note

[1] Comune di Giulianova, Prot. N. 16 – Ris del 15 giugno 1944, A.S.Te, b. 33, f. 2, vers. 89.
[2] Prefettura N. 11370 Gab., A.S.Te, ivi.
[3] Comune di Giulianova, Prot. N. 18 – Ris. del 3 luglio 1944, A.S.Te, ivi.
[4] Prefettura N. 7837 Gab., ivi.
[5] Prefettura N. 9685 Gab., ivi.
[6] Comune di Giulianova, composizione dell’amministrazione comunale, N. 11370 Gab., ivi.
[7] Comune di Giulianova, Prot. N. 36 Ris. del 6 ottobre 1944, ivi.
[8] Prefettura, 15003 Gab. del 19 novembre 1944, A.S.Te, b. 3 vers. III.

Conseguenze del passaggio della guerra
  
Nonostante la fine dell’occupazione tedesca e dei bombardamenti alleati, i pericoli e le paure, seppur diminuite, non cessarono. Ora le preoccupazioni riguardavano problemi di altra entità: i frequenti passaggi di mezzi motorizzati nelle strade era causa di incidenti talvolta anche mortali[1]. Diverse le operazioni criminose contro esponenti del passato regime o dirette alle loro proprietà laddove si riteneva non fosse stata sufficiente l’azione di “epurazione” promossa dal Ministro dell’Interno a partire dal 13 febbraio 1945[2]. Per limitare tali atti, e quindi come forma di pubblica tutela, viene di nuovo istituito a Giulianova il coprifuoco da parte del Governo Alleato con la seguente motivazione addotta dai Carabinieri di Compagnia: “Poiché da qualche sera in Giulianova avvengono spari di bombe a mano e di altri ordigni esplosivi ad opera di elementi torbidi, creando così un’atmosfera di preoccupazione da parte dei cittadini, si richiede che, per ragioni di pubblica sicurezza e di ordine pubblico, l’ora del coprifuoco per il comune di Giulianova sia limitata alle ore 22, fino a nuovo ordine”[3].
Inoltre, le tante mine inesplose rappresentavano un grave rischio a cui andavano incontro soprattutto i più piccoli che vuoi per curiosità vuoi per naturale ignoranza, erano portati a raccogliere e giocare con i letali ordigni. Come testimoniato dalla attività svolta dalla neo-costituita 562a Compagnia Autonoma “Rastrellatori Mine”, reparto operante nelle tre provincie abruzzesi di Teramo, Pescara e Chieti a partire dal 18 luglio 1944 con personale militare appositamente addestrato: “si iniziò subito il lavoro per liberare dalle mine edifici pubblici, abitazioni, vie di maggior traffico, al fine di assicurare la possibilità di vita alla martoriata città di Pescara, ed a vari centri d’Abruzzo. […] Mentre la Scuola (di addestramento) forgia le nuove forze bonificatrici, gli uomini già temprati al duro mestiere, ridanno la vita a numerose plaghe infestate dal morbo maligno delle mine. […] La tecnica teutonica si è manifestata più feroce che altrove nell’infestare di mine la linea ferroviaria adriatica, il cui ripristino è di grandissima importanza per l’economia del Paese. Le mine sono state allogate nei posti più impensati, sotto le rotaie, ai lati delle scarpate, sotto le traverse. Le difficoltà per la individuazione e per la rimozione sono, perciò, grandissime. […]A tutto il 31 marzo 1945 la Compagnia presenta il seguente stato di servizio: n.174.133 mine rastrellate; n.145.341 mine distrutte; n.698 bombe d’aereo rastrellate; n.800 tonnellate d’esplosivi recuperate. Perdine: caduti n.22; feriti n.51”[4].
Un prospetto numerico degli infortuni verificatisi in seguito ad esplosioni di mine e altri ordigni di guerra lasciati dal nemico nel territorio della provincia di Teramo dalla liberazione al 1 giugno 1945 viene stilato dal Questore di Teramo Palazzi: “Sesso maschile: morti 11, mutilati 9, feriti 30. Sesso femminile: morti 1, mutilati -, feriti 5. Minori anni 18 sesso maschile: morti 6, mutilati 5, feriti 18. Minori anni 18 sesso femminile: morti -, mutilati 1, feriti 4”[5].
Nel mese di maggio il Commissario Straordinario di Giulianova richiede una squadra di rastrellatori “facendo peraltro presente che in questo Comune, oltre alla rimozione di mine, occorre procedere alla rimozione di altri ordigni esplosivi tra cui circa quintali 13 di munizioni nella Colonia Sacchini in Via dell’Ippodromo e circa sessanta bombe da apparecchi nella Colonia Di Bonaventura nella stessa Via dell’Ippodromo”[6].
I diversi comuni inviavano intanto in Prefettura i resoconti sulle “brutalità commesse dai tedeschi e dai fascisti” dietro richiesta proveniente dal Ministero dell’Interno con la circolare del 9 maggio 1945: “Il Ministero dell’Italia occupata ha impartito alle DL.EE. istruzioni per la raccolta e la comunicazione di dati e documentazioni relative alle atrocità commesse nel territorio nazionale dai nazi-fascisti dopo il 25 luglio 1943 […]”[7]. Ad esempio questo è, in sintesi, il rapporto inviato dal vicino Comune di Mosciano Sant’Angelo: “In territorio di questo Comune i tedeschi più che brutalità, commisero furti di ogni specie”, bestiame (maiali, vacche, muli, pecore), galline, carri agricoli, formaggi, salumi e prosciutti, biancheria, biciclette e quanto potevano dalle residenze dei più facoltosi[8].
Più drammatica la relazione proveniente da Giulianova:
 
COMUNE DI GIULIANOVA
PROVINCIA DI TERAMO
-------------------------
 
Prot. N. 3310
Giulianova, lì 11 luglio 1945
Risposta a nota N. 9796 del 2 corrente – Div. Gab.
OGGETTO: Brutalità commesse dai tedeschi
Alla R. PREFETTURA TERAMO
 
In riscontro alla nota sopra indicata, trasmetto le richieste notizie sulle brutalità commesse dai tedeschi nel territorio di questo Comune:
1°) Nei mesi di ottobre e novembre 1943, profittando dell’assenza di numerose famiglie, costrette ad abbandonare in gran fretta le proprie abitazioni a causa dei violenti bombardamenti aerei e quindi impossibilitate a trasportare altrove la mobilia, truppe tedesche di passaggio, dirette al fronte, dopo aver forzate le porte di moltissime abitazioni, asportavano mobili e masserizie dalle abitazioni in parola.
2°) In data 11 gennaio 1944 il locale Comando di Gendarmeria Germanica, senza alcun processo nemmeno sommario, fucilava il giovane Alleva Vincenzo, di Paolo, di anni 29, sorpreso, a quanto sembra, a raccogliere dei fili della rete telefonica tedesca. Il cadavere, a cura dello stesso Comando Militare Tedesco, venne tumulato nelle immediate vicinanze della Villa Migliori di questo Abitato, sede del ripetuto Comando, il quale, peraltro impedì l’accesso nel luogo dell’esecuzione anche a persone di famiglia del defunto. Solo dopo diversi giorni il Comando stesso consentì alla famiglia di rimuovere il cadavere per essere tumulato nel Cimitero.
3°) Nel gennaio 1944 truppe germaniche demolivano con mine i due moli del porto; il fabbricato del Mercato all’ingrosso del pesce ed il fabbricato della “Casa del Pescatore.”
4°) Nei giorni 10, 11 e 12 giugno 1944, durante la ritirata, truppe tedesche asportavano a n. 135 contadini bestiame da lavoro e carri agricoli. Negli stessi giorni asportavano anche un rilevante numero di biciclette e di veicoli con cavalli.
5°) Il 12 giugno 1944 militari germanici in ritirata si presentavano dal Sig. Pultrone Flaviano, fu Domenico, di anni 57, chiedendogli di consegnarli il cavallo. Avendo il Pultrone fatto presente che non possedeva alcun cavallo, uno dei militari lo uccideva con un colpo di fucile.
6°) Nei giorni 11, 12 e 13 giugno 1944 truppe tedesche in ritirata demolivano con mine tutti i ponti della rotabile e della ferrovia “Pescara Ancona” nonché quelli lungo la strada per Teramo.
7°) Il 13 giugno 1944 truppe tedesche demolivano con mine la “segheria” di proprietà del Sig. Sechini Silvio, in Via Cupa, e diversi altri fabbricati. Nello stesso giorno, ugualmente con mine, danneggiavano gravemente il fabbricato dell’Albergo “Lido”.
IL COMMISSARIO PREFETTIZIO[9]
 
Altri quadri riassuntivi, relativi al territorio di Teramo:
 
LEGIONE TERR/LE DEI CARABINIERI REALI DEGLI ABRUZZI
Gruppo di Teramo
-------------------
 
N°128/88-2 di prot. Div.III^
Teramo, lì 24/11/1945
Risp, al foglio n.12488 del 12/10/u. a.
Oggetto: Caduti e feriti in azioni partigiane e rappresaglie fasciste.
 
ALLA REGIA PREFETTURA DI TERAMO
Si comunicano qui di seguito i dati richiesti:
- Caduti in azioni partigiane                             48
(di cui 3 militari dell’Arma ed 8 civili slavi)
- feriti in azioni partigiane                                15
- Caduti per rappresaglie nazi-fasciste            48
(di cui un internato civile inglese)
- feriti in rappresaglie nazi-fasciste                  18
(di cui due ex prigionieri alleati)
 
IL MAGGIORE COMANDANTE[10]
 
ELENCO DELLE VITTIME DEI TEDESCHI IN PROVINCIA
COMUNE DI ATRI: Martella Francesco fu Giovanni, socialista (ucciso barbaramente nella propria abitazione). Fiorella Costantini di Guarino, di anni 13 (deflorata in contrada Fontubale)
COMUNE DI BISENTI: Digiutti Domenico, Digiutti Gaetano, Digiutti Candida (uccisi incendio della loro abitazione)
COMUNE DI CAMPLI: Di Marcangelo Domenico ucciso. Flamini Giovanni, Errante Giovanni, Misiconi Nicola, Ciafardoni Vincenzo, Durante Giovanna (mitragliati e feriti mentre si recavano al lavoro nei campi)
COMUNE DI CASTEL CASTAGNA: Di Gialleonardo Pietro di Domenico, Di Gialleonardo Luigi di Domenico, De Antoniis Antonio di Massimo (trucidati mentre erano intenti ad arare)
COMUNE DI CASTILENTI: Di Michele Giuseppe, Di Michele Alfonso (fucilati per rappresaglia, le loro abitazioni furono fatte saltare con dinamite)
COMUNE DI CERMIGNANO: Due persone di cui si ignora il nome furono uccise il 12 giugno 1944
COMUNE DI CORTINO: Liberatore Lorenzo, Liberatore Domenico, De Dominicis Alfonso, Olivieri Antonio, De Camillis Luigi, Marini Alfredo, Di Matteo Domenico (barbaramente trucidati), De Dominicis Domenico,Catalli Giuseppe (feriti)
COMUNE DI FANO ADRIANO:Consorte Fiorino di Gaetano-ucciso
COMUNE DI GIULIANOVA:Alleva Vincenzo di Paolo, Pultrone Flaviano fu Domenico (fucilati)
COMUNE DI ISOLA G. SASSO: Agnani Antonio fu Giuseppe (fu bruciata la sua casa)
COMUNE DI PIETRACAMELA: Fu mitragliata la popolazione civile
COMUNE DI PINETO: Furono quivi effettuati molti saccheggi
COMUNE DI ROSETO ABRUZZI: Furono effettuati molti scassinamenti, razzie ed incendi
COMUNE DI S. EGIDIO V.: Monsignori Giovanni (ucciso mentre accudiva ai lavori dei campi)
COMUNE DI ROCCA S. MARIA: Furono fucilate diverse persone in uno scontro tra tedeschi e partigiani
COMUNE DI TERAMO: Marcozzi Luigi fu Domenico, Cipro Antonio di Pietro, Chiavone Bruno di Umberto, Durante Carlo Emidio fu Guerino, Di Berardo Antonio fu Donato, Parabella Amedeo fu Filippo, Vagnoni Cesare fu Pietro (fucilati il 13/05/1944)
COMUNE DI TORRICELLA S.: Dott. Capuani Mario di Francesco, De Iacobis Luigi fu Berardo (fucilati).
 
Nel periodo successivo alla avvenuta Liberazione della provincia teramana, sostano per diverso tempo a Giulianova soldati delle forze armate alleate, specie polacchi; naturalmente stanchi e provati, alcuni di questi militari mostravano intolleranza e arroganza nel chiedere, tra l’altro, vitto ed alloggio. Talvolta segni di insubordinazione portavano a episodi di scontro come quello accaduto il 2 settembre 1945: “[…] alcuni militari polacchi, fra cui due Ufficiali, hanno tentato di investire, a bordo dell’autovettura condotta da uno di essi, un Vigile di servizio in piazza Caduti per la Libertà, che portava, quale contrassegno, il bracciale rosso con la scritta “Polizia Urbana”. Ripetutamente, detti militari si sarebbero diretti con l’autovettura, a grande velocità, verso il Vigile, il quale sarebbe riuscito a salvarsi, per vero miracolo. Presenti al fatto sarebbero stati molti cittadini pronti a testimoniare l’atto inconsiderato commesso dai militari medesimi. Premesso quanto sopra, prego codesto Comando di voler adottare quei provvedimenti che riterrà del caso, affinché non avvengano più incidenti del genere che suscitano, ovviamente, profonda impressione nella popolazione. Con l’occasione, si ritiene opportuno chiarire che il colore del bracciale portato dai vigili urbani non ha alcun significato politico”[11].
Sempre in relazione al soggiorno dei militari polacchi a Giulianova e al protrarsi della loro sosta, in un documento del 20 giugno 1946, timbrato e sottoscritto dal Capitano comandante la compagnia dei Carabinieri locali, si legge: “In data di ieri molte abitazioni private occupate da polacchi partiti da Giulianova sono state lasciate libere ai singoli proprietari i quali hanno manifestata tutta la loro contentezza per essere rientrati nella piena e completa disponibilità delle proprie case. Senonchè, nel pomeriggio di oggi, si è recato nel mio ufficio un capitano polacco comandante di un piccolo nucleo tuttora in Giulianova Centro pretendendo che io immettessi nell’alloggio dell’ avv. De Marco Flaviano, sito in Giulianova Spiaggia, un determinato numero di militari polacchi che dovrebbero trasferirsi da Giulianova Centro, dove già occupano altre abitazioni. Ho fatto comprendere, con buoni modi, all’indicato capitano e ciò anche in seguito a vive proteste fattemi preventivamente dall’ avv. De Marco che ciò non poteva essere da me autorizzato, mancando il prescritto ordine di requisizione.L’ufficiale ha obiettato che ciò non occorreva perché fino a ieri hanno alloggiato in casa De Marco polacchi ora partiti. Mi risulta che il detto avvocato deve alloggiare nel proprio appartamento suoi parenti che si recheranno a Giulianova per la cura del mare della quale abbisognano in seguito a malattie sofferte. Mi risulta ancora che le poche truppe polacche rimaste in Giulianova centro tendono a trasferirsi tutte in Giulianova Spiaggia per la cura del mare generando viva apprensione tra le famiglie che già avevano concessa ospitalità forzata alle truppe partite.
 

Soldati polacchi presso la villa Giuseppe Trifoni cortesia signora Maria-Adelaide Trifoni
 
Di tanto ne rendo edotta V.S. significando che non è improbabile possano verificarsi incidenti tra civili e polacchi. Comunque non manca in proposito la mia vigilanza e quella del personale dipendente”[12]. Una ulteriore conferma è il documento del 3 luglio 1947 in cui il Sindaco riferisce: “[…] comunico che in questo Comune vi sono state per il passato diverse occupazioni da parte delle truppe alleate – in particolar modo di quelle polacche – e non regolarizzate con atti di requisizione […]”[13].
Talora gli incontri furono particolarmente felici, infatti alcuni soldati in transito sposarono ragazze del posto formando una famiglia e restando per il resto della loro vita a Giulianova connotando l’anagrafe comunale di cognomi polacchi come Retko, Mrozek, Lelov e altri. Gli accampamenti polacchi fungevano da attrazione per i bambini che rimanevano incantanti a guardare i carri armati e i mezzi blindati; mentre le ragazze rimanevano incantate dal generale Anders, figura alta e slanciata, biondo dai modi eleganti.
Altro fenomeno cha ha interessato il territorio comunale di Giulianova, soprattutto la periferia, è stato quello dello sfollamento; la popolazione proveniente in massa, per lo più dal pescarese, fuggiva dalle zone più soggette al bombardamento aereo e cercava ospitalità nei casolari di campagna o veniva alloggiata nei luoghi pubblici, specie scuole. In molti casi gli sfollati restarono anche dopo il passaggio del fronte, determinando ulteriori difficoltà per le amministrazioni comunali: “assicuro che entro pochi giorni sarà provveduto allo sgombero dei locali della Scuola Media degli sfollati tuttora allogativi: sfollati che saranno sistemati in altro fabbricato all’uopo riparato dall’Ufficio del Genio Civile.” Questo è quanto fa sapere l’allora sindaco, Ins. Amedeo Grue, al provveditore agli studi di Teramo in data 11 settembre 1946, in prossimità della riapertura dell’anno scolastico[14].
 

Sfollati in visita alla famiglia Nanni in Villa Trifoni, cortesia Signora Nidialka Nanni
 
Il ricordo della ospitalità offerta dalle famiglie giuliesi in quegli anni difficili è stato custodito e onorato
da molti sfollati che negli anni successivi alla guerra sarebbero tornati nelle case dove erano stati accolti a porgere rinnovati ringraziamenti. Così avvenne in quasi tutte le abitazioni interessate dal fenomeno e l’unica immagine fotografica di una di queste visite è stata rinvenuta nel vecchio e prezioso album di famiglia della signora Nidialka Nanni.
                                                                                                                    
Note

[1] Cfr. A.S.Te, b. 23bis vers. III.
[2] Ministro dell’Interno, Prot. N. 1050 Gab., Roma 13 febbraio 1945, A.S.Te, b. 26 vers. III.
[3] Cfr. Legione Terr. dei Carabinieri, Compagnia di Giulianova, N.243/1 di prot. div. 3^ del 11.04.’45, A.S.Te, b. 2bis vers. III.
[4] 562° Compagnia Autonoma “Rastrellatori Mine”, Prot. N. 365/2, A.S.Te, b. 23bis vers. III.
[5] Prefettura, A.S.Te, ivi.
[6] Comune di Giulianova, N. 710 di prot. del 10 febbraio 1945, A.S.Te b. 26 vers. III.
[7] Ministro dell’Interno, Gab. Prot. N. 16695/3538 del 9 maggio 1945, A.S.Te, b. 26 vers. III.
[8] Comune di Mosciano Sant’Angelo, Prot. N.228 del 28 gennaio 1945, A.S.Te, b. 26 vers. III.
[9] Comune di Giulianova, Prot. N.3310, A.S.Te, b. 30 f. 5 Vers III.
[10] Prefettura, b. 23 vers. III.
[11] Prefettura N. 11582 Gab del 5 settembre 1945, A.S.Te, b.51 f. 2/3 vers. III.
[12] Legione Territoriale Carabinieri, Compagnia di Giulianova, N.51/21.1945 Ris., A.S.Te, b. 51 f. 1/s vers. III.
[13] Comune di Giulianova, N. 5054 di prot., A.S.Te, b. 16 vers. 89.
[14] Comune di Giulianova, Prot. N. 6855 risposta alla nota N. 5263, A.S.Te, b. 51 f. 2/3 vers. III.

Conclusioni

L’epilogo di questo resoconto documentario vuole rappresentare l’inizio di un circolo virtuoso che lega gli atti pubblici e formali alle indagini dell’anno passato basate su testimonianze, note ed appunti di coloro che hanno vissuto direttamente le tante circostanze ripercorse nel presente lavoro. La specificità dello studio di fenomeni contemporanei è proprio l’essere ancora a metà tra il ricordo vivo e il dato inerte; le due edizioni andrebbero così lette in stretta connessione in un fecondo rimando di compiutezza. Molte volte il documento “attesta ufficialmente che”, mentre la testimonianza orale “ci racconta come e perché”, l’uno è immobile e silenzioso tra le mura di un Archivio, l’altra è loquace, vivente e colma di emozioni nelle parole degli anziani: l’uno il corpo, l’altra il cuore della storia di quegli anni.
Andrea Palandrani

Biblioteche a Giulianova

Biblioteca civica “Vincenzo Bindi”
Corsa Garibaldi, 14 - tel. 085/8003395 Giulianova Città
Numero dei volumi catalogati: 23.000
Settori: abruzzesistica, libri antichi, arte, filosofia, emeroteca
Lasciti: Bindi (opere generali) - De Lucia (abruzzesistica) - Mercante (filosofia)
Orario: 9-12; 15-18,30; sabato 9-12,30


Biblioteca del Centro Culturale “San Francesco”
Piccola Opera Charitas
Via Ruetta Scarafoni, 3 - Giulianova Città - tel. 085/8003677
Numero dei volumi catalogati: 12.000
Settori: emeroteca, storia, filosofia, letteratura, storia delle religioni e della Chiesa
Orario: 8-20


Centro Servizi Culturali della Regione Abruzzo
Via I. Nievo, 6 - Tel. 0858003508 - Fax 08580027108
Orario: dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13, dalle 15 alle 18 (orario invernale) e dalle 16 alle 19 (orario estivo); sabato dalle 9 alle 12.
Il Centro di Servizi Culturali della Regione Abruzzo, istituito con L.R. 6 Luglio 1978 N. 35, opera nei territori comunali di Giulianova, Roseto, Mosciano Sant’Angelo, Bellante, Morro D'Oro e svolge promozione culturale concorrendo alla formazione ed alla realizzazione della persona umana mediante una effettiva partecipazione alla vita della comunità del comprensorio.


Biblioteca Padre Candido “Donatelli”
Inaugurata il 27 maggio del 1995, la Biblioteca “P. Candido Donatelli” è riuscita progressivamente a ritagliarsi un ruolo assolutamente rilevante nella realtà culturale non solo giuliese. L’attivismo e l’entusiasmo degli operatori della quarta biblioteca cittadina (Direttore dott. Sandro Galantini; bibliotecari dott. Piera Fagnani e Alfonso Di Felice) hanno fatto sì che la raffinatissima struttura, fortemente voluta dall’allora Superiore del Convento dei Cappuccini P. Serafino Colangeli, divenisse un punto di riferimento importante per studenti, operatori culturali e studiosi non solamente locali.
Orario biblioteca:dal lunedì al venerdì con orario 10-13 e 15-19; il sabato dalle 10 alle 13.

Giulianova, la Posillipo d'Abruzzo

Giulianova (Te) Abruzzo - Italy. Gli ingredienti sono quelli classici dell’Abruzzo più bello: spiagge tranquille, immensa e pulita sabbia, dolci colline immerse in verde ecologico che offrono una panoramica su un mare dai mille colori. Su una di queste colline e sul suo declivio è situata Giulianova Paese con la sua allegria, con i suoi musei,  monumenti, pinacoteche e biblioteche, chiese e santuari, il suo verde, il suo mareQuesta località balneare oltre a sottolineare ciò che di Giulianova è giustamente noto, permette al turista e al residente, di scoprire molte prospettive ancora poco conosciute.
 
 
Torna ai contenuti | Torna al menu