Giulianova e i suoi scrittori. La nuova pubblicazione di: Palandrani Andrea - Abruzzo... una regione da vivere e... da scoprire.

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Giulianova e i suoi scrittori. La nuova pubblicazione di: Palandrani Andrea

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La rassegna delle pubblicazioni di opere librarie da Scrittori & Storici di Giulianova
 
Indice Storici & Scrittori giuliesi - Andrea Palandrani
Memorie di prigionia. testimonianze e documentazioni sui soldati di Colleranesco di Giulianova (Te)
Prefazione dell'autore, Andrea Palandrani
Anche in qualcosa di piccolo può celarsi un grande inizio, eravamo nel 1997 quando ha visto la luce il primo volumetto storico edito in occasione dei Festeggiamenti in onore di San Giuseppe a Colleranesco.
Siamo giunti alla decima edizione di un appuntamento editoriale il cui crescente plauso gratifica il primo Comitato festa, l'attuale Associazione San Giuseppe, gli autori e la cittadina tutta. Le prime sei edizioni sono state realizzate dal riconosciuto e stimato storico Sandro Galantini che, come me, percorre strade a ritroso, silenziosi viottoli della memoria per rintracciare fruttuose uscite agli albori del presente.
La tematica trattata nella passata edizione aveva proposto le testimonianze dirette degli ex-prigionieri dell'ultima guerra, allora o oggi residenti a Colleranesco; quest'anno ho tentato di sopperire alla incolmabile mancanza dei diretti protagonisti attraverso  testimonianze indirette: visione e lettura di ruoli matricolari, di lettere, di cartoline, di fotografie; compiendo interviste ai parenti che avevano ascoltato quelle memorie di prigionia. Nell'ambito della terribile esperienza vissuta, ho inserito le poche notizie reperite anche su coloro che purtroppo non hanno mai potuto riferire ad alcun familiare la fine degli anni migliori avvenuta in campo di battaglia o di prigionia; così come ho raccolto informazioni su quelli che sono tornati ammalati dalle zone di combattimento, morti poi a causa del forte sconvolgimento fisico ed emozionale subito.
Ancora una volta il presente volumetto è stato realizzato soprattutto per merito dei membri dell'Associazione San Giuseppe, volontari collaboratori che di casa in casa, di azienda in azienda, di negozio in negozio, visitando Colleranesco e dintorni, consentono di approdare a questa gradita pubblicazione oltre che alla realizzazione dell'intero palinsesto dei Festeggiamenti con le sue innumerevoli iniziative.

Un racconto a mo’ di introduzione
Un icosaedro, due pile scariche, alcune matite, una lettera che attende una dovuta risposta, alcuni libri e un diario malconcio degli anni della guerra. In mattinata ho quasi conosciuto il bisnonno dal quale ho preso il nome di famiglia, un vecchietto magro e arzillo, sorridente sotto ad un gran paio di baffi affusolati; nonno Pietro aveva quasi ottant'anni mentre io ancora non ero nato. Ma poche ore fa, sotto un sole campestre, sono stato in una delle scoperte di questa tecnologica ed avanzata società, un ricovero, o, come preferisce la coscienza collettiva, una casa di riposo per gli "ormai stanchi anziani":
 “Nonna” Splendora Cinthi (vedova di Igino Iampieri) è un po' la nonna di tutta la mia cittadina, Colleranesco, e lei vive qui, dall'alto dei suoi novantaquattro anni, eppure quasi nessuno sembra vederla. Ho avuto il profondo piacere di conoscerla per via di alcune mie ricerche sugli episodi della Seconda Guerra Mondiale nei nostri paraggi. Accompagnato dal nipote, dopo i primi cordiali saluti, lei, tenendomi le mani, mi ha chiesto di chi fossi il figlio: ho tentato di presentarmi, ma non è bastato il riferimento a mio padre, neppure il certo ancoraggio a mio nonno Peppe dal momento che l'attenta Splendora  ha risposto  "…chi sarebbe, Peppe il figlio di Pietro!" Mio nonno più che ottantenne tornato figlio e il mio bisnonno tornato in vita. Succedono di questi miracoli conversando con le passate generazioni. D'un colpo mi sono visto, negli occhi di Splendora rivolti ai suoi ricordi, posto accanto e a confronto col mio bisnonno di cui avevo visto soltanto qualche fotografia da piccolo e più di ogni altra quella esposta sulla lapide; ne avevo sentito parlare come è ovvio che fosse, ma pur sempre come si trattasse di ricordi interrotti. Splendora lo aveva chiaro in mente da giovane, lo sentiva parlare e passare con il carro sotto casa sua, lo sentiva vivo e chiaramente sempre a lavoro nei campi, vigile amante del tempo a cui affidava i suoi sette figli. La nostalgia è figlia del tempo, il passato  rimpiange, nel presente, se stesso e forse il mio bisnonno sarebbe stato fiero di me, contento di raccontare le sue scelte più dure e le sue gioie più calde ad un nipote che porta il suo stesso cognome, una parentela che mi ha lasciato in dote con chissà quali indoli genetiche. Sarebbe banale dire che mi manca quando non l'ho mai conosciuto, e invece oggi è come se fosse nato dentro di me Nonno Pietro e sulle sue tracce inizio un nuovo viaggio nel tempo.
MEMORIE DI PRIGIONIA (II parte)
Testimonianze e documentazioni sui soldati di Colleranesco prigionieri o deceduti durante la Seconda Guerra Mondiale, di ANDREA PALANDRANI
Natale Bonaduce di Pasquale e Rosa Crocetti [Foglio caratteristico e matricolare n.25430: Soldato di leva classe 1903. Allievo Carabiniere a piedi volontario Legione Allievi per la ferma di anni tre lì 28 marzo 1922. Tale nella Legione di Chieti lì 27 ottobre 1922. Tale nella Legione di Bari lì 19 gennaio 1925. Tale partito per le Isole dell'Egeo ed imbarcatosi a Brindisi lì 1 maggio. Tale sbarcato a Rodi (Egeo) lì 4 maggio 1928. Ammesso alla rafferma annuale con decorrenza 28.8.34. Ammesso alla rafferma di un anno con decorrenza dal 28.3.35. Appuntato in detto lì 30 giugno. Ammesso alla rafferma annuale con decorrenza dal 28.3.36. Mobilitato in dipendenza dell'attuazione delle Disp. per l'esigenza A.B. perché dislocato nelle Isole dell'Egeo lì 22 agosto 1935. Tale cessa di essere mobilitato per smobilitazione lì 1 agosto 1936. Ammesso alla rafferma annuale con decorrenza dal 28.3.37. Tale nel gruppo autonomo di Rodi (Egeo) lì 1 settembre 1937. Cessa dalla rafferma volontaria contratta nel R. Esercito e trasferito nel Corpo della polizia Coloniale con il grado di guardia Scelta assumendo la ferma di anni tre a datare dal 20 dicembre 1937. Tale nella Polizia Africa Italiana ed assegnato alla Questura di Asmara lì 1 gennaio 1938. Tale in territorio dichiarato in stato di guerra, catturato prigioniero dalle FF. AA. alleate in....Rimpatriato e giunto al Centro Alloggio di... Collocato a riposo lì 8 ottobre 1946]. La nipote, la signora Mirella Bonaduce, conserva con cura le fotografie militari dello zio Natale, l'una scattata ad Antimachia, l'altra ad Asmara, un'altra a Massaua (come riportato sul retro). Il signor Domenico Pica, anche lui ex-prigioniero di guerra in mano agli alleati, ricorda di essere stato assieme a Natale nel presidio italiano di Asmara, in Africa Orientale. Natale raccontava di essere stato catturato dagli inglesi e di aver trascorso il suo periodo di prigionia in Africa e poi, dopo lo sbarco anglo-americano in Sicilia, di essere stato impiegato nei lavori delle retrovie mentre l'VIII Armata di Motgomery risaliva la penisola sul versante adriatico. Quando anche l'Abruzzo è stato liberato, il 13 giugno la prima camionetta alleata è entrata a Giulianova transitando nei pressi di via Mulino da Capo, Natale è stato lasciato libero di tornare a casa.
Giuseppe Catini di Emidio e Gambella Maria [Foglio caratteristico e matricolare n.2446: Soldato di leva classe 1905 Distretto di Teramo quale rivedibile lì 30 aprile 1925. Deve rispondere alla chiamata della classe 1906, chiamato alle armi e giunto nel 80° Rgt Fanteria lì 15 aprile 1926. Caporale in detto, trasferito al 291° Rgt Fanteria per scioglimento del Rgt. Caporale maggiore in detto lì 15 gennaio 1927. Mandato in congedo illimitato lì 30 settembre 1927. Tale arruolato volontario per la Libia con ferma di anni due a decorrere dalla data d'imbarco (Disp.Min.666/52/s del 11.4.40) lì 19 ottobre 1940. Tale partito per la Libia ed imbarcato a Napoli lì 1 maggio 40. Tale sbarcato a Tobruk lì 6 maggio 1940. Tale nel Deposito del 21° Rgt Genio e destinato al Battaglione Carratori per la Libia lì 5 maggio 1940]. Uno tra i figli di Giuseppe, il signor Dino Catini, ci rievoca la vicenda militare del padre. Sul finire del 1939, Giuseppe aveva deciso di partire come lavoratore volontario per la Libia, impiegato nel Genio civile per la costruzione di opere pubbliche; aveva lasciato a casa la moglie e tre figli. Quando nel giugno del '40 Mussolini dichiara guerra alla Francia e all'Inghilterra, nelle colonie italiane vengono progressivamente arruolati anche i liberi lavoratori. Giuseppe, nonostante fosse sempre stato contrario al fascismo e alla guerra, non ebbe scelta e venne assegnato all'80° Reggimento Fanteria. Passano pochi giorni e si ritrovò con un fucile in mano a sparare in azioni di guerra (ottobre 1940). Giuseppe ricordava in modo particolare una battaglia in cui rimasero uccisi tantissimi soldati italiani e lui assieme ad altri riuscirono a salvarsi fingendosi morti; mentre stava disteso, sentì un soldato ferito lì vicino e, rivolgendosi ad un commilitone, gli chiese di aiutarlo a portarlo via. In preda al panico l'amico pensò solo a fuggire, mentre Giuseppe si mise in spalla il ferito e iniziò a trascinarlo; purtroppo dopo un centinaio di metri spirò. Passano diversi mesi di guerra e Giuseppe verrà catturato dagli inglesi nel corso dell’inverno '41, probabilmente nell'offensiva di El-Alamein e diceva di essere stato fortunato, perché l'altro destino sarebbe stato di rimanere uccisi in combattimento data la netta superiorità bellica degli Alleati. Quasi tutto il periodo della prigionia Giuseppe lo trascorre in India, a Nuova Delhi; nonostante il duro lavoro, la detenzione in mano agli inglesi fu buona, mangiava spesso anche la carne e inoltre i prigionieri italiani venivano invitati ad imparare l'inglese su manualetti gratuitamente distribuiti. Giuseppe sarebbe stato rimpatriato il 19 agosto 1946 e in memoria dei luoghi che aveva attraversato in quei 7 anni, avrebbe chiamato le sue successive figlie l'una Derna, l'altra Adele. I militari dislocati nei vari territori di operazioni, avevano la possibilità di comunicare tra di loro per mezzo di cartoline postali per le forze armate distribuite ed inviate a spese dello Stato. Eccone sotto una che attesta lo scambio epistolare delle reciproche posizioni e alcune notizie di massima tra Giuseppe e il carabiniere Domenico Recinelli.
Foto di famiglia. Camillo in ginocchio con Agostinella

Camillo D'Ambrosio di Agostino ed Elisabetta D'Antonio [Foglio caratteristico e matricolare n.8159: Soldato di leva classe 1907 Distretto di Teramo. Chiamato alle armi e giunto  lì 30 aprile 1927 nell’11° Reggimento Fanteria. Mandato in congedo illimitato lì 7 settembre 1928. Concessa dichiarazione di aver tenuto buona condotta e di aver servito con fedeltà ed onore. Mitragliere]. Di fronte alla incompletezza del foglio matricolare, è  la figlia di Camillo, la signora Agostina D'Ambrosio, a raccontarci come il padre sia partito per rispondere alla chiamata alle armi prima del 1941, diretto dapprima a Bari e poi forse in Sardegna; trascorsero quindi tre anni senza ricevere alcuna notizia. Intanto Camillo era stato, successivamente all’8 Settembre 1943, trattenuto e imprigionato dai tedeschi in un campo al Nord d'Italia. In quegli anni Agostina cresceva senza nulla sapere di suo padre, tanto che quando fortunatamente tornò a casa e la madre gli disse: "vai incontro a papà", la piccola Agostina, timorosa ed esitante, non riuscì a correre verso quell'uomo che non riconosceva. La moglie fece fermare Camillo all'inizio delle scale per farlo subito spogliare poiché era pieno di pulci e di altri parassiti, oltre ad a nascondere forti malori allo stomaco; Camillo non poteva salire così come era conciato, aveva tre figlie piccole ad attendere un abbraccio di un genitore che non vedevano da tanti anni. La fame era l'assillo quotidiano e il più duro da superare; durante un giorno particolare, era Natale o forse Pasqua, Camillo ed altri prigionieri raccolsero le bucce delle patate gettate da una signora vicino al campo in cui erano rinchiusi. Camillo disse a chi stava con lui… "o ci vai, o ci vado a prenderle", alla fine si arrischiò lui senza per buona sorte essere visto dai tedeschi. Camillo fu trattenuto in territorio italiano e non fu deportato in Germania, rilasciato quando le truppe di Hitler abbandonarono l'Italia durante la primavera del 1945.
Flaviano Lupidii di Giuseppe e Giulia De Ascentis [Foglio caratteristico e matricolare n.8168: Soldato di leva Distretto di Teramo classe 1907. Allievo guardia di finanza di terra nella Legione Allievi lì 19 aprile 1927 di Messina e poi nella Legione Territoriale di Palermo per variazioni di circoscrizione. Mandato in congedo illimitato per fine ferma lì 19 aprile 1930: concessa dichiarazione di aver tenuto buona condotta e di aver servito con fedeltà ed onore. Mobilitato per esigenze speciali ed assegnato al 139° Battaglione CC.NN. lì 26 agosto 1939. Tale imbarcato a Napoli sul Piroscafo Lombardia lì 10 ottobre 1939. Tale sbarcato a Tripoli e destinato nella zona di "Sars Saralaulli" lì 13 ottobre 1939. Tale inviato in licenza straordinaria per un mese lì 30 gennaio 1940. Tale rientrato al corpo per ultimata licenza lì 6 marzo 1940. Tale in zona di operazioni lì 11 giugno 1940. Tale prigioniero per eventi di guerra lì 24 gennaio 1941. Catturato prigioniero dalle FF.AA. alleate in Africa Settentrionale ed internato in India lì 24 gennaio 1941. Rimpatriato e giunto al Centro Alloggio di Napoli lì 5 febbraio 1947... Inviato all'infermeria presidiaria di Chieti e dimesso con gg. 60 di licenza di convalescenza lì 1 aprile 1947. Smobilitato lì 1 luglio 1947. Buon mitragliere e segnalatore. Contrasse tefatomegolia in India. Ha partecipato dal 11.6.40 al 24.1.41 alle operazioni di guerra svoltesi in Africa Settentrionale col 135° Battaglione CC.NN. mobilitato. Campagne di guerra 1940-41]. La moglie, la signora Argentina Calvarese, ci racconta in maniera accorata e cortese che Flaviano aveva fatto il servizio militare da finanziere in Sicilia, era stato congedato e appena tornato si era sposato; ma nel 1939 fu richiamato alle armi e mandato in Africa dove fu preso prigioniero dagli inglesi e portato, alla fine, in Australia (Tasmania) su di una nave in cui erano stipati circa in seimila. Tornò a casa dopo 7 anni, nel febbraio 1946, compiendo un mese di navigazione. Il ricordo più assillante di quel periodo era la fame patita; il pasto quotidiano era fatto di bucce di patate e ogni tanto qualche osso di animale da succhiare in mezzo ad una brodaglia. Appena catturati, i soldati italiani furono costretti a percorrere logoranti trasferimenti, incatenati a coppie e in precarie condizioni; capitava che alcuni non ce la facessero, ora per la fame ora per gli stenti. Infatti, durante uno spostamento, il prigioniero legato con Flaviano cadde a terra stremato e lui si chinò su quel corpo esanime, tentò di rialzarlo e di farlo camminare ancora, gli cadeva tra le mani e ovviamente la manovra bloccava la marcia degli altri prigionieri in fila. Le guardie che li scortavano rimproverarono Flaviano ordinandogli di fermarsi, lo sciolsero dal moribondo al quale tocco in sorte di essere ucciso con una pallottola a bruciapelo, poi si riprese la marcia e purtroppo di soste del genere ce ne furono tante altre. La coscienza di Flaviano sarebbe tante volte tornata a quel drammatico episodio, a quel colpo esploso a pochi centimetri, a quelle vite abbandonate nel deserto. Dopo l'intera tragedia di prigionia vissuta, un'altra lo attendeva a casa dove sia la moglie che il figlio erano sventuratamente morti in due diversi episodi: il piccolo Alfonso durante una visita al santuario di San Gabriele, mentre la signora Dorotea Barone - che Flaviano aveva conosciuto in Sicilia durante il militare, l'aveva salvata da un incendio e poi l'aveva sposata e portata a Colleranesco - era stata investita da un camion sulla Nazionale per Teramo, il giorno 3 febbraio 1946 proprio davanti all'attuale Chiesa. In quell'incidente persero la vita anche la moglie e la nipote di Altobrando Nanni (il fattore dei Trifoni), la signora Settimia Leoni e la signorina Lidia Marsili; in ricordo di questa sciagura che sconvolse tutta Colleranesco e che ancora oggi suscita tristi sensazioni, furono apposte due croci. Lo sciagurato autocarro travolse "lu scappavia" (il calesse) alla cui guida si trovava Altobrando con a fianco la moglie, mentre le due nipoti, Lidia Marsili e Giulietta Campetti, erano sedute dietro; da ottimo autista quale era stato durante un periodo di lavoro svolto in Africa, Altobrando aveva sentito un rumore irregolare alle sue spalle dove il camion andava sbandando, e in maniera preventiva aveva deciso di accostare sulla destra, accanto ad un gruppo di persone appena uscite dal Dopolavoro i quali poterono schivare il mezzo impazzito, riportando solo leggere contusioni. Il calesse, invece, fu colpito in pieno e sobbalzato in avanti, scaraventando le vittime a notevole distanza e lasciando senza vita lo stesso cavallo. Poco più avanti si trovava Dorotea la quale era stata a cercare proprio la cara amica Settimia e fino a due minuti prima l'aveva attesa davanti casa (Dorotea e Settimia, l'una siciliana l'altra umbra, avevano condiviso questa eguale lontananza dai rispettivi luoghi di nascita e le aveva portate a stringere un legame affine alla fratellanza); la famiglia Nanni era stata a trovare la figlia Nidia nel collegio di Roseto e mentre era di ritorno fu travolta da quel camion che però non concluse lì la sua corsa, infatti, uscendo di strada, investì anche la signora Dorotea mentre teneva per mano il figlio Sebastiano Lupidii che, di soli nove anni, si salvò ma ancora oggi ha gli occhi ed il cuore pieni di commozione nel ricordare l'impressionante episodio: accanto alla strada Nazionale esisteva allora un fossato nel quale Dorotea spinse il figlio per poi gettarcisi sopra quasi a proteggerlo, salvandogli la vita, ma sacrificando la propria.
Gaetano Malatesta di Enrico e Carmine Nepa [Foglio caratteristico e matricolare n.8784: Soldato di leva classe 1908 Distretto di Teramo quale rivedibile lì 9 gennaio 1928. Chiamato alle armi e giunto nel 157° Reggimento Fanteria lì 30 aprile 1928. Mandato in congedo illimitato lì 5 ottobre 1929. Richiamato alle armi e giunto presso il 516° Battaglione T.M. lì 15 dicembre 1942. Ha partecipato dal 25.1.43 al 2.2.43 alle operazioni di guerra svoltesi in Balcania (territori ex jugoslavi); ha partecipato dal 3.2.43 al 8.9.43 alle operazioni di guerra svoltesi in Balcania (territori greci ed albanesi) con il 516° Btg T.M.  Ha titolo all'attribuzione dei benefici per essere stato prigioniero dei tedeschi dal 8 settembre 1943 al 8 maggio 1945 trattenuto dalle FF.AA. alleate fino al 6 settembre 1945. Campagne di guerra 1943-44-45]. Tra la documentazione che con cura il nipote Dino Cervellini conserva, troviamo il modulo di domanda di indennizzo per riduzione in schiavitù, lavoro forzato, danni alla salute o morte, nel quale possiamo leggere la dichiarazione che Gaetano produsse nel 1999: "In data 8 settembre 1943 sono stato catturato dai tedeschi mentre mi trovavo in territorio greco quale militare appartenente al 516° Btg Mobililitato. Sono stato condotto in Germania a Berlino e assegnato allo Stammlager III A con numero di matricola 113828. Sono stato costretto a svolgere lavori forzati in condizione di schiavitù presso i magazzini militari tedeschi, dovevo preparare ed aggiustare pacchi viveri per i militari tedeschi. Lavoravo moltissime ore al giorno, senza riposo; da mangiare mi veniva consegnato un solo pasto al giorno che consisteva in una porzione di patate oppure una tazza di brodo di carote. Lavoravo sotto sorveglianza, venivo maltrattato e picchiato. La sera prima di rientrare in baracca venivo perquisito, poi chiuso a chiave fino al mattino successivo. Premetto che le ore di riposo erano poche perché lavoravo dal mattino presto, dalle sei alle undici di sera. Dopo circa un anno sono stato condotto a lavorare in una officina meccanica che produceva armi da guerra. Lavorano in qualità di tornitore e svolgevo anche altre mansioni come le pulizie. Anche in fabbrica le condizioni di lavoro erano durissime, l'alimentazione era scarsa e insufficiente così qualche volta raccoglievo bucce di patate nelle discariche dei rifiuti per mangiarle, ma bisognava fare molta attenzione perché una volta sono stato scoperto e mi hanno picchiato. Successivamente sono stato portato a scavare le postazioni per piazzare le mitragliatrici. Al lavoro lungo e duro qui si aggiungeva una temperatura rigida, neve, ghiaccio, senza scarpe e senza potermi coprire poiché non avevo vestiti per ripararmi dal freddo. Le condizioni igienico sanitarie erano precarie, non potevo provvedere alle pulizie personali ed infatti sono stato contagiato dagli insetti (pidocchi e pulci) e da eczema alla pelle. Al momento della liberazione ero ridotto in uno stato di grave debilitazione fisica quale conseguenza della denutrizione e delle condizioni di lavoro forzato." Gaetano è stato catturato in Grecia e deportato in Germania (Berlino); prigioniero dal settembre 1943, è stato liberato nel mese di maggio 1945 ad opera dei militari russi; il rimpatrio è avvenuto a Settembre nel Centro di accoglienza del Brennero.
Alfonso Di Pasquale di Pasquale e Splendora Calvarese [Foglio caratteristico e matricolare n.12630bis: Soldato di leva Distretto di Teramo classe 1908. Chiamato alle armi e giunto al presidio militare di Taranto lì 12 febbraio 1928 e congedato lì 10 marzo 1930 (marinaio). Richiamato alle armi lì 10 settembre 1935 e congedato lì 7 settembre 1936; richiamato dalla seconda Legione Milmart Spezia lì 1 ottobre 1942 e trasferito al distretto militare di Fabriano].  Alla assenza di dati nel foglio matricolare sulle circostanze di cattura di Alfonso, cerca di venire incontro la testimonianza del nipote, il signor Pasquale Di Pasquale, il quale ricorda soltanto che lo zio era stato catturato dagli inglesi e condotto in un campo di internamento in Inghilterra dove fu impiegato in lavori agricoli.
Carlo Nazziconi di Francesco e Speranza Camaioni [Foglio caratteristico e matricolare n.13391: Soldato di leva classe 1909 Distretto di Teramo. Riconosciuto il titolo a ferma per l'art.81n.2 del Testo Unico sul reclutamento 5-8-1297 n.1437. Non ammesso a detta ferma per mancanza del requisito dell'istruzione premilitare lì 10 novembre 1928. Trovasi nelle condizioni previste dal n.5 dell'art.4 del R.D.L. 3.11.28 n.2430. Chiamato alle armi e giunto lì 26 aprile 1930 nel 1° Reggimento Radiotelegrafisti Compagnia di Cagliari. Parificato a Roma lì 22 gennaio 1931. Ricoverato all'ospedale militare di Cagliari lì 27 aprile 1931. Dimesso lì 29 maggio. Inviato in licenza str. di gg. 90 per convalescenza. Mandato in congedo illimitato per fine ferma lì 1 settembre 1931. Concessa dichiarazione di buona condotta e di aver servito con fedeltà ed onore. Richiamato alle armi e giunto al sesto Rgt Genio lì 14 giugno 1940 tale trasferito alla 76a Compagnia Telegrafisti Mobilitata lì 27 agosto 1940. Imbarcatosi a Bari sul piroscafo "Viminale" e sbarcato a Durazzo lì 6 settembre 1940. Tale in zona di operazioni, tale trasferito al Deposito 15° Rgt Genio Chiavari lì 30 giugno 1941. Ricoverato in ospedale militare da campo n.80 lì 14 novembre 1942. Dimesso lì 28 dicembre 1942. Geniere scelto presso la 76ª Cpg Telegrafisti lì 21 maggio 1943. Catturato dai tedeschi in Grecia lì 13 settembre 1943 e condotto in Germania. Liberato dalla prigionia e rientrato in Italia lì 8 settembre 1945. Concessa licenza straordinaria di rimpatrio di gg.60. Nessun addebito può essere elevato in merito alle circostanze della cattura ed al comportamento tenuto durante la prigionia di guerra come da verbale della Commissione Interrogatrice del D.M. di Teramo in data 10.1.46. Collocato in congedo illimitato lì 8 novembre 1945. Contrasse malaria terzana matrigna mentre trovavasi in zona di guerra il 14.11.42. Ha partecipato dal 28.12.40 al 25.4.41 e dal 28.12.42 al 8.9.43 alle operazioni di guerra svoltesi in Balcania (territori greci-albanesi) con la 76ª Cpg Telegrafisti Mobilitata. Campagne di guerra 1941-43-44-45]. Nel modulo di domanda di indennizzo per riduzione in schiavitù, lavoro forzato, danni alla salute o morte di un figlio, possiamo leggere la dichiarazione che Carluccio produsse nel 1999: "Sono stato preso prigioniero dai militari tedeschi in data 13 settembre 1943 in territorio greco (Giannina) quale militare appartenente al 76ª Comp. Telegrafisti mobilitata. Sono stato condotto in Germania, sono arrivato alla stazione di Füstenbergh ed ho percorso diversi chilometri a piedi fino a raggiungere lo Stammlager III B Gepruft - Baracca n.36, matricola da internato n.319844. Sono stato costretto a svolgere lavori forzati e sono stato condotto a lavorare in fabbrica. Non ricordo il tipo di produzione in quella fabbrica, però ricordo che iniziavo la mattina molto presto, dalle 2 alle 10 di sera. Mangiavo saltuariamente, una volta ogni 2 o 3 giorni mi veniva data solo una tazza di brodo di carote, o una porzione di patate con circa 100 grammi di pane. Ho lavorato per un breve periodo anche in agricoltura. Raccoglievo patate e caricavo le casse sui camion. Poi andavo nei boschi a tagliare gli alberi e a fare la legna. Lavoravo a temperature molto rigide, neve, ghiaccio e sotto la pioggia, senza calzare scarpe e con qualche straccio addosso. A causa dell'alimentazione scarsa e insufficiente mi sono ridotto in un grave stato di deperimento avendo perso molti chili, infatti pesavo circa 40 Kg. In data 10 agosto 1944 sono stato condotto insieme ad altri militari a lavorare in Polonia. Dovevo scavare fosse anticarro, con l'utilizzo di picconi e pale. Il lavoro era durissimo, venivo sorvegliato e perquisito dai militari tedeschi, maltrattato e picchiato senza motivazioni. Venivo costretto a lavorare anche quando avevo la febbre da malaria (contratta nei Balcani). Non mi veniva concesso nessun riposo." Sono tante le testimonianze delle dolorose vicende della prigionia del padre Carlo che il figlio, Francesco Nazziconi, conserva con rinnovato affetto ed emozione. Tra lettere spedite e ricevute dal campo di prigionia e buoni del campo di concentramento, soldi tedeschi e documenti militari, Carlo conservava anche un umile quaderno sul quale, con delicata grafia, ha annotato alcuni avvenimenti a partire dalla cattura fino agli ultimi periodi trascorsi in Germania. Carlo aveva imparato a leggere e scrivere andando a lezione dal maestro Biagio Michitelli assieme ai suoi fratelli e quando è partito militare ha portato con sé questo piccolo quaderno di fogli bianchi e una matita con la quale avrebbe poi riempito pagine di tanti difficili momenti vissuti e trascritti. Ho tentato di raccogliere il messaggio di questo “diario di guerra”, ho trascritto il più e tradotto il meno possibile dal dialetto all'italiano. La scrittura è sicuramente raffinata e i contenuti rivelano momenti nascosti della vita di prigionia…
1943 = 1 Il Giorno 13 settembre 1943 siamo stati presi da Arta tutto il presidio sono andati a Filippias e appena sono arrivato mi sono accorto che era lasciati lorologio sulla mia camera attaccato davanti alla mia branda sono rimasti tutto dispiaciuto che era un dono della mia moglie poi (lanotti sono dormiti) lasera sono mangiati pomodore e carne insalate e sono dormiti sotto una machina esone incominciati la prigionia […]
[…] Il giorno 3 siamo partiti da florini col treno e non si sapeva dove si andava. Giorno 8 siamo arrivati a Belgrato dentro i vaconi da bestiame eravamo messi come animali 50-40 per ogni vacone ammangiare si vedeva ogni tanto non si faceva altro che mercato nero per mangiare.
e per tirare avanti e per la strata Giorno 9 diceva che ci portava in Italia e invece camino camino fu arrivata in questa disgrazia Germania che in Austria le donne ci buttava uva mele e tutti a piancere vedento a noi quel siste ma,  e Il giorno 10 fui entrato proprio in Germania donne bambini e uomini ci guardava così male sarebbe potuto amazarci ci sarebi amazzati. Il giorno 11 alle ore diece fermato in una stazione e furadonati di darci amanciare ci diede un mezzo litro di aqua loro la chiama … zuppe ma era tutta aqua. Giorno 12 nende. Zuppe assecche sempre in camino col treno. Il 13 alla sera alle ore undici si arriva alla stazione di Fusteberghe. 
e li si scende ci inquadra a tutti e allora mette in cammino unatre un chilometro si arriva nel campo di concentramento den tro ai ritigolati e li appena si arrivi ci diete un po' di zuppe pane margherita e poi ci porta dentro ai baracche per dormire e li cispetta a dormire per terra che non cera posti un freddo da cane sempre insieme al mio com pagno Monachese Egeo Il giorno 14 pure stati li allo stesso posto contrapelle e nientaltro. Il giorno 15 lo stesso lavore. Il giorno 16 raduno tutti noi e chiedento che qualora voleva andare volontario io dicento più presto morire qui dentro non volontario su quattro mile … ci sto cento volontario li più impecille usci fuore e allora fu messe di una parte. 
10 e noi da un'altra dicento che loro volontario che era tratto molto diferente danoi non impotro lascii fare. […].
11 […] amangiare ere appene trequarti.
12 di un litro appene e 300 Grame di pane Giorno per Giorno si muriva di fame diminuire sempre Il 13 del 11,43 - some riusciti dallospedale che pesave forse nonpiù di 40 chilo ero deventato un pezzo di legno e quel Giorno some rientrato alla baracca 36 e la Il Giorno 19 abbiamo andati affare legna con un fredde damorire epoche manciare […].
14 […] la mia contentezza e stata 14-3-44 avenuti notizie da casa che tanto aspettavo […].
16 […] la matina del 29 ci porta al lavoro a fare trechelometro di distanza per fare Buche quando fu verso alle dieci fuincominciata assentire mitraglie in-cin-quanda cariche poche dope …… tutti insieme e così i russi si erano molto avvicinati e ci spostarono via da… senza prendere nemmeno un fazzoletto della nostra robba … incamino c'era quasi un mezzo metro di neve e si fece notte camino camino fu incontrati una casa di contadino c'era un fienile Grosso e ci metti dentro a dormire uno sopra l'altro la mattina del 30 fu ripartito molto presto camini tutta la giornata senza farce nemmeno un bicchiere d'acqua la sera ci ha messo dentro una grossa baracca e ci ha fatto cucinare cinque patate a ciascuno e ne più e poi Il 31 ripartiti di nuovo in cammino […].
18 […] era Meglio di morire che stare là con un filone di pane otto persone diviso e appena dieci grammi di marcherino e formaggino si scendeva giorno per giorno […] Il giorno 17 marzo ci passa tutti civile e io sono andato a … e laggiù si stava un po' miliore ma tutti le notti allarme due tre volte alla notte tristi giorni quasi tutti le notti sotto rifugio ormai eravamo stufi abbastanza […].
19 […] non si poteva andare a lavorare e noi tutti ritornati al campo verso le dieci un grosso combattimento vicino noi quasi tutti a rifugio si usciva solamente per mangiare e niente altro infatti più stavo e più si avvicinava il combattimenti […] fino la mattina del 23 fino alle dieci e poi sono venuti i camerati russi a liberare da quel maledetto rifugio e subito ci ha mandati via da là […].
20 […] siamo ripartiti e siamo ritornati a Berlino di nuovo la mattina abbiamo dormito dentro una casa tutta scassata. […]. Oggi siamo partiti da qui Fustelvalde e questa sera Iebescot e non c'era posti per dormire e siamo fatti una baracchetta … e questa notte siamo fatti una bella bagnato che pioveva sopra […].
21 […] Oggi Giorno 24 un'altra bella novità la più bella che abbiamo avuti tutti la nostra prigionia dicendo che giorno 27 incominciava la nostra partenza per rimpatrio, infatti oggi 27 siamo partiti tremila. Oggi 29 ne sono partiti altri duemila io non ci sono capitato e poi oggi 1.9.45 un'altra partenza e ci sono capitato anche io […].
Nel settembre 1944 gli Internati Militari Italiani furono "civilizzati", cioè gli ex-prigionieri furono trasformati in "liberi lavoratori", senza più l'obbligo di tornare a dormire nei campi di detenzione, ma sotto una stretta sorveglianza da parte della Gestapo (polizia). Carluccio iniziò così un altro capitolo della sua avventura, un nuovo lavoro fatto sempre di fatica, ma anche di piccoli compensi monetari che lui con parsimonia usava. Infatti ha risparmiato un po' di soldi che si è poi riportato a casa; era riuscito ad accantonare persino alcuni buoni del campo di prigionia. Un episodio che spesso Carlo raccontava ci riporta ai momenti che precedono la sua liberazione ad opera dei soldati russi; l'avvicinamento dei sovietici si faceva sentire con cannonate e scoppi di bombe sempre più frequenti tanto che una serie di granate raggiunsero il campo di detenzione proprio mentre il comandante stava, fiero e altero come al solito, sul piazzale in groppa al suo cavallo per organizzare la difesa; una scheggia colpì il malcapitato tedesco asportandogli di netto la testa restando, per diversi momenti, con il resto del corpo a passo di trotto sul cavallo; tutti i prigionieri liberarono un battimano per la morte dell’aguzzino. Tuttavia per il momento le condizioni di vita non migliorarono perché, mentre si attendevano le procedure di rimpatrio, i russi continuarono a tenere rinchiusi e con poco cibo i soldati italiani.
Giovanni Di Ferdinando di Ercole e Adelina Concordia [Foglio caratteristico e matricolare n.14182: Soldato di leva classe 1909 Distretto di Teramo. Chiamato alle armi e giunto lì 27 aprile 1930. Arruolato nel 110° Reggimento Fanteria mandato in congedo illimitato lì 7 settembre 1931. Richiamato alle armi per effetto della C.n.87430/1 ed inviato in congedo illimitato per avere altri due fratelli alle armi (C.40001 del 14.11.1941 del M.G.). Richiamato alle armi ai sensi della C.177980/1 del 31.1.43 e giunto al Reparto 26° Rgt Fanteria 5444 lì 19 febbraio 1943. Tale nel 540° Battaglione Costiero 5632 lì 10 marzo 1943. Mobilitato lì 15 aprile. Giunto in territorio dichiarato in stato di guerra lì 21 aprile 1943. Catturato prigioniero dalle FF.AA. alleate lì 15 luglio 1943, rimpatriato lì 28 aprile 1946. Congedato lì 28 giugno 1946. Ha partecipato dal 21.5.43 alle operazioni di guerra svoltesi nel Mediterraneo col 540° Battaglione Costiero]. Il figlio, Ercole Di Ferdinando, ricorda che il padre era stato catturato dagli inglesi in Africa Settentrionale ed è stato poi condotto in Inghilterra.
Vincenzo Scimitarra di Giovanni e Vittoria Sacchini [Foglio caratteristico e matricolare n.16322bis: Soldato di leva classe 1910 Distretto di Teramo, già riformato dalla leva di mare, reiscritto nelle liste di leva di terra ai sensi della C.M.le 4003/19 del 13.9.36; rivisitato a senso dell'art.83 del testo unico e lasciato in congedo illimitato lì 24 febbraio 1940. Deve rispondere alla chiamata alle armi che sarà indetta dal Ministro per la guerra in applicazione dell'art.102 del testo unico. Collocato in congedo illimitato lì 22 giugno 1941. Richiamato alle armi lì 27 settembre 1942 tale nel 225° Reggimento Artiglieria G.A.F. assegnato al comando gruppi capisaldi Presidio con la 654ª Compagnia Mitraglieri in Pantelleria. Giunto in territorio dichiarato in stato di guerra lì 12 ottobre 1942. Catturato prigioniero dalle FF.SS. alleate in Pantelleria ed internato in Inghilterra lì 11 giugno 1943. Rimpatriato a Bari lì 20 febbraio 1946, C.A.901 di Bari, C.M.le 9684 del 12.7.44, in congedo illimitato lì 20 aprile 1946]. Il signor Giovanni Scimitarra, figlio di Vincenzo, riferisce come suo padre spesso diceva di essere stato preso prigioniero dagli inglesi che lo portarono in Inghilterra dove fu impiegato in campi di lavoro agricolo e qui rimase per tre anni senza ricevere alcun comunicato di un possibile rimpatrio. Quando Vincenzo tornò a casa, senza aver mai potuto dare notizie di sé, la moglie, la signora Adele Romani, diceva sempre di averlo visto uscire d'improvviso, da dietro un mucchio di paglia così come, d'improvviso davanti a quella gioiosa visione, le si riempirono gli occhi di lacrime.
Ernesto Di Pietro di Antonio ed Elisabetta [Foglio caratteristico e matricolare n.16455: Soldato di leva classe 1910 Distretto di Teramo. Chiamato alle armi lì 8 aprile 1931 nel 11° Reggimento Genio mandato in congedo illimitato lì 2 settembre 1932. Concessa dichiarazione di aver tenuto buona condotta e di aver servito con fedeltà ed onore. Conducente. Tale iscritto nel ruolo 71 B della forza in congedo genio zappatori e minatori del D.M. di Teramo lì 2 settembre 1932. Richiamato alle armi per istruzioni ai sensi della C.M.le 29000 del 12.8.939 tale nel 8° Reggimento Genio lì 21.8.939 trasferito al 20° Rgt Genio e partito per la Libia imbarcatosi a Napoli lì 27 agosto 1939 sbarcato a Tripoli lì 31 agosto. Inviato in licenza straordinaria di gg.30. Partito per la Libia per fine licenza imbarcatosi a Napoli lì 23 dicembre sbarcato a Tripoli lì 25 dicembre. Inviato in licenza lì 6 gennaio 1940 imbarcatosi a Tripoli e sbarcato a Siracusa lì 7 gennaio. Collocato in congedo illimitato lì 30 marzo 1940. Richiamato alle armi per esigenze di carattere eccezionale C.12250 del 9.5.40 e giunto al 8° Rgt Genio lì 17 giugno 1940 tale partito per la zona di radunata con la 3ª compagnia sbarramento aereo R.M. mobilitato lì 1 agosto 1940. Imbarcato a Napoli lì 23 agosto e sbarcato a Bengasi lì 25 agosto. Giunto in territorio dichiarato in stato di guerra tale presso l'8° Rgt Genio mobilitato. Catturato prigioniero dalle FF.AA. alleate in A.S. Tobruk ed internato in Inghilterra lì 22 gennaio 1941. Rimpatriato e giunto al Centro Alloggio di Taranto lì 22 febbraio 1946. Concessa licenza straordinaria di rimpatrio di gg.50. Nessun addebito può essere elevato in merito alle circostanze della cattura ed al comportamento tenuto durante la prigionia di guerra come da verbale della Commissione Interrogatrice del C.A. di Taranto in data 22.2.46. Collocato in congedo illimitato ai sensi della C.9684 del 12 luglio 1944]. Il figlio, il signor Gabriele Di Pietro, ci racconta come Ernesto si sposò subito dopo aver ottenuto il congedo militare ed ebbe un figlio; ma nel 1939 fu richiamato alle armi, lasciando a casa il figlio di 3 anni e la moglie incinta. Mentre si trovava a Bari ottenne una licenza per assistere al parto della moglie e quando tornò al campo, fu imbarcato con la nave San Giorgio diretta in Egitto. Durante il tragitto in mare, la nave fu affondata dagli alleati e tutto l'equipaggio superstite cadde prigioniero. Per cinque anni Ernesto non riuscì a dare alcuna informazione ai suoi famigliari ed oramai erano in molti a pensare che non ce l'avesse fatta. Per buona sorte, nella primavera del 1946, Ernesto tornò a Colleranesco tra i suoi cari.
Antonio Piccinini di Raffaele e Adelina Castroni [Foglio caratteristico e matricolare n.16464: Soldato di leva classe 1910 distretto di Teramo e lasciato in congedo illimitato lì 5 novembre 1929. Chiamato alle armi e non giunto perché lasciato a disposizione dell'arma dei RR.CC. (n.18 C.G.M.1930) lì 26 aprile 1930. Allievo Carabiniere a piedi Legione Allievi per la ferma di anni tre li 14 maggio 1930. Tale nella Legione di Ancona lì 31 dicembre 1930. Per effetto della legge n.561 del 14.434 l'indennità militare spicciale è sottoposta alla riduzione del 12% con decorrenza...trattenuto alle armi per effetto del R.D.1916 del 17.10.35 con decorrenza lì 14 maggio 1936....Mandato in licenza straordinaria per motivi di salute di gg.30 da considerarsi ordinaria, con assegni ridotti ai 3/5 per malattia non dipendente da causa di servizio lì 18 settembre 1937. Presentatosi allo scadere della suddetta licenza al D. M. di Teramo per la visita di controllo e giudicato idoneo al prestare servizio. Rientrato al corpo lì 5 febbraio 1938. La suddetta licenza straordinaria per motivi di salute deve considerarsi con assegni interi, perché la malattia è stata riconosciuta dipendete da causa di servizio con processo verbale n.43 in data 11.2.38 dalla G.M.O. di Ancona. Inviato in congedo illimitato lì 18 giugno 1938. Richiamato alle armi e giunto alla Legione di Ancona lì 16 settembre 1939. Destinato al X Btg CC.RR. mobilitato Bari lì 18 dicembre 1940. Tale in territorio dichiarato in stato di guerra lì 6 gennaio 1941. Partito dal territorio dichiarato in stato di guerra e cessa di essere mobilitato avendo alle armi altri due fratelli lì 21 aprile 1941. Inviato in licenza str. ill. Rientrato dalla suddetta licenza lì 17 giugno 1941 e destinato al 40° Nucleo CC.RR. mobilitato per sorveglianza lì 25 agosto 1942. Giunto in territorio dichiarato in stato di guerra, cessa di essere mobilitato per smobilitazione lì 10 ottobre 1942. Destinato al 440° Legione Spec. CC.RR. mobilitata. Partito per la Grecia via terra lì 13 ottobre 1942. Giunto a Salonicco (Grecia) via terra lì 16 ottobre. Partito via terra per l'Italia in licenza spec. di gg.15+ il viaggio lì 23 maggio 1943. Giunto via terra a Postumia ed internato in quel campo contumacia lì 26 maggio. Dimesso dal suddetto campo contumaciale ed inviato in licenza lì 18 giugno. Partito via terra per la Grecia per ultimata licenza e giunto via terra a Salonicco e rientrato al Corpo lì 19 luglio. Catturato dai tedeschi e deportato in Germania lì 8 settembre 1943. Cessa di essere mobilitato per eventi bellici lì 8 settembre 1945. Rimpatriato dalla prigionia e presentatosi alla Legione di Ancona lì 16 ottobre 1945. Mandato in licenza di rimpatrio di gg.60 lì 16 aprile. Tale presso la Legione CC.RR. di Ancona mobilitata lì 17 dicembre 1945. Cessa di essere mobilitato per invio in congedo dalla Legione Carabinieri di Ancona lì 17 dicembre 1945 e collocato in congedo illimitato. Contrasse nel settembre 1937 "Malaria" in conseguenza di servizi prestati ai posti fissi e di controllo del confine di Zara zone evidentemente malariche come da processo verbale n.43 in data 11.2.38 della C.M. di Ancona. Ha partecipato dal 18.11.42 al 22.5.43 alle operazioni di guerra svoltesi in Balcania con la 440° Legione speciale CC.RR. mobilitata. Decorato della Croce al merito di guerra in virtù della R.D.14.12.42 n.1729 (per partecipazione alle operazioni durante il periodo bellico 1940-43). Det. del Comando generale dell'arma dei Carabinieri in data 8.7.50 Ha titolo all'attribuzione dei benefici di cui all'art.6 del D.L. 4.3.48 n.157 per essere stato prigioniero dei tedeschi dal 9.9.43 al 16.10.45. Campagne di guerra 1943-44-45].
Ambrosio D'Ambrosio di Agostino e Elisabetta D'Antonio [Foglio caratteristico e matricolare n.22692: Soldato di leva classe 1912 Distretto di Teramo. Chiamato alle armi lì 5 marzo 1933 nel 157° Reggimento Fanteria Teramo. Collocato in congedo illimitato per fine ferma lì 28 agosto 1934. Richiamato alle armi per istruzione a mente della C.M.le 19850 del 3.7.36 nel 97° Fanteria Ascoli Piceno lì 31 luglio 1936 e ricollocato in congedo illimitato lì 8 settembre 1936. Tale mobilitato per esigenze speciali ed assegnato al 135° Battaglione CC.NN. lì 26 agosto 1939. Tale imbarcato a Napoli sul piroscafo "Lombardia" lì 10 ottobre 1939 tale sbarcato a Tripoli e destinato nella zona di "Gars Garabulli" lì 13 ottobre 1939. Tale in zona di operazioni lì 11 giugno 1940. Tale prigioniero per eventi di guerra lì 24 gennaio 1941. Catturato prigioniero dalle FF.AA. alleate in Q.S. Cirenaica ed internato in India lì 24 gennaio 1941. Rimpatriato e giunto al Centro Alloggio di Napoli e ricoverato all'ospedale militare psichiatrico di Nocera lì 15 maggio 1945. Dichiarato permanentemente inabile al servizio militare si concedono 180gg. di licenza. Riformato dalla C.m. legale di Napoli per "sindrome Jebizaheniev" lì 24 luglio 1945]. Le nipoti, Liliana e Agostina D'Ambrosio, ricordano come lo zio Ambrosio raccontava di essere stato più volte picchiato con il manganello durante il periodo della sua prigionia e di essere rimasto diverse volte senza mangiare per più giorni. Infine si diede un colpo di accetta sul ginocchio per essere rimpatriato come invalido e invece fu ancora più malmenato. Si decise per l'ammutinamento, fu curato in un ospedale da campo e rimase in zona di operazioni militari. Infine si ammalò di esaurimento e i familiari andarono a prenderlo nella caserma di Nocera Umbra quando la malattia era ormai in uno stato avanzato. Poco dopo essere tornato a casa, fu rinchiuso nel manicomio di Teramo fino alla chiusura dello stabile, e poi Ambrosio fu trasferito a Civitella del Tronto nella casa di cura Regina Elena, dove è morto il 19 febbraio 1994.
Sabatino Di Diodato di Raffaele e Loreta Guagnoni [Foglio caratteristico e matricolare n.23872: Soldato di leva classe 1912. Allievo carabiniere a picchi volontario Legione Allievi per la ferma di anni 3. Carabiniere a piedi nella Legione di Ancona lì 6 dicembre 1932, ammesso alla prima rafferma triennale. Destinato al 7° Battaglione CC.RR. mobili-tato lì 9 dicembre 1940 e partito per l'Albania imbar-candosi a Bari e sbarcato a Durazzo lì 28 dicembre. Giunto in territorio dichiarato in stato di guerra. Partito per la Grecia col Btg suddetto imbarcandosi a porto Edda e sbarcato a Corfù lì 21 aprile. 8 settembre 1943 cessa di essere mobilitato per eventi bellici. Catturato dai tedeschi in Grecia (Corfù) ed internato in campo di concentramento in Jugoslavia lì 25 settembre. Evaso dal campo di concentramento suddetto e rifugiatosi in "Bulgheria" lì 31 luglio 1944. Rimpatriato lì 6 marzo imbarcandosi a Salonicco e sbarcato a Taranto lì 1 aprile 1945. Cessa dalla suddetta aggregazione e trasferito alla Legione Carabinieri di Bari lì 11 aprile. Mandato in licenza straordinaria di rimpatrio lì 16 aprile. Rientrato al corpo dalla suddetta licenza considerato in servizio dal 9.9.43 al 1.4.45 trasferito alla Legione di Ancona lì 20 maggio. Contagio "deperimento organico...dipoemia - oligoemia" mentre trovavasi al 7° Btg CC.RR. lì 25 marzo 1943 in seguito a servizi prestati in zona disagiata. Ha partecipato dal 28.12.40 al 23.4.41 alle operazioni di guerra svoltesi alla frontiera greco-albanese con il 7° Btg Aut. CC.RR.].
Vincenzo Iampieri di Germinio e Rosmunda Longobardi [Foglio caratteristico e matricolare n.27114: Soldato di leva classe 1913 Distretto di Teramo. Chiamato alle armi lì 4 aprile 1934 ha procurato al fratello Guido l'assegnazione alla ferma minore di secondo grado. Assegnato al 151° Reggimento Fanteria, trattenuto alle armi e congedato lì 1 luglio 1936. Richiamato alle armi lì 29 agosto 1939 nel 225° Reggimento Fanteria Teramo. Richiamato alle armi e giunto al 49° Rgt Fanteria lì 26 novembre 1940 e trasferito in Albania col 225° Rgt Fanteria lì 21 dicembre 1941. Deceduto in Grecia perché fucilato dai tedeschi come risulta dalla comunicazione di morte del Ministero della Guerra con telegramma n.522922 lì 17 ottobre 1943]. Vincenzo si era sposato appena quindici giorni prima di rispondere alla chiamata alle armi con la signorina Anna Pomante; una giovane e felice coppia che non ha avuto il tempo di stare assieme né tanto meno il tempo di condividere la gioia di un figlio. Ad Anna sarebbe rimasta soltanto l'immensa tristezza per la perdita del suo uomo, ed avrebbe custodito con cura tutti i ricordi in un scatola di legno, per sempre fedele e addolorata, non ha mai voluto risposarsi ed ha tentato in tutti i modi di avere notizie sul luogo della sepoltura, o di farlo tornare, seppur morto. Il parroco di Giulianova, don Alberto, venne ad annunciare la morte di Vincenzo alla moglie, dopo anni dall’accaduto, ma lei già lo aveva saputo da un altro soldato tornato dalla prigionia. La sorella di Vincenzo, la signora Argentina Iampieri, ricorda come per farlo tornare, visto che non ebbe mai una normale licenza, fecero finta che la madre stesse in fin di vita, messa a letto e d'accordo col dottore. Poco dopo venne la visita del maresciallo dei Carabinieri che si accertò dell'accaduto e così Vincenzo riuscì a tornare per il suo ultimo mese tra i suoi cari. L'episodio della morte lo ha poi raccontato un soldato che ha assistito alla esecuzione: dieci militari italiani si erano ribellati ai soldati tedeschi, e questi per ritorsione prima gli imposero di scavarsi le fosse e poi uno ad uno li fucilarono, facendoli seppellire ai compagni. In suo ricordo, il fratello Guido ha poi dato lo stesso nome al figlio, Vincenzo Iampieri che ci ha aiutato a ricomporre queste memorie.
Antonio Scimitarra di Ciriaco e Rosaria Vallese [Foglio caratteristico e matricolare n.27713: Soldato di leva classe 1913 Distretto di Teramo quale rivedibile nella leva della classe 1913 e lasciato in congedo illimitato lì 24 settembre1934. Deve rispondere alla chiamata alle armi della calsse 1914. Chiamato alle armi e giunto nel Reggimento Samieri di Firenze lì 1 febbraio 1935. Tale nel Deposito 22° Reggimento Artiglieria divisione Fanteria lì 19 gennaio 1936. Partito per l'Eritrea col 34° Gruppo Salmeria di Corpo di Armata mobilitato per esigenza A.O. Imbarcatosi a Messina sul "C. Basso" lì 10 febbraio 1936. Sbarcato a Massaua lì 24 febbraio 1936. Trattenuto alle armi per ultimati obblighi di ferma lì 1 agosto 1936. Collocato in congedo ill. 28 luglio 1937. Tale nel D.M. di Teramo lì 29 luglio. Tale iscritto nel ruolo 115 della forza in congedo Art. div. Fanteria del Distretto Militare di Addis Abeba lì 8 nov 1937. Tale richiamato dal Comando Africa Orientale Italiana ed assegnato al 1° Autogruppo Mercedes di stanza a Dessié lì ? giugno 1940. Tale dichiarato disperso nel combattimento nei pressi del fiume Bottego lì ? settembre 1941. Redatto verbale di irreperibilità dal Comando Distretto Militare Teramo lì 7 aprile 1948. Residenza: Colleranesco. In Africa Orientale: Dita Punielli Addis Abeba. Decorato della Medaglia commemorativa delle operazioni militari in Africa Orientale istituita con R.D. 27.4.36 14° n.1150. Ha partecipato dal giugno ‘40 al settembre ‘41 alle operazioni di guerra svolte in A.O. Italiana col 1° Autogruppo Mercedes. Campagne di guerra 1940-41]. Il nipote, Ercole Di Ferdinando, ricorda soltanto che lo zio, che non ha mai potuto conoscere, era stato mandato in guerra in Albania ed in seguito fu dichiarato disperso in territorio africano.
Antonio Tarquini di Giuseppe e Maria Domenica Teramani [Foglio caratteristico e matricolare n.31172: Soldato di leva classe 1914 distretto di Teramo. Chiamato alle armi e giunto nel 45° Reggimento Fanteria lì 25 settembre 1935. Tale nel 59° Rgt Fanteria del Comando militare di Sassari lì 11 ottobre 1935; tale nel 45° Rgt Fanteria del C. M. di Sassari, trattenuto alle armi. Inviato in licenza str. di mesi 3 lì 27 gennaio 1936 e considerato in attesa di congedo. Mandato in congedo illimitato lì 1 luglio '36. Richiamato alle armi e giunto al 49° Rgt Fanteria per conto del 17° Battaglione Complementi a.s. lì 24 maggio 1940. Tale presso il 17° Btg Compl. Mobilitato lì 29 maggio 40. Tale imbarcato a Napoli lì 30 maggio, tale sbarcato a Tripoli lì 2 giugno 1940. Giunto in territorio dichiarato in istato di guerra lì 10 giugno 1940 e tale in zona d'operazioni. Tale nel deposito 27° Rgt Fanteria Mobilitato lì 18 settembre 1941. Tale dichiarato disperso in seguito ai combattimenti svoltesi nella zona di Ain El Gazala / O.P. n. 10 dell'ufficio Stralcio del 27° Fanteria in data 16 marzo 43 (lì 15 dicembre 41). Rilasciata dichiarazione di irreperibilità dal Comando Deposito 27° Rgt Fanteria lì 15 marzo 42. Prigioniero di guerra in seguito ai combattimenti svoltesi nella zona di Ain El Gazala (telegramma n.204785/PR./S.C. di pr. del 15.4 c.a. del Ministero della guerra) lì 15 dicembre 1941 ed internato in Inghilterra. Rimpatriato e giunto in suolo nazionale lì 31 marzo 1946Collocato in congedo illimitato lì 1 giungo 1946. Ha partecipato dal 18.9.41 al 15.12.41 alle operazioni di guerra svoltesi in A.S. con il 27° Rgt Fanteria. Campagne di guerra 1940-41]. La figlia Elvira Tarquini racconta come il padre Antonio si fosse da poco sposato, era il dicembre 1939, e ancora non aveva avuto figli quando rispose alla chiamata alle armi. Fu destinato in Africa Orientale dove fu catturato dagli inglesi rimanendo così per 6 anni prigioniero. Mentre si trovava in Inghilterra, impiegato nella aziende agricole, Antonio imparò anche un po' di parole in inglese tanto che, una volta a casa, spesso si intratteneva a riecheggiarle con una vicina di casa di origini irlandesi. Durante il periodo della prigionia in Africa, prima di essere condotto in Inghilterra, Antonio filò, pazientemente e abilmente, un quadro raffigurante quell'avvilito soldato che lui sentiva d'essere, un semplice militare raccolto e rivolto al Signore pregando di poter tornare presto a casa, o anche soltanto di avere salva la vita. Accanto al proprio nome, è riportato il luogo, Egitto, e la data in cui probabilmente Antonio terminò il cucito, il 3 luglio 1942. Possiamo notare il Sacro Cuore di Gesù e le armi deposte ai suoi piedi, una vegetazione desertica e, a riempire lo sfondo, i colori, ben mascherati ma evidenti, della bandiera italiana. Antonio non si separò mai da quel ricordo, così come tenne sempre vicina una acquasantiera raffigurante la Madonna (datata 1836) che riportò a casa e che, in memoria di quanto passato, la figlia Elvira conserva ancora con vivo affetto e nostalgia. Una volta rimpatriato, Antonio compì gli ultimi tratti di cammino a piedi verso casa, ma prima si recò da un vicino per farsi annunciare ed evitare che alla moglie prendesse un colpo; increduli e finalmente assieme, Antonio e la sua amata Splendora tornarono a quella vita interrotta sei anni prima.
Filippo Zanni di Ottavio e Carmela Cipriani [Foglio caratteristico e matricolare n.31167: Soldato di leva classe 1914 distretto di Teramo. Chiamato alle armi lì 6 aprile 1935 nel 43° Reggimento Fanteria, tale zappatore lì 4 dicembre 1935. Congedo illimitato per fine ferma lì 27 maggio 1936. Richiamato alle armi per mobilitazione e giunto al 225° Rgt Fanteria lì 1 ottobre 1938 e ricollocato in congedo illimitato. Richiamato alle armi per istruzione lì 26 maggio 1940 nel 17° Rgt Comple. Mobilitato lì 29 maggio 1940; imbarcato a Napoli e sbarcato a Tripoli lì 30 maggio. Tale in territorio dichiarato in istato di guerra lì 10 giugno 1940, tale in zona d'operazioni. Ricoverato all'ospedale Col. Vittorio Emanuele III per cestite lì 27 gennaio 1941, imbarcato sulla nave ospedaliera Po' lì 25 febbraio 1941 e ricoverato all'ospedale Cardinale Arcaleri di Napoli dimesso dal suddetto luogo di cura ed inviato in lic. Di conv. di gg.90 per cestite: l'infermità sì dipende da causa di servizio.  Ricoverato all'osp. M. di Chieti, dimesso e ricoverato all'osp. M. di riserva Ascoli Piceno per fortirite lì 29 luglio 1941. Tale ricoverato all'osp. M. di Chieti in osservazione e dimesso con proposta di convalescenza di gg. 40 per deperimento organico. Tale ricoverato nell'osp. M. di riserva di Giulianova lì 3 novembre 1941 dimesso e trasferito all'osp. M. di Chieti lì 12 dicembre 1941. Ricollocato in congedo illimitato e tale nel D. M. di Teramo lì 11 gennaio 1942. Richiamato alle armi e giunto al deposito del 49° Rgt Fanteria lì 31 marzo 42 tale ricoverato all'osp. M. di Chieti per osservazione. Inviato in licenza di convalescenza di gg.15 per colite e deperimento su giudizio del direttore dell'osp. M. di Chieti in data 5 luglio 42. Tale trasferito al Distretto militare Macerata per il campo Concentr. P.G. n.53 Urbisaglia O.P.N. 147 del 8 agosto 1947 del Comando Truppe al Deposito 49° Rgt Fanteria lì 7 agosto 42. Tale trasferito al 225° Rgt Fanteria (O.P. n.10 del 2.2.43 - XXI dal Campo Concentr. P.G. n.53) lì 24 gennaio 43 tale giunto al deposito 225° Rgt Fanteria in Monopoli lì 25 gennaio 43. Giunto in territorio dichiarato in istato di guerra lì 25 gennaio 43 tale trasferito alla 56° Comp. Cannoni (Centro di Mob. Dep. 11° Rgt Fanteria Forlì) (in ottemperanza al foglio n.21/2277 del Comando Difesa Territoriale di Bari) lì 3 febbraio 43. Tale nel 67° Fanteria Brindisi lì 20 settembre 43. Tale alla Comp. Affluenza Afragola. Ricoverato all'ospedale militare di Catanzaro lì 21 maggio 45 dimesso con gg.14 di convalescenza e ricoverato all'osp. civile di Giulianova lì 22 maggio 45. Dimesso e trasferito in cura al reparto medicina il 3 giugno dimesso con gg.40 di convalescenza. Ricoverato all'osp. M. di Chieti lì 31 agosto 45 e dimesso. Ricoverato il 24 ottobre per visita di controllo dimesso perché rifiuta il ricovero al reparto di medicina per accertamenti. Collocato in congedo illimitato lì 24 ottobre 45. Ha partecipato dal 11.6.40 al 27.1.41 alle operazioni di guerra in Africa Settentrionale col 17° Battaglione Compl.]. La moglie, la signora Emilia Zitti, ricordava come Filippo, nel periodo successivo all'armistizio, mentre era di servizio a Napoli, fosse stato trattenuto dalle forze anglo americane nei pressi del fronte di Cassino (dall'inverno 1943 alla primavera del 1944) per essere impiegato nel trasporto di cibo ma soprattutto di materiale bellico ai reparti in prima linea; Filippo aveva, come aiutante in questo duro lavoro, un mulo sul quale caricava gli spezzoni che dovevano essere ammucchiati vicino ai cannoni posizionati. Inseguito alla rottura delle linee di difesa tedesche, Filippo avanzò verso casa con le truppe alleate per fermarsi, al passaggio in Abruzzo, a casa.
Filippo Scrivani di Nicola e Annunziata Chiappini [Foglio caratteristico e matricolare n.31997: Soldato di leva classe 1914 Distretto di Teramo. Chiamato alle armi e giunto lì 1 febbraio 1937 inviato in congedo provvisorio perché di statura non superiore a m.1,54. Lasciato in congedo illimitato provvisorio in attesa del congedo del fratello Armando cl.1917 lì 26 maggio 1938. Chiamato alle armi lì 16 marzo 1940 nelle Truppe Presidio di Zara Art. per gruppo misto C. d'armata Zara lì 17 marzo 1940 tale presso il III gruppo ("Faolinini") Zara Mobilitato lì 6 giugno 1940.  Ricollocato in congedo illimitato lì 6 giugno 1940. Tale richiamato alle armi lì 14 marzo 1941 e giunto al Deposito misto del presidio di Zara 9ª Batteria. Tale ricoverato all'Ospedale Psichiatrico di Bari e trasferito all'Ospedale Psichiatrico di Bisceglie lì 20 maggio 1942. Trasferito all’ Ospedale Psichiatrico di Teramo lì 3 giugno 1942 tale considerato in licenza di convalescenza di gg.180. Tale Deceduto nel comune di Mosciano lì 26 agosto 1952. Contrasse sindrome dissociativa delirante in Zara lì 20 maggio 1942 mentre apparteneva alla 9ª Batteria P.M. 141 Zara (l'infermità è sì dipendente da causa di servizio come da premesso verbale in data 25.5.42 del direttore dell'Ospedale M. di Bari)]. Il signor Armando Scrivani riferisce che il fratello Filippo si trovava in guerra a Zara e mentre stava tornando in Italia per una licenza, la nave con la quale viaggiava rimase intrappolata in una zona minata; il pericolo, l'angoscia e la terribile paura causò un insopportabile dolore di testa ad alcuni soldati tra cui appunto Filippo. L'imbarcazione riuscì ad attraversare l'area indenne, ma le sofferenze mentali per quei soldati restarono a tal punto che Filippo, tornato a casa, fu dapprima ricoverato all'ospedale di Bisceglie e poi in quello di Teramo. Le cure e i medicinali risultarono del tutto vani fino alla morte sopraggiunta il 26 agosto 1952.
Cesare Concordia di Marcello e Maria Recinella [Foglio caratteristico e matricolare n.31235: Soldato di leva Distretto di Teramo classe 1914. Chiamato alle armi lì 6 aprile 1935, 56° Reggimento Fanteria soldato, caporale, caporale maggiore; congedato lì 2 settembre 1936. Dichiarato idoneo al grado di sergente in corso di mobilitazione come da accluso verbale in data 30.8.36 lì 31 dicembre 1936. Richiamato alle armi per mobilitazione e giunto al 225° Rgt Fanteria lì 2 ottobre 1938 e ricollocato in congedo illimitato. Richiamato alle armi a seguito della C. M.le 27700 del 13.11.40 e giunto al 49° Rgt Fanteria tale al deposito del 226° Rgt Fanteria a Molfetta lì 4 dicembre 1940. Partito per l'Albania, imbarcato a Bari e sbarcato a Durazzo lì 11 febbraio 1941 nel 53° Battaglione Mortai da 81. Tale giunto in territorio dichiarato in stato di guerra presso il 53° Btg Mortai da 81, Mobilitati lì 11 febbraio 1941. Catturato dai tedeschi il Albania lì 8 settembre 1943 e condotto in Germania. Liberato dalla prigionia e rientrato in Italia lì 29 settembre 1945]. Il figlio Osvaldo Concordia ricorda che da bambino, quando si addormentava nel letto dei genitori, il padre gli raccontava la storia della sua guerra: il Battaglione di cui faceva parte stava presidiando una zona in Albania; Mussolini aveva deciso l'invasione e l'occupazione di quel paese sin dall'aprile del 1939 e parallelamente si era sviluppato un movimento partigiano di liberazione che sortiva azioni di guerriglia e imboscate ai danni delle milizie italiane. Durante una di queste operazioni, Cesare e il suo battaglione furono bloccati; lui e un caro amico, Mario Platto, guidavano la marcia come capo pattuglia, erano due motociclisti portaordini e proprio grazie alle loro motociclette ed al fatto di essere davanti, riuscirono a fuggire. Erano proprio tanti soldati, tutti presi dai "ribelli" e molti fucilati sul posto; alcuni tentarono la fuga tra i campi, ma molti caddero colpiti alle spalle; altri si salvarono fingendo di essere morti, restando immobili a terra, tra questi un soldato di Foggia (Cutturelli) che raccontò, dopo essersi ricongiunto con i compagni sopravvissuti, questi drammatici momenti. I tanti morti furono ricoperti con frasche e lasciati lì senza essere sepolti. Dopo questo scampato pericolo, un altro li attendeva pochi mesi dopo; in caserma ci si apprestava a festeggiare per la firma dell'armistizio, si prefigurava il rimpatrio e finalmente la fine della guerra. E invece furono fatti prigionieri dai tedeschi in un lampo. Erano rimasti una quarantina, tra cui anche un colonnello di Teramo, un certo Trifoni, e furono portati in Germania su vagoni per bestiame, assieme a tantissimi altri soldati italiani. Cesare, Mario e un altro commilitone di Monzampolo furono messi a lavorare in una fornace di mattoni e qui rimasero per 18 mesi, sfruttati e denutriti; mangiavano solo patate e le poche ore di sonno le facevano nei pressi della fornace stessa. Cesare descriveva ai figli queste vicende quasi si trattasse di favole inventate per farli addormentare, le raccontava tristemente, ma contento di poterle narrate come ricordi passati. Con la fine della guerra, Cesare, Mario e l'amico di Monzampolo si ritrovarono più volte, anche con le rispettive famiglie, per sempre legati da un comune destino che li avrebbe resi amici fino alla morte.
Antonio Paesani di Pasquale e Maria Di Cesare [Foglio caratteristico e matricolare n.31272: Soldato di leva Distretto di Teramo classe 1914. Chiamato alle armi lì 25 settembre 1936 e congedato lì 1 luglio 1936 nel 43° Reggimento Fanteria Teramo. Richiamato alle armi e giunto al 49° Rgt Fanteria per conto del 17° Battaglione Compl. lì 25 maggio 1940. Mobilitato e imbarcato a Napoli lì 30 maggio, sbarcato a Tripoli lì 2 giugno 1940 giunto in territorio dichiarato in stato di guerra. Tale in zona d'operazione lì 11 giugno 1940. Tale nel deposito del 27° Rgt Fanteria lì 15 settembre 1941. Disperso nel fatto d'armi di Ain El Gazada lì 15 dicembre 1941. Rilasciata dichiarazione d'irreperibilità dal comando deposito 27° Reggimento Fanteria lì 15 marzo 1942. Tale nel distretto militare di Teramo lì 15 marzo 1942. Fatto prigioniero dalle FF.AA. alleate in Libia il 15 dicembre 1941 ed internato in Inghilterra. Rimpatriato nel Centro Alloggio di Bari lì 20 marzo 1946. Collocato in congedo illimitato lì 20 maggio 1946]. Il figlio Pasquale Paesani racconta come il padre avesse fatto dapprima la guerra in Libia nel '38 e senza mai essere congedato ha fatto poi la Campagna d'Africa; ricorda località come Bengasi, Tobruk e Derna che il padre spesso citava. Una volta catturato dagli inglesi, Antonio compì 23 giorni di navigazione per raggiungere l'Egitto e il Sud Africa prima, l'Inghilterra poi. Anche il fratello era stato internato lì e si ritrovarono congiunti nello stesso campo di smistamento. Tornato a casa nel 1945, poco dopo si sposò per iniziare una vita normale, di duro lavoro ma anche di soddisfazioni e gioie.
Alessandro Rutilio di Domenico e Filomena Ferroni [Foglio caratteristico e matricolare n.31173: Soldato di leva classe 1914 Distretto di Teramo lasciato in congedo illimitato lì 22 settembre 1934. Chiamato alle armi e giunto nel 1° Rgt Fanteria lì 7 aprile 1935. Trattenuto alle armi a senso R.D. 19.9.35 n.1758 lì 5 aprile 1936. Mandato in congedo illimitato per fine ferma lì settembre 1936. Tale Mobilitato per esigenze speciali ed assegnato al 135° Battaglione CC.NN. lì 26 agosto 1939. Tale imbarcato a Napoli sul piroscafo Lombardia lì 10 ottobre 1939. Tale sbarcato a Tripoli e destinato nella zona di Gars Garabulli lì 13 ottobre 1939. Tale inviato in licenza straordinaria lì 25 dicembre 1939. Tale rientrato al corpo per ultima licenza lì 29 febbraio 1940. Tale in zona di operazioni lì 11 giugno 1940. Tale prigioniero per eventi di guerra lì 24 gennaio 1941. Catturato prigioniero dalle FF.AA. alleate in Bardia (A.S.) ed internato in Sud Africa lì 5 gennaio 1941. Rimpatriato e giunto al Centro Alloggio di Napoli lì 16 febbraio 1947. Nessun addebito può essere elevato in merito alle circostanze della cattura ed al comportamento tenuto durante la prigionia di guerra come da verbale della Commissione Interrogatrice del D.M. di Teramo in data 17.3.55. Ha partecipato dal 11.6.40 al 5.1.41 alle operazioni di guerra svoltesi in A.S. col 135° BtgCC.NN. Campagne di guerra 1940-41]. I figli, Domenico e Mario Rutilio, ricordano che il padre, durante il periodo di prigionia trascorso per intero in Sud Africa, svolgeva le mansioni da sarto nel campo. Alessandro si era sposato poco prima di partire per il fronte e poi è stato costretto a rimanere per 7 anni lontano da casa e dalla cara moglie. Nelle diverse lettere che i figli accuratamente conservano è possibile leggere alcune sensazioni del periodo di prigionia: Lettera del 23 ottobre 1943 dalla Prigionia inglese passata sotto la censura tedesca. Sul retro e possibile leggere il numero di matricola del prigioniero (99158); grado: soldato; campo 17 blocco 5. "Caro Padre, vengo a rispondere alle vostre lettere…ieri ho ricevuto Testo del Radio messaggio vaticano colla trasmissione del 13 ottobre 1943…Iddio mi protegga insieme con i compagni, speriamo che tutti finirà con gioia di tutti…saluti e baci e dai Caro Padre, Alessandro" Lettera del 17 dicembre 1946 mentre si trovava ancora in Inghilterra: "Cara Moglie, rispondo alla tua lettera, in data 2-12-46 contento che ricevi mie notizie, dopo tanto questa posta è cominciata a svegliarse…oggi ho ricevuto notizie da Basilio forse domani si imboscano, Saluti".
Luigi De Ascaniis di Giacomo e Concetta Torrieri [Foglio caratteristico e matricolare n.127bis: Soldato di leva classe 1914 Distretto di Teramo. Arruolato per ferma di mesi 28 dal consiglio di leva Militare di Ancona lì 13 aprile 1934, giunto alle armi deposito C.E.M.M. di Venezia lì 10 ottobre 1934, trasferito alla categoria S.D.T. (o.go marinequip. 8-4.4.36) lì 1 dicembre 1935, 1° classe del comando marina Venezia lì 1 maggio 1935, congedato il 3 aprile 1937. Promosso sottocapo S.D.T., richiamato lì 1 marzo 1943 inviato in A.T.Q. dall'infermeria marina Gaeta lì 22 agosto 1943. Proposto per l'ottava categoria di pensione per malattia riconosciuta dipendente da cause di servizio]. La figlia, Irma De Ascaniis, ricorda come il padre avesse fatto il militare in Marina per poi essere richiamato in Fanteria nel 1940 e mandato in Libia. Nel '41 fu preso prigioniero dagli inglesi e rimase due anni a disposizione delle truppe alleate, impiegato in operazioni vicine al fronte di combattimento. Durante la detenzione, Luigi si trovava in campi di lavoro assieme a prigionieri musulmani: un giorno mentre stavano trasportando a coppia un grosso tronco, risuona la campana delle 5 pomeridiane e il compagno di lavoro abbandona all'istante il pesante carico lasciandolo cadere sul piede di Luigi che impreca "…mannaggia a Maometto!", mancavano un paio di metri per terminare quello spostamento. Il dolore fu così forte che l'unghia gli sarebbe diventata nera e nel tempo gli sarebbe caduta. Ora, terminata la preghiera, il musulmano si reca, svelto e furioso, al comando; Luigi non capiva la lingua, ma era facile intuire che stesse parlando di lui in maniera accesa e irata. Luigi inizia a temere per la sua vita, inizia ad aver paura che possa essere fucilato sul posto; per fortuna, vuoi perché Luigi si impegnava sempre con continuità, vuoi perché con le sue capacità era indispensabile, alla fine fu graziato. Ma, una volta tornato, a chiunque sentiva che stesse andando in Medio Oriente, raccomandava di non toccargli mai Maometto a quelle genti! Nel '43 risalì l'Italia con gli inglesi e al passaggio in Abruzzo gli fu permesso di dirigersi verso casa. Riuscì a tornare anche se magrissimo e nero di carnagione, e volle, per devozione e ringraziamento, recarsi assieme alla madre a San Gabriele in bicicletta; quando si fermarono a bere un po' d'acqua in una fontanella, alcune persone chiesero alla signora anziana: "tuo marito non la vuole un po' d'acqua", e invece era il figlio, ma tanto mal ridotto, scuro in volto e scarno che sembrava avesse trent'anni in più. Luigi raccontava di avere visto tante volte la morte da vicino e che sentiva il bisogno di andare a ringraziare il Santo a cui, nella sua devota religiosità, più s'era rivolto nelle sue preghiere per proteggere la sua vita e quella della sua famiglia.
Luigi Stacchiotti di Agostino e Carolina Di Ilio [Foglio caratteristico e matricolare n.31267: Soldato di leva Distretto di Teramo classe 1914. Chiamato alle armi lì 4 aprile 1935 nel 2° Reggimento Contraerei Distretto di Teramo. Concesso congedo illimitato lì 2 settembre 1936. Richiamato alle armi e giunto al 64° Gruppo Artiglieria Costiera lì 6 giugno 1940. Tale presso la 2ª Batteria 64° Gruppo Artiglieria. Catturato prigioniero dalle truppe tedesche in Grecia l’ 8 settembre 1943. Disperso in prigionia lì 15 maggio 1944. Redatto verbale d'irreperibilità dal Distretto militare di Termoli lì 4 luglio 1947Nessun addebito può essere elevato in merito alle circostanze della cattura o al comportamento tenuto durante la prigionia di guerra]. Il figlio, il signor Aladino Stacchiotti, conserva accuratamente tante foto del periodo della guerra; Luigi aveva fatto il militare a Napoli, nel 4° Granile ed era poi stato richiamato nel giugno del 1940, qualche giorno prima della sconsiderata dichiarazione di guerra alla Francia e all'Inghilterra annunciata dal Duce. Luigi era diventato Sergente Maggiore nel reparto di Artiglieria Costiera e fu mandato in Grecia; nelle lettere che inviava a casa diceva di stare bene e al fratello chiedeva di mandargli delle cartine visto che aveva solo il tabacco. Il giorno stesso dell'armistizio, l'8 settembre 1943, la quasi totalità dell'esercito italiano nei Balcani finì prigioniero dei tedeschi, senza preavviso e in maniera inesorabile; resistere o reagire era come firmare una repentina condanna a morte. I tedeschi avevano predisposto un piano per annullare le forze armate italiane, mentre queste furono tenute allo scuro delle manovre delle alte sfere militari, abbandonate e tradite. Le condizioni di vita peggiorarono da subito: poco o niente da mangiare, interminabili marce a piedi e per strada si raccoglievano le scarpe dei morti che si incontravano. Alla fine della guerra la notizia ufficiale lo darà per disperso; fu un compaesano, Giovanni Palandrani, a portare notizie delle disperate condizioni in cui era ridotto Luigi nel campo di prigionia che avevano condiviso. Giovanni aveva sollecitato Luigi a tentare la fuga assieme, ma si sentiva troppo stremato, non si reggeva neppure in piedi e così decise di restare lì.
Peppino Piccinini di Raffaele e Adelina Castroni [Foglio caratteristico e matricolare n.31257: Soldato di leva classe 1914 Distretto di Teramo collocato in congedo illimitato lì 24 settembre 1934. Chiamato alle armi e giunto nel 12° Rgt Bersaglieri lì 26 settembre 1935. Collocato in congedo ill. lì 10 luglio 1936. Richiamato alle armi per istruzioni S.n.12550 in data 16.5.40 e giunto al 2° Rgt Bersaglieri lì 9 giugno 1940. Tale in territorio dichiarato in istato di guerra lì 11 giugno 1940. Tale presso il 2° Rgt Bersaglieri Mobilitato lì 25 giugno, cessa di essere mobilitato lì 5 novembre 1940. Ricollocato in congedo ill. a senso della C.n. 25500 in data 26.10.40. tale nel Distretto Militare di Teramo lì 5 novembre 1940. Richiamato alle armi e giunto al 2° Rgt Bersaglieri lì 10 gennaio 1941. Tale trasferito col Btg di Complemento per raggiungere il detto Rgt in Albania ed imbarcatosi a Bari lì 15 febbraio 1941. Sbarcato a Durazzo e tale in territorio dichiarato in istato di guerra lì 16 febbraio 1941. Catturato dai tedeschi in Kalchin lì 8 settembre 1943 e condotto in Germania lì 22 settembre 1943. Liberato dalla prigionia e rientrato in Italia lì 8 settembre 1945. Concessa licenza str. di rimpatrio di gg.60 lì 28 settembre 1945. Nessun addebito può essere elevato in merito alle circostanze della cattura ed al comportamento tenuto durante la prigionia di guerra come da verbale della Commissione Interr. Del D.M. di Teramo in data 4.1.46. Ha partecipato dal 16.2.41 al 23.4.41 alle operazioni di guerra svoltesi alla frontiera greco-albanese col 2° Rgt Bersaglieri. Campagne di guerra 1943-44-45]
Alfonfo, secondo a sx.
Alfonso De Ascaniis di Giacomo e Concetta Torrieri [Foglio caratteristico e matricolare n.4396: Soldato di leva classe 1916 distretto di Teramo e lasciato in congedo illimitato lì 2 giugno 1936. Ammesso all'eventuale congedo anticipato per il titolo di cui all'art.2 n.2 del R.decreto legge 10.2.36 XIV n.395. Chiamato alle armi e giunto lì 5 ottobre 1937. Tale nel 41° Reggimento Fanteria. Mandato in congedo illimitato per fine ferma lì 24 agosto 1938. Chiamato alle armi per istruzioni e giunto al Dep. 41° Fanteria lì 10 settembre 1939. Inviato in licenza str. A Giulianova lì 23 ottobre 1939. Rientrato dalla suddetta licenza e tale in territorio dichiarato in stato di guerra lì 11 giugno 1940. Tale presso il 41° Reparto Fanteria Mobilitato. Inviato in licenza straordinaria illimitata, richiamato dalla licenza str. non trovandosi nelle condizioni della circ.127/00/5211 del 28 aprile 1941. Tale in territo-rio dichiarato in stato di guerra lì 15 luglio 1941. Tale nel 205° Btg Cannoni di Complemento lì 1 agosto 1942. Tale presso il 205° Btg Cannoni Mobilitato lì 1 agosto 1942. Partito per la Russia per via terra da Albenga lì 25 settembre 1942. Giunto via terra a Kupiansk lì 4 ottobre 1942. Tale nel 54° Rgt Fanteria in Russia per la Batter. d'accompagnamento 61/17 lì 31 ottobre 1942. Disperso in combattimento sul fronte russo località medio Don lì 26 gennaio 1943. Rilasciata dichiarazione di irreperibilità dal comando Deposito 54° Fanteria lì 25 aprile 1943. Ha partecipato dal 17.11.42 al 26.1.43 alle operazioni di guerra contro la Russia. Servizi speciali: conducente]. La signora Irma De Ascaniis, nipote di Alfonso, ricorda la triste atmosfera vissuta in casa, in particolare dal padre (fratello di Alfonso) e dalla nonna, la signora Concetta Torrieri, che aveva cinque figli tutti e cinque in guerra. Alfonso risultava ufficialmente disperso dopo essere partito per Imperia e mandato successivamente in Russia da cui non sarebbe mai più tornato, senza poter mai dare notizia alcuna. Poco dopo aver saputo della imminente partenza di Alfonso per il fronte russo, i familiari fecero la richiesta per farlo tornare ed un cugino, signor Fernando Torrieri, partì di persona per portare la documentazione ad Imperia; era infatti uscita una legge che permetteva a chi aveva più di 4 figli impegnati in zone di operazioni militari di richiamarne uno. Il primo dei figli era Domenico, il secondo Luigi ed entrambi rifiutarono l'opportunità di tornare a casa perché avevano saputo che il fratello Alfonso era stato destinato in Russia. Purtroppo la mancanza di una firma rese vana la richiesta e Alfonso dovette partire per forza; aveva con sé un po' di risparmi messi da parte e li diede al cugino affinché potesse riportarli alla madre che poteva averne bisogno visto che dove era diretto lui non gli sarebbero serviti di sicuro. Un ultimo abbraccio, qualche lacrima, tante speranze e un futuro incerto da attraversare. Alfonso sarebbe stato catturato dalle FF. AA. Russe, internato nell'Ospedale n.2989 Kameskovo ivi deceduto il 30 gennaio 1943.
Quirino Iampieri di Giuseppe e Maria Domenica Scimitarra [Foglio caratteristico e matricolare n.4393: Soldato di leva classe 1916 Distretto di Teramo, lasciato in congedo illimitato lì 2 giugno 1936. Chiamato alle armi e giunto lì 17 maggio 1937, tale nel 37° Reggimento Fanteria. Tale passato in aggregazione col 34° Rgt Fanteria lì 7 luglio. Tale nel Rgt Art. G.a.F. lì 31 marzo 1938. Mandato in congedo illimitato per fine ferma lì 20 agosto 1938. Richiamato alle armi per esigenze contingenti e presentatosi al 2° Deposito Settoriale di Copertura lì 10 settembre 1939. Tale in territorio dichiarato in istato di guerra lì 10 giu-gno 1940. Tale inviato in licenza straordinaria illimitata per avere alle armi due fratelli lì 30 ottobre 1940. Richiamato alle armi e giunto al 2° Settore di Copertura G.a.F. Mobilitato lì 26 maggio 1941. Giunto in territorio dichiarato in istato di guerra nella 509° Comp. Mitraglieri a disposizione dello P.M.R.E. Inviato in licenza illimitata lì 20 giugno 1941. Partito da territorio dichiarato in istato di guerra lì 20 giugno 1941. Ricollocato in congedo illimitato lì 30 novembre 1941, tale nel Distretto Militare Teramo. Servizi Speciali: Infermiere. Ha titolo all'attribuzione di tutti i benefici di guerra a favore dei combattenti, ai sensi dell'art.6 D.L. 4/3/1948 perché prigioniero dei tedeschi dal 12 settembre 1943 al 8 maggio 1945 trattenuto dalle FF.AA. alleate fino al 15 settembre 1945. Campagne di guerra: 1943-44-45]. Quirino e Maria si erano sposati nel dicembre 1942 quando Quirino pensava di non dover più ripartire per il fronte; infatti una normativa prevedeva che avendo due fratelli già in guerra (Igino era imbarcato sull’incrociatore Gorizia, Francesco era in Russia) il terzo fratello era esonerato dal servizio. Purtroppo, le aumentate richieste di soldati, portò il Ministro della guerra a modificare la normativa e così soltanto il quarto fratello avrebbe beneficiato dell'esonero, mentre tutti i terzi fratelli sarebbero stati immediatamente chiamati alle armi. La moglie, la signora Maria Bruni, ricorda che la partenza avvenne nel marzo 1943, a guerra già iniziata da tempo, verso i confini con la Jugoslavia; lei era incinta e purtroppo il figlio morì poco dopo il parto, un figlio che Quirino non avrebbe mai visto. Durante i primi mesi in cui era stato impegnato nelle zone balcaniche in operazioni di guerra, Quirino aveva scritto alcune lettere a casa, finchè non fu preso prigioniero, poco dopo l'8 settembre '43 e deportato in Germania; qui venne impiegato nei lavori in miniera e si ridusse a pesare poco più che 50 chili. Dopo quattro mesi giunse la notizia della sua prigionia con una busta da campo nella quale Quirino aveva scritto soltanto poche parole scolpite nella memoria di Maria: "Sto bene, la neve fiocca". La moglie gli rimandò un pacco che Quirino prese dopo più di quattro mesi; in seguito la signora Maria inviò un altro pacco senza poter sapere se fosse giunto al marito. Quirino aveva sofferto così tanto la fame, infatti mangiava per lo più bucce di patate, che quando nel settembre del 1944 gli Internati Militari Italiani furono civilizzati, e cioè trasformati in "liberi lavoratori", lui si propose fingendo di saper fare il panettiere: il primo giorno di lavoro mangiò d'un sol colpo ben 25 panini. Inoltre sulla casa dei Iampieri si era abbattuta anche la sciagura del bombardamento del 22 ottobre del '43; la casa era stata in più parti sfondata e così per un po' di giorni sfollarono nel vicino palazzo De Nigris dove erano già accampate molte famiglie tra cui i Marà e i Torrieri di Giulianova oltre ad altre ancora provenienti da Francavilla. Finalmente, dopo oltre due anni di lontananza, giunse il giorno più bello della vicenda militare, il 27 settembre 1945 quando Quirino tornò tra le braccia della cara moglie e dei suoi familiari. Il fratello Francesco sarebbe stato tra i pochissimi superstiti della campagna italiana in Russia, mentre l'altro fratello, Igino tornò a casa con mezzi di fortuna dopo essersi sbandato.
Antonio Nazziconi di Pietro e Pulcheria Pistilli [Foglio caratteristico e matricolare n.4436: Soldato di leva classe 1916 Distretto di Teramo e lasciato in congedo illimitato lì 3 giugno 1936. Chiamato alle armi lì 3 febbraio 1937. Allievo a piedi Legione Allievi Roma per la ferma di anni tre. Carabiniere a piedi lì 15 agosto 1937. Tale nella legione di Ancona ammesso alla rafferma triennale dal Comando della 3ª Brigata di Firenze (foglio n.6/15 in data 18.1.40) con decorrenza dal 3.2.40. Mandato in licenza straordinaria per motivi di salute di gg.90 all'ospedale militare di Chieti lì 28 gennaio 1938. Prorogatagli la suddetta licenza di gg.30 in seguito a visita di controllo passata presso il D. M. di Teramo lì 23 aprile 1938. Rientrato al Corpo lì 22 maggio 1938. Mandato in licenza straordinaria per motivi di salute di gg.60 lì 6 luglio. Rientrato al Corpo lì 3 settembre. La malattia è stata giudicata dipendente da cause di sevizio con processo verbale n.202 del 7.5.40 della commissione mobile di Ancona. Giunto presso la Stazione di Ascoli Piceno mobilitata per esigenza di servizio 2.F. e 2.C. lì 13 luglio 1940. Cessa di essere mobilitato per esigenza di servizio 2.F. e 2.C. lì 20 novembre 1940. Destinato alla 105ª sezione mista CC.RR. mobilitata lì 23 novembre 1940. Tale partito per la Cirenaica ed imbarcatosi a Napoli lì 11 gennaio 1941. Giunto in territorio dichiarato in stato di guerra a Tripoli lì 14 gennaio 1941. Durante il periodo dall'11.6 al 20.6.40 è stato saltuariamente mobilitato per esigenza del servizio 2.F. per n.7 giornate. Deceduto lì 14 settembre 1941. Corrisposte n.1935 di indennità di 1ª rafferma triennale maturata in £1114 perché deceduto nell'Ospedale militare di Dereca. Contrasse "colecistite acuta - nefrosi acuta. Euremia" mentre trovavasi in zona di guerra nel mese di settembre 1941 in seguito a servizi prestati in zona disagiata e presso reparti operanti, come da dichiarazione redatta dal direttore dell'ospedale militare da campo in data 14 settembre 1941]. Il fratello, signor Armando Nazziconi, e l'intera famiglia Nazziconi avevano saputo alcuni particolari della dolorosa vicenda dai soldati che, come il compaesano Giuseppe Catini, stavano nello stesso campo di Antonio e che, seppur dopo la prigionia, erano riusciti a tornare. In Africa i vecchi malanni di Antonio si erano riacutizzati ed aveva già due volte fatto richiesta di essere visitato, ma gli era stata negata quella possibilità; infine fu ricoverato e quella notte stessa, il 14 settembre 1941, spirò. Quando Antonio era tornato per quella che sarebbe stata la sua ultima licenza, non sarebbe voluto ripartire; infatti il cugino, Raffaele Nazziconi, che doveva portarlo in Stazione, lo sollecitò più volte dicendogli che stava perdendo il treno: Antonio si voltò più volte, mentre andava via, a guardare la casa che stava lasciando. Pochi giorni dopo la morte, giunse la notizia a casa e la madre, la signora Pulcheria Pistilli, che già aveva sofferto tanto per la perdita di una figlia di soli due anni, ora si sentì ancor più afflitta: ogni 14 del mese si sarebbe alzata alle quattro del mattino, per percorrere i sette chilometri che separavano la sua abitazione di Villa Volpe dalla Chiesa della Madonna dello Splendore, per far celebrare una messa in suffragio per l'amato figlio. In quel periodo tanti soldati tornavano dal fronte e tanti altri, più tardi, rimpatriarono dalla prigionia, invece suo figlio non sarebbe più tornato. La signora Pulcheria morirà nel 1951 a soli 57 anni con tante lacrime nel cuore. Nel '72 Armando apprese la notizia della possibilità di fare domanda di rimpatrio da parte di coloro che avevano dei parenti caduti in guerra d'Africa; dopo aver informato il fratello Vincenzo, fu inoltrata la richiesta e così nel settembre del '72 i pochi resti del compianto fratello Antonio giunsero alla Stazione Ferroviaria dove alcuni Carabinieri col picchetto d’onore, lo accolsero, lo portarono nella Chiesa di San Flaviano e, dopo i rituali funerari, la salma fu tumulata nella Cappella di famiglia del Camposanto di Giulianova. Fino a quella data, il corpo era stato custodito in un sacrario assieme a molti altri caduti, presso la cittadina di Derna. Sotto una cartolina postale per le forze armate che Antonio scrisse al carabiniere Domenico Recinelli, suo vicino di casa, ritrovato in terra d'Africa. Sfortunatamente Antonio non potrà mai più rimpatriare, né purtroppo a Domenico fu concessa quella sospirata licenza e morirà in seguito alle ferite riportate in combattimento il 30 ottobre di quello stesso anno.
Nicola D'Emilio di Domenico e Maria Calvarese [Foglio caratteristico e matricolare n.4394: Soldato di leva classe 1916 Distretto di Teramo e lasciato in congedo illimitato lì 2 giugno 1936. Chiamato alle armi e giunto lì 1 aprile 1937 tale nel 1° Reggimento Artiglieria div. di Fanteria. Soldato scelto in detto lì 23 giungo 1937. Tale in aggregazione al D. M. di Perugia lì 4 agosto 1937. Tale in aggregazione all'8° Centro automobilistico di Roma lì 28 settembre 1937. Mandato in congedo ill. per fine ferma lì 22 agosto 1938. (Conducente a cavallo; attendente.) Richiamato alle armi a senso della C.M.le n.33690 del 5.9.39 tale nel 1° Rgt Artiglieria df. trasferito al 34° Rgt Artiglieria df. lì 3 ottobre 1939. Caporale in detto. Tale nel 23° Rgt Artiglieria lì 1 gennaio 1940. Caporale maggiore in detto. Tale nel 32° Rgt Artiglieria df. "Marche" lì 8 giugno 1940. Tale nel 32° Rgt Art. Mobilitato lì 11 giugno 1940. Ricoverato all'ospedale militare di Padova lì 15 novembre 1940. Trasferito all'ospedale Mil. Di Valdobbiadene lì 28 novembre 1940. Dimesso da detto luogo di cura e inviato in licenza di conv. di gg.20 lì 7 dicembre 1940. Rientrato al corpo lì 27 dicembre 1940. Tale nel 18° Reggimento Artiglieria "Pinerolo" lì 30 dicembre 1940. Tale in territorio dichiarato in stato di guerra lì 12 gennaio 1941. Partito per l'Albania ed imbarcatosi a Bari sul Piroscafo Doninzetti sbarcato a Durazzo lì 17 gennaio. Tale inviato in licenza str. di gg.30+4 lì 18 ottobre 1941. Partito per via terra dal territorio dichiarato in istato di guerra lì 23 ottobre. Tale in territorio dichiarato in istato di guerra lì 26 novembre 1941. Rientrato al corpo via terra lì 3 dicembre 1941. Tale trasferito nella forza matricolare del Deposito 18° Rgt Artiglieria df. l'Aquila lì 1 gennaio 1942. Giunto in territorio in stato di occupazione (Grecia) lì 8 giugno 1941. Sergente in detto dal 1 ottobre 1942. Inviato in licenza str. di giorni 15+ il viaggio lì 2 gennaio 1942. Tale partito dal territorio dichiarato in stato di guerra. Sbandatosi in seguito agli eventi sopravvenuti all'armistizio in Balcania lì 8 settembre 1943. Rimpatriato e giunto al Centro Alloggio di Taranto lì 10 dicembre 1944. Collocato in congedo ill. lì 15 settembre 1945. Contrasse nel novembre 1940 malattia "Malaria" riconosciuta dipendente da causa di servizio come da dichiarazione del Direttore dell'Ospedale Militare di Valdobbiadene in data 7.12.40 - XIX. Ha partecipato alle operazioni di guerra svoltesi alla frontiera greco-albanese dal 15.1.41 al 9.4.41 e dal 10.4.41 al 18.4.41 alla frontiera albanese-jugoslava e dal 19.4.41 al 23.4.41 alla frontiera greco-albanese col 18° Rgt Artiglieria df. "Pinerolo". Campagne di guerra 1941-43]. Quando l'allora signorina Giovina De Berardinis e Nicola si sono conosciuti, lui aveva già fatto 28 mesi di militare; era stato congedato nel 1939 e dopo meno di un mese fu richiamato alle armi, a Foligno come Alpino Artigliere e il 17 gennaio 1940 Nicola si imbarca via mare per il fronte greco. Arrivava qualche lettera ogni tanto e 2 o 3 volte era tornato a casa in licenza; una di queste licenze era stata motivata dalla morte del padre e, a Nicola durante il viaggio si erano gonfiati i piedi per una infezione tanto che dovette esporli dal finestrino del treno; ad Udine fu trasportato in ospedale e non riuscì a tornare a casa per i funerali. Dopo essere stato curato, fu inviato in convalescenza a Giulianova. Portava i piedi fasciati, senza scarpe e quindi senza poter camminare; il fratello della fidanzata gli diede una bicicletta per arrivare dalla Stazione fino a casa, a Colleranesco. Nicola era solito scrivere a casa ed i familiari iniziarono a crederlo morto quando, dopo l'8 settembre 1943, passarono due anni senza ricevere sue notizie. A Giulianova passavano spesso soldati diretti a Sud, sbandati o sfuggiti alla deportazione tedesca, provenienti dalla Grecia, dai Balcani, dal Nord Italia. A tutti questi passanti la signorina Giovina De Berardinis chiedeva se c'erano ancora soldati di ritorno dalla Grecia e la positiva risposta la rincuorava e gli alimentava la speranza di rivedere Nicola vivo; ma un soldato gli bloccò il cuore… "le valli greche sono piene di camposanti di giovani italiani…". Nicola però sarebbe riuscito a tornare, tra le lacrime e la gioia di tutti. Aveva tanto da raccontare, aveva vissuto tanti momenti difficili, tante notti aveva dormito con la morte accanto. Nicola diceva che il loro capitano aveva un giorno raccolto la compagnia prospettando due possibilità: o si veniva presi e portati in Germania dai tedeschi, oppure si poteva fuggire sui monti assieme ai partigiani greci. Nicola decise di seguire il suo capitano e assieme ad altri amici si incamminò verso le alture greche e mentre salivano per i boschi c'era chi cadeva a terra sfinito, ed anche Nicola si sentì mancare aggrappandosi ad un albero: "D'Emilio, cosa succede" gli chiesero i suoi commilitoni, "…mi sento male" rispose lui, ma poi il momento di difficoltà passò. Durante i gironi di cammino mangiavano quello che trovavano nei boschi, si provava ad accendere un fuoco e si tentava di arrostire erbe e funghi per renderli più digeribili. Inseguito si sparpagliarono e Nicola trovò alloggio presso la piccola casa di un contadino. Qui Nicola spaccava pietre per ricavarne la calce e costruire le mura della casa, oppure tagliava la legna; la famiglia che lo ospitava era povera, ma gli voleva bene anche se da mangiare riceveva davvero poco. Un altro ricordo che affiora dalla memoria di Giovina ci riporta ad un episodio precedente la data dell'armistizio che determinò lo sbandamento oppure la cattura e la deportazione dei militari italiani. Una notte, dopo l'annuncio del coprifuoco, mentre Nicola era di perlustrazione incontrò un prete ortodosso al quale chiese dove fosse stato e dove stesse andando e questi rispose di essere stato nei campi. Nicola si era accorto che quello non era un vero prete e che gli stava mentendo, per questo stava quasi per dargli uno schiaffo, ma poi non riuscì a non essere buono, gli indicò una strada per evitare il controllo della pattuglia tedesca e lo mandò via. Successivamente Nicola avrebbe rincontrato quell'uomo, un partigiano greco, che riconoscente gli fornì un biglietto grazie al quale non sarebbe stato toccato dagli altri partigiani di cui lui era uno dei capi. Con la resa della Germania, iniziarono i primi rimpatri e Nicola tornò la sera dell'8 dicembre 1945 a Taranto dove fu rinchiuso in un campo per 7-8 giorni per poi raggiungere Ortona in treno. Ma per arrivare a Giulianova bisognava proseguire a piedi e Nicola, scalzo, con una tovaglia a tracolla, tornò un passo dopo l’altro a casa. Oltre ai tanti ricordi di questi duri anni fatti di tanta fame e paura, sarebbero sempre rimasti i fastidi alle gambe dovuti sia alla malattia che ai diversi chilometri fatti con i piedi doloranti.
Cesare Cervellini di Bernardo e Maria Marziale [Foglio caratteristico e matricolare n.4424: Soldato di leva classe 1916 distretto di Teramo e lasciato in congedo illimitato lì 2 giugno 1936. Lasciato in congedo ill. provvisorio in attesa del congedamento del fratello Gaetano classe 1914 lì 17 maggio 1937. Chiamato alle armi e giunto nel Deposito di Udine ed aggregato per l'addestramento al 9° Rgt Artiglieria lì 24 maggio 1938. Tale nel dep. Misto G.a.F. di Udine. Tale ricoverato all'ospedale militare di Udine lì 1 febbraio 1939. Tale dimesso ed inviato in patria in licenza di convalescenza di gg.60. Tale ricoverato all'ospedale Civile di Giulianova lì 2 maggio 1939. Tale passato all'osp. M. di Bari lì 1 luglio 1939. Tale rientrato al corpo lì 1 ottobre. Tale aggregato al Com. Gruppo "Val Isonzo" in Merna. Tale presso il 94° Btg del 9° Raggruppamento Art. G.a.F. mobilitato lì 11 giugno 1940. Tale in territorio dichiarato in stato di guerra lì 6 aprile 1941 ricoverato all'ospedale n.452 da Campo lì 22 settembre 1942. Dimesso e rientrato al Corpo lì 25 settembre. Ricoverato all'ospedale M. di Lubiana lì 6 ottobre. Dimesso e rientrato al corpo lì 15 ottobre. Inviato in licenza speciale di gg.15+2 lì 5 marzo 1943. Rientrato al Corpo lì 22 marzo 1943. Fatto prigioniero dei tedeschi lì 9 settembre 1943. Deportato in Germania lì 18 settembre 1943. Rimpatriato lì 7 settembre 1945. Inviato in licenza di rimpatrio di gg.60. Nulla può essere elevato in merito alle circostanze della cattura e al comportamento tenuto durante la prigionia di guerra (come da nulla osta rilasciato dal Com. D. M. di Teramo in data 1.10.45). Collocato in congedo lì 8 novembre 1945. Ha partecipato dal 6.4.41 al 31.10.41 alle operaizoni di guerra svoltesi alla frontiera italo-jugoslava e in Balcania col 9° Reggimento Art G.a.F. Ha partecipato dal 20.4.42 al 9.9.43 alle operazioni di guerra svoltesi in Balcania col 9° Reggimento Art. G.a.F. Campagne di guerra 1941-42-43-44-45. Prigioniero dei tedeschi dal 9.9.43 al 8.5.45 trattenuto dalle FF.AA. alleate fino al 7.9.45]. Il figlio, signor Mario Cervellini, ricorda che il padre diceva di aver fatto ben dieci anni tra militare e prigionia, tornado a casa soltanto qualche volta per brevi periodi di licenza. Infatti chiamato al servizio di leva nel 1937, Cesare fu poi impiegato nei territori balcanici durante il conflitto ed infine cadde prigioniero dei tedeschi e fu deportato nel campo di concentramento di Dachau, in Germania. Tornato tra gli ultimi militari italiani rimpatriati, ha, da allora, sempre sofferto di gravi disturbi psichici a causa delle drammatiche condizioni di vita sofferte; la morte era sempre davanti agli occhi, le debilitazione fisica e mentale colpiva chiunque e molti non sopravvissero.
Nicola Galantini [Foglio caratteristico e matricolare n.8534: Soldato di leva classe 1917 Distretto di Teramo e lasciato in congedo illimitato lì 19 aprile 1937. Chiamato alle armi e giunto lì 5 aprile 1939 tale nel 14° Reggimento Fanteria Chieti lì 6 aprile 1939. Partito per l'Albania perché trasferito al 48° Reggimento Fanteria imbarcatosi a Bari lì 1 agosto 1939 tale sbarcato a Porto Edda lì 3 agosto 1939. Caporale in detto lì 20 dicembre 1930. Caporal maggiore in detto lì 10 maggio 1940. Trattenuto alle armi lì 5 ottobre 1940. Dichiarato disperso in combattimento nel 48° Fanteria (Albania) lì 24 novembre 1940. Parificato a Bari lì 31.8.43. Catturato dai Greci lì....deceduto in prigionia per causa imprecisata lì 24 dicembre 1940. Nessun addebito può essere elevato in merito alle circostanze della cattura e al comportamento tenuto durante la prigionia di guerra. Parificato a Teramo lì 22.9.56]
Pasquale Calvarese di Antonio e Caterina Di Giovanni [Foglio caratteristico e matricolare n.9255: Soldato di leva classe 1917 Distretto di Teramo e lasciato in congedo illimitato lì 23 giugno 1937. Ammesso all'eventuale congedo anticipato per il titolo di cui all'art.2 n.2 del R. Decreto Legge 10 febbraio 1936, n.396 lì 23 ottobre 1937. Chiamato alle armi e giunto nel 14° Reggimento Fanteria lì 3 aprile 1939 Anno XVI. Tale nel 9° Btg Mitraglieri Autocarrati 2ª Compagnia, Campobasso lì 11 aprile 1939. Rientrato al 14° Rgt Fanteria Chieti lì 2 gennaio 1940. Tale in Egeo col 9° Rgt Fanteria lì 26 gennaio 1940. Catturato prigioniero e deportato in Grecia dai tedeschi lì 9 settembre 1943. Tale nel campo E945-135 Dubae lì 20 settembre 1943. Rimpatriato lì 29 luglio 1945Ricollocato in congedo illimitato a senso della C.n.8394 in data 15.9.945. Tale nel Distretto Militare di Teramo lì 20 novembre 1945]. La moglie, la signora Donata Zitti, ricorda come a Pasquale fosse rimasto particolarmente impresso uno dei tanti spostamenti avvenuti dopo la cattura in Grecia, durante il quale la sua Compagnia fu costretta a procedere per ben 500 chilometri a piedi. Poi, con la sconfitta del nazismo e la ritirata dei tedeschi dai territori greci, Pasquale e tutti i soldati italiani tenuti prigionieri in quei territori, furono liberati dai partigiani locali che consentirono l’avvio delle procedure di rimpatrio.
Luigi Nazionale di Tommaso e Edvige Di Giuliantonio [Foglio caratteristico e matricolare n.9653: Soldato di leva classe 1917 distretto di Teramo lasciato in congedo illimitato lì 9 gennaio 1939. Chiamato alle armi e giunto lì 8 febbraio 1940. Tale nel 9° Reggimento Fanteria ed avviato per la vestizione al deposito misto truppe italiane dell'Egeo in Barletta. Imbarcato a Bari lì 19 febbraio 1940 e sbarcato a Rodi. Tale nel 9° Rgt Fanteria lì 22 febbraio 1940. Tale in territorio dichiarato in stato di guerra lì 11 giugno 1940. Partito per l'occupazione della parte orientale dell'Isola di Creta imbarcatosi a Rodi lì 27 maggio 1941. Sbarcato a Litia (Creta) lì 28 maggio 1941. Tale nel Reggimento da Formazione Regina lì 1 luglio 1941. Trasferito nel 265° Rgt Fanteria Locri lì 1 luglio 1941. Trattenuto alle armi ai sensi della C.M.le n.40001 del 24.8.39 lì 8 agosto 1941. Disperso in Egeo in seguito agli eventi verificatosi l'8 settembre 1943. Redatto verbale di irreperibilità lì 7 gennaio 1948]. Quando giunse la chiamata alle armi, Luigi partì accompagnato dal padre verso Teramo su di una sola bicicletta. Quello che sarebbe stato l'ultimo saluto di un padre al proprio figlio avvenne proprio davanti all'entrata del Distretto Militare, l'8 febbraio 1940. Da quel momento, Luigi non avrebbe mai più rivisto i suoi familiari, mai nessuna licenza per rincasare qualche giorno, fu mandato direttamente a Bari, poi nell'isola di Rodi, poi in  quella di Scarpanto fino a quando giunse l'ordinanza di partire verso l'Isola di Creta. Durante i tristi momenti dell'attesa di notizie del caro Luigi, i famigliari fecero tante ricerche per sapere se fosse disperso o, se al caso fosse morto, dove era stato seppellito; avevano avuto notizia solo del fatto che era caduto prigioniero dei tedeschi e che la sua nave era stata affondata. Il fratello, Giovanni Nazionale, ricorda qualcosa delle lettere spedite da Luigi, le leggeva sempre lui quando arrivavano a casa. Sapevano dove era, Isola di Rodi, che stava bene e che prestava servizio come radiotelegrafista nella Compagnia Comando Reggimentale. Luigi aveva infatti un diploma per aver fatto un corso da radiotelegrafista a Giulianova; qui era anche responsabile della casa del fascio e in virtù di questo incarico non partì militare con i compagni della sua classe di leva. Dopo diversi mesi che il suo Reggimento stazionava nell'Isola, una volta partito, giunse a casa una lettera dove comunicava la partenza per l'Isola di Creta ed infatti nell'ultima lettera, quella del 28 agosto 1943, Luigi raccontava di esservi arrivato e di trovarsi abbastanza bene. Le lettere erano state tutte accuratamente conservate da Giovanni, ma sono andate perdute nei mesi dello sfollamento avvenuto poiché la loro casa sulla strada principale era particolarmente esposta alle visite di tedeschi di passaggio. Spesso capitava che bussassero di notte, ora per un po' d'acqua, ora per un po' di cibo e i genitori ospitavano tutti ed assecondavano come potevano alle richieste. Finché una sera arrivarono dei delinquenti che aggredirono l'intera famiglia, rinchiusero tutti in camera e rubarono i viveri preparati per la mietitura. Da quel giorno, la notte, sarebbero andati a dormire nella vicina casa dei Palandrani dove il capo famiglia, Pietro, li accolse benevolmente anche se l'unico spazio rimasto disponibile in quella colonica già occupata da tante persone sfollate da Giulianova, era la stalla.
Giacinto Bianchini di Gaetano e Maria Massimantonio [Foglio caratteristico e matricolare n.8520: Soldato di leva classe 1917 Distretto di Teramo e lasciato in congedo illimitato lì 19 aprile 1937. Chiamato alle armi e giunto lì 15 marzo 1938 tale nel presidio Zara Fanteria Battaglione mitragliere Cadorna Zara lì 17 marzo 1938 anno XV. Soldato scelto in detto O.P.N. n.16 lì 25 aprile 1938. Caporale in detto O.P. n.29 lì 15 agosto 1938. Trattenuto alle armi a senso della C.M.le n.40001 lì 15 settembre 1939. Mandato in licenza str. lì 4 novembre 1939. Tale presso il Battaglione Diaz Zara mobilitato lì 6 giugno 1940. Tale in territorio dichiarato in stato di guerra, tale in zona di operazioni. Tale nel 292° Reggimento Fanteria "Zara" in seguito a cambio di destinazione del Comando Fronte a Mare Truppe di Zara. Catturato dai tedeschi in Zara e condotto in Germania lì 12 settembre 1943; liberato dalla prigionia e rientrato in Italia lì 10 settembre 1945. Collocato in congedo illimitato lì 10 novembre 1945. Residenza eletta all'atto dell'invio in congedo: Colleranesco, Strada provinciale n.124 - Giulianova (Teramo). Ha partecipato dal 6 al 18 aprile 1941 anno XIX alle operazioni svoltesi alla frontiera italo-jugoslava col Comando Fanteria Terra Battaglione Cadorna P.M.141. Ha partecipato dal 19.4.41 al 31.8.42 alle operazioni di guerra svoltesi in Balcania col Comando Fanteria Terra e dal 1.9.42 all'8.9.43 col 292° Rgt Fanteria divisione Zara P.M. 141. Campagne di guerra: 1941-42-43-44-45]. La moglie di Giacinto, la signora Violanda Di Berardino, ricorda che il marito spesso raccontava di aver fatto dieci anni tra leva militare e chiamata alle armi, di aver trascorso tanto tempo lontano da casa, di aver visto amici morire in guerra e molti cadere prigionieri come lui. A seguito di un provvedimento ministeriale, Giacinto avrebbe potuto tornare a casa, ma volle far rimpatriare uno tra i fratelli che avevano già famiglia. Il Battaglione di cui Giacinto faceva parte fu preso prigioniero mentre presidiava l'Isola di Zara, il 12 settembre 1943, ed interamente deportato in Germania. Il definitivo rimpatrio avvenne a guerra ormai finita da mesi, il 10 settembre 1945. Sul finire degli anni '50 le difficili condizioni economiche costrinsero Giacinto ad emigrare proprio in Germania ed a restarci due intere stagioni; questi sacrifici gli consentirono di portare a termine i lavori di costruzione della sua casa a Giulianova. Seppur andando incontro ad incertezze e paure, Giacinto si era recato all'estero e proprio in Germania confidando nei ricordi di prigionia ed utilizzando le poche parole e i luoghi dei suoi ricordi per trovare una sistemazione e un lavoro. Tornato finalmente in Italia, si sposò con la cara moglie Violanda nel 1951.
Pierino Di Pasquale di Cesare (Sabatino) e Farmentina Di Bonaventura [Foglio caratteristico e matricolare n.11786: Soldato di leva classe 1917 Disretto di Teramo. Arruolato per ferma di mesi 28 dal Consiglio di Leva Marina di Ancona con la classe 1917 classificato prov-visoriamente Cannoniere D. e lasciato in congedo illimitato lì 5.8.36. Giunto alle armi (Deposito C.E.M.M. di Venezia) lì 11.7.37. Classificato cannoniere di 1ª Cl. lì 11.1.38. Trattenuto alle armi lì 16.11.39. Congedato da maridist. Roma lì 3. marzo 1947]. Grazie ai chiari e minuziosi ricordi del fratello, il signor Paolino Di Pasquale, possiamo ricostruire il percorso militare di Pierino, primo di 7 fratelli, che nel 1937 decide di partire volontario in marina per avviarsi alla carriera da sottufficiale. Dopo aver firmato la ferma di 3 anni, fu mandato dapprima a Bari, poi a Taranto e infine a Zara dove, nel 1940 avrebbe concluso i suoi 3 anni di ferma. Tornato a casa, Pierino era in attesa del congedo intenzionato a non rifirmare perché stanco della vita militare. Purtroppo eravamo nei mesi in cui l'Italia era già entrata in guerra a fianco della Germania, così anziché il congedo Pierino fu imbarcato sull'Incrociatore San Giorgio diretto a Tobruk per presidiare il porto. Dopo 9 mesi, la nave fu affondata dagli inglesi e tutto l'equipaggio fatto prigioniero (21 dicembre 1941). Pierino si ritrovò dapprima internato in un campo in Egitto e poi trasferito in Australia dove rimase fino alla data del rimpatrio avvenuto il 1 gennaio 1947. Le notizie che erano giunte a casa lo davano per disperso dopo l'affondamento della nave; soltanto dopo diversi anni, nella settimana di Pasqua del 1946, giunsero poche righe, ma di infinito sollievo per la famiglia; Pierino diceva di essere vivo e di trovarsi in Australia. Durante il periodo di prigionia era facoltativo per i soldati catturati collaborare o restare nel campo di internamento; Pierino decise di andare a lavorare in campagna, in una fattoria che aveva grandi terreni da coltivare e abbondanti pascoli. Intanto anche un altro dei fratelli, Filippo, era stato chiamato alle armi, ma per fortuna nel giorno dell'armistizio si trovava a Roma e riuscì a tornare, seppur a piedi e pieno di pidocchi, dopo circa un mese. La casa della famiglia Di Pasquale si trovava presso la bigattiera dei Trifoni ed in quel periodo, autunno-inverno 1943, erano lì sfollate e alloggiate ben 64 famiglie provenienti da Giulianova e dalle zone vicine al fronte sul Sangro.
Umberto Calvarese di Flaviano e Rosa Di Bonaventura [Foglio caratteristico e matricolare n.307: Soldato di leva classe 1918 Distretto di Teramo e lasciato in congedo illimitato lì 2 maggio 1938. Chiamato alle armi lì 31 marzo 1939 nel 92° Reggimento Fanteria Torino. Caporale in detto lì 1 marzo 1940, tale trasferito in territorio dichiarato in stato di guerra lì 11 giungo 1940 presso il 92° Rgt Fanteria Mobilitato. Tale nel 1° Battaglione Mortai divisione "Superga" lì 13 agosto 1942; trasferito al 92° Fanteria a Napoli lì 20 marzo 1942. Tale promosso Caporalmaggiore in detto. Partito per la Tunisia imbarcandosi a Scialla lì 27 settembre 1942. Sbarcato a Tunisi lì 28 settembre. Tale in zona di operazioni lì 10 novembre 1942. Fatto prigioniero dagli alleati lì 11 maggio 1943. Tale nel campo V.I.T. Costantini (Tunisi) lì 28 maggio 1943. Rimpatriato imbarcandosi da Filippovil lì 20 aprile 1946. Sbarcato a Napoli ed inviato in licenza straordinaria di gg. 60 lì 22 aprile 1946Ultimo corpo di appartenenza 1° Btg Mortai 81. Residenza: Giulianova, via Campocelletti n.7]. Dopo sette anni tra leva e prigionia Umberto riuscì a tornare a casa e si sposò nel 1951. Alle sciagure del suo destino purtroppo si era unita la perdita dell'amata madre durante la sua assenza. La signora Maria Petrini, moglie di Umberto, conserva con cura ed emozione alcune fotografie da soldato del marito ed in una di queste è riconoscibile anche l'amico e compaesano Antonio Ferroni col quale ha condiviso un periodo di servizio militare.
Florindo Caprioni di Michele e Teresa Piccinini [Foglio caratteristico e matricolare n.5454: Soldato di leva classe 1919 Distretto di Teramo e lasciato in congedo illimitato lì 12 giugno 1939. Chiamato alle armi e giunto nel 75° Reggimento Fanteria Siracusa lì 13 marzo 1940 Anno XVIII. Tale in territorio dichiarato in istato di guerra lì 11 giugno 1940. Tale presso il 75° Reggimento Fanteria Mobilitato lì 11 giugno 1940. Trattenuto alle armi ai sensi della C.40001 del Ministro della Guerra in data 24.8.939 lì 11 settembre 1941. Fatto prigioniero dagli inglesi lì 17 luglio 1943. Tale nel campo di concentramento n.307 in Egitto lì 26 luglio 1943. Tale rimpatriato e sbarcato a Napoli lì 19 luglio 1946Inviato in licenza di rimpatrio di gg.60. Allo scadere della suddetta licenza presentatosi al Distretto Militare di Teramo ed inviato all'ospedale militare di Chieti lì 10 settembre 1946. Dimesso con gg.90 di licenza di convalescenza. A visita di controllo presso l'ospedale militare di Chieti, concessa proroga di gg.90 di licenza di convalescenza lì 10 dicembre 1946. A successiva visita di controllo presso l'ospedale militare di Chieti giudicato non idoneo al servizio militare dall'11.3.47 in licenza speciale in attesa del trattamento di quiescenza. L'infermità si presenta da causa di servizio lì 9 marzo 1947. Nessun addebito può essere elevato in merito alle circostanze della cattura, ed al comportamento tenuto durante la prigionia di guerra, come da nulla osta rilasciato dal Comando del Distretto Militare di Teramo in base alla C.589 G.m.941. parificato a Teramo lì 20 settembre 1949. Residenza: Giulianova, via Filetto n.13. Attendente. Ha partecipato dal 18.11.42 al 14.4.43 alle operazioni di guerra svoltesi in Sicilia col 75° Rgt Fanteria Mbl interessato alla difesa costiera. Ha partecipato dal 15.4.43 al 12.7.43 alle operazioni di guerra svoltesi in Sicilia col 75° Rgt Fanteria Mbl. Campagna di guerra 1943]. Queste sono le fotografie che il figlio Michele Caprioni conserva, con affetto e premura, in ricordo del periodo di prigionia del padre.
Domenico Paesani di Pasquale e Maria Di Cesare [Foglio caratteristico e matricolare n.4050bis: Soldato di leva classe 1919 distretto di Teramo arruolato per ferma dal Consiglio di Leva M. di Ancona lì 14 settembre 1939. Giunto alle armi Deposito C.E.M.M. di Venezia lì 14 novembre 1939. Trasferito nella categoria Marò lì 15 novembre 1939, classificato Comune I cl. lì 1 gennaio 1941. Congedato dal c/do Maridist. ROMA col grado di Comune I cl. per smobilitazione lì 24 luglio 1946]. Il soldato  Paesani  Domenico, come risulta dalla documentazione  (Scheda di  Rimpatrio  n. 381, Distac-camento Regia Marina Roma) accuratamente conservata dal genero Francesco Spitilli e dalla figlia Clara Paesani, è stato catturato dalle forze alleate inglesi nei pressi di Tobruk e deportato in Inghilterra nel Campo di prigionia n.131 - Diss. matricola n.823479. Il rimpatrio è avvenuto nel Centro di raccolta di Napoli il 7 maggio 1946; successivamente partito da Roma il 24 maggio 1946 con destinazione Giulianova. Durante il periodo di prigionia trascorso in Inghilterra, Domenico riuscì a ricongiungersi, grazie ad una normativa che prevedeva al fratello minore di raggiungere il maggiore, con Antonio, anche lui catturato in Libia ed internato in Gran Bretagna. Entrambi trascorsero gli anni di prigionia lavorando per lo più in aziende agricole, impiegati come braccianti nei vari lavori di campagna.
Domenico Recinelli di Berardo e Santa Zanni [Foglio caratteristico e matricolare n.8774: Soldato di leva classe 1920 Distretto Teramo e lasciato in congedo illimitato lì 6 febbraio 1939. Allievo Carabiniere a piedi volontario Legione Allievi per la ferma di anni tre lì 20 febbraio 1939. Posizione matricolare non aggiornata per mancanza di documentazione. Deceduto nell'Ospedale da Campo n. 95 in seguito a ferite multiple riportate in combattimento e sepolto nel 30° Km da Tobruk (A.S.) lì 30 ottobre 1941]. Domenico, ci racconta la moglie del fratello Guido, la signora Gaetana Romualdi, era partito volontario per la Libia nel '40 e ogni volta che poteva spediva lettere di comunicazione a casa e, tramite vaglia postale, inviava anche tutti i suoi risparmi alla famiglia. (Ecco due vaglia postali, di cui uno spedito il 1 ottobre 1941, un mese prima della sua morte). In una delle lettere mandate ai familiari Domenico diceva che voleva tornare: "[frammento strappato; senza data] …coll'intervallo di due giorni, ho ricevuto due lettere tue nelle quali mi assicuravi le tue ottime condizioni di salute, lo stesso posso dirti di me e di Caprioni, che grazie al destino siamo ancora assieme. Ti parlai in una precedente, circa il mio rimpatrio. Secondo me deve essere un mistero in quanto si attendeva il cambio almeno, se la cosa fosse andata a lungo per il 15 di settembre…però tutto quello che si sperava è svanita. Porca miseria, si è messo a dormire e sembra che non si voglia più svegliare. Ora che colpa ho io se ti dissi che rimpatriavo! Tutti lo dicevano, anche pezzi grossi, e quindi mi convinsi talmente che non facevo altro: pensare all'Italia, paese natio (…) E ora invece, mi rassegno e dico: farò un anno e poi basta, basta secondo me, e se mi tenessero ancora, non vorrei rimanere! Diodato mi ha scritto una cartolina da Teramo: Beato lui, che ha avuto quella fortuna, fortuna; ma che fortuna se è stato ferito. Io per conto mio quella fortuna non la vorrei avere. Che mi mandano quando vogliono loro, perché poco [frammento strappato] … [frammento censurato] ho sopportato due anni però adesso basterebbe [censurato]. Oltre a fare due anni di colonia sottoposto ad un clima inadatto, ho fatto anche 7 mesi di prima linea sottoposto a sacrifici. La Patria l'ho servita secondo me abbastanza. Non mi dilungo perché dovrei raccontarti delle fesserie, ed io non sono abituato. Abbracci infiniti, tuo fratello Domenico". Un'altra lettera riporta: "Tripolitania 28-8-40 Cari genitori, avendo ricevuto la vostra il giorno 27 a sera mi affretto a farvi una risposta immediata per annunziarvi le mie felici notizie. Io mi trovo ancora al solito posto, cioè a circa 40 Km da Tripoli […] Io e Caprioni ci troviamo ancora assieme con la speranza di non separarci mai più fino alla fine della guerra, in modo che finite le ostilità possiamo ritornare ancora una volta a fruirci assieme una licenza che sarà prossima. […] la mia licenza che voi tanto desiderate per il momento non è il caso parlarne perché potete bene immaginare a quali condizioni ci troviamo in questo momento, e quindi ne parleremo più tardi. So che in questo momento le campagne abbondano di tutte le specie di frutti, ma anche a questo devo rassegnarmi perché la fine di tutto ciò che mi ostacola di ritornare si avvicina sempre più. Non ho altro da dirvi, tanti saluti alla nonna, a Arturo, alla zia Michelina e famiglia, agli amici e parenti. Vi saluto con affetto, Domenico". E ancora, in una Cartolina postale per le forze armate: "12-4-41-XIX Cari genitori non avendo ricevuto ancora notizie da voi mi spingo a scrivervi questa cartolina per spiegarvi l'ottimo mio stato di salute. Mi trovo al confine Cirenaico e ci sto molto bene. Gli inglesi fuggono a più non posso. Non ho altro da dirvi, saluti e baci a tutti in famiglia, Domenico". E ancora in un'altra cartolina "21-5-41-XIX Cari genitori vengo con queste due righe a darvi le mie felici notizie […] mi trovo quasi vicino Tobruk dove gli inglesi sono accerchiati e si aspetta il momento della loro resa […]". Purtroppo gli inglesi non stavano affatto fuggendo e non pensavano affatto ad una resa, perché avevano abbandonato territori privi di valore strategico, senza postazioni militari di rilievo, mentre il vero obiettivo era allungare le truppe italiane in marcia per poter tagliare i rifornimenti. Ed infatti, dopo pochi mesi, nell'ottobre del '41 gli inglesi passarono alla controffensiva, molti militari italiani tra cui il nostro carabiniere Domenico furono feriti a morte, mentre oltre 40 mila caddero prigionieri. Nella copia dell'atto di morte inviato alla famiglia: "[…] Carabiniere Recinelli Domenico iscritto nel registro tenuto dall'ospedale da campo n.95…l'anno 1941 il giorno 30 del mese di ottobre nell'ospedale da campo n.95 è deceduto alle ore 17 e 30 minuti in età di anni venti il Carabiniere Recinelli Domenico della 127ª Legione C.C.R.R: divisione "Brescia" Posta militare 96.A.S. […] morto in seguito a ferite multiple riportate in combattimento ed è stato sepolto al 30° Km da Tobruk cimitero distanza alla casa cantoniera tratto Derna Tobruk. […] Roma 4 dicembre 1941".Ad ogni ricorrenza della morte, il 30 di ottobre, la madre preparava un altarino dentro casa con la foto, le lettere e tutti gli affetti di Domenico, e rimaneva diverso tempo in preghiera, in un silenzioso pianto ininterrotto "mio figlio è stato seppellito come un cane" proferiva ogni tanto. La signora Santa Zanni aveva infatti ricevuto una valigetta spedita dall'Africa dall'amico Caprioni: essa conteneva il berretto da Carabiniere di Domenico, i suoi guanti, un fazzoletto di seta, le lettere e altro ancora.
Antonio Bizzarri di Filippo e Pantoni Carolina [Foglio caratteristico e matricolare n.8646: Soldato di leva classe 1920 Distretto di Teramo e lasciato in congedo illimitato lì 2 febbraio 1939. Chiamato alle armi e giunto nel 49° Reggimento Artiglieria Cirene ed avviato per la vestizione al 14° Rgt Artiglieria di Bari lì 2 febbraio 1940. Trasferito al 45° Reggimento Artiglieri Cirene imbarcatosi a Napoli lì 27 febbraio 1940, sbarcato a Bengasi lì 28 febbraio 1940. Giunto in territorio dichiarato in istato di guerra e zona di operazioni lì 11 giugno 1940. Catturato prigioniero dalle FF.AA. alleate in Barna ed internato in Inghilterra lì 10 gennaio 1941. Rimpatriato e giunto al Centro Alloggio di Pescantino lì 16 luglio 1946. Collocato in con-gedo illimitato lì 16 settembre 1946. Campagne di guerra 1940-41]. La figlia Marilena Bizzarri ricorda come il padre raccontasse di essere stato condotto dapprima in India, forse nel campo di Bangalore dopo un interminabile viaggio in mare ed inseguito è stato trasferito in Inghilterra.
Luigi Palandrani di Pietro e Annunziata Pomante [Foglio caratteristico e matricolare n.10269bis: Soldato di leva classe 1920. Arruolato per ferma di mesi 28 dal Consiglio di Leva M. di Ancona lì 5 giugno 1939. Giunto alle armi (Deposito C.E.M.M. di Venezia e classificato marò 1° V.) lì 15 marzo 1940. Trattenuto alle armi lì 15 luglio 1941. Congedato da Maridist Roma lì 24 luglio 1946. Tale presso Dep. Venezia dal 14.3.1949 al 21.3.1949; Taranto dal 21.3.1940 al 30.3.1940. Prigioniero degli alleati dal 8 aprile 1941 al 3 maggio 1946]. L'allora fidanzata di Luigi, la signorina Elisabetta Cinthi, ricorda la data del 14 marzo del 1940 quando Luigi partì in treno, 8 giorni di viaggio, diretto a Venezia; e poi, l'altra indelebile data è il 6 maggio  del  1946,  quando  Luigi  tornò  finalmente a casa. I trasferimenti della vita militare di Luigi lo portarono dapprima a Taranto, in Marina (diceva di essere stato un Marò), poi in Africa Orientale, a Massaua. Durante le operazioni di guerra in queste zone fu preso prigioniero dagli inglesi dopo circa un anno di permanenza in Africa Settentrionale. Dopo essere stato catturato Luigi assieme a tanti altri prigionieri italiani fu portato a Durban (Sudafrica) e poi si imbarcò per una attraversata in mare di quasi tre mesi (agosto, settembre, ottobre). Si imbarcò ad agosto, 40 giorni di navigazione, era un convoglio di prigionieri e c'erano anche altre navi. L'Atlantico era pieno di sommergibili, ci furono un paio di allarmi, ma non furono bombardati da nessuno. Anche se non spesso, Luigi riusciva a scrivere qualche lettera di rassicurazioni ai familiari; mentre era prigioniero andava a lavorare in campagna finché si è operato alle tonsille e così per un po' fece anche l'attendente. Il tanto atteso e sognato rimpatrio avvenne nel mese di maggio e pochi mesi dopo, il 12 dicembre 1946, si sposò con la sua fidanzata Elisabetta. Una ulteriore testimonianza ci viene fornita da due ex-prigionieri che hanno condiviso con Luigi il periodo in Inghilterra, nello stesso campo n.27, Sabatino Di Gianvittorio (25.10.1919) e Gaetano Marcattili (14.9.1919) i quali ci raccontano come, dopo essere sbarcati a Liverpool, sono stati condotti in un campo di detenzione dove hanno incontrato il compaesano Luigi; in un primo momento si restava richiusi in questo campo, poi, chi voleva, poteva uscirne per andare a lavorare in campagna presso famiglie bisognose di manodopera. Gli inglesi avevano dotato di una divisa i prigionieri italiani e anche il cibo (soprattutto pane e fagioli) e l'alloggio erano abbastanza buoni; per quanto riguarda la lingua, si imparavano i termini fondamentali (bread and beans, appunto), per il resto "ci si arrangiava"; si aveva la possibilità, ogni tanto, di scrivere una lettera di non più di 24 righe. L'aspetto più demoralizzante era l'assenza di notizie sul rimpatrio. A diversi scaglioni sono poi stati rimpatriati, dai primi mesi del '46 fino a tutto il '47.
Alfredo Di Giuliantonio di Ottavio e Carmela Nazionale [Foglio caratteristico e matricolare n.8670: Soldato di leva classe 1920 Distretto di Teramo e mandato in congedo illimitato lì 3 febbraio 1939. Chiamato alle armi e giunto nel 2° Reggimento Bersaglieri Roma lì 11 marzo 1940. Tale presso il 2° Reggimento Bersaglieri Mobilitato lì 24 giugno 1940. Tale imbarcatosi a Brindisi (Nave "Viminale") lì 7 novembre 1940 sbarcato a Valona e giunto in zona di operazioni di guerra. Partito per l'Italia imbarcatosi al Pireo (Grecia) sulla nave "Galilea" lì 16 marzo 1942. Disperso in mare a seguito naufragio nave "Galilea" lì 28 marzo 1942. Rilasciata la dichiarazione di irreperibilità dal Deposito 2° Reggimento Bersaglieri lì 28 Giugno 1942. Ha partecipato dal 8.11.40 al 23.4.41 alle operazioni di guerra svoltesi in frontiera greco-albanese col 2° Reggimento Bersaglieri Mobilitato. Campagna di guerra 1941]. Con commozione il fratello, signor Alessandro Di Giuliantonio, ricorda la tristissima comunicazione a casa da parte dei Carabinieri di Giulianova dell'avvenuto naufragio della nave su cui stava tornando Alfredo. Il padre, Ottavio, era riuscito a far richiamare il figlio che sarebbe stato arruolato nell'Arma dei Carabinieri senza dover far ritorno in territorio di operazioni belliche.
Corradino Di Pietro di Domenico e Adelaide Di Giuliano [Foglio caratteristico e matricolare n.8676: Soldato di leva classe 1920 Distretto di Teramo lì 3 febbraio 1939. Già assegnato al contingente della Regia Aeronautica della classe 1920 e messo poi a disposizione del Regio Esercito, chiamato alle armi con la classe 1921 e giunto lì 11 gennaio 1941. Tale nel 7° Rgt Fanteria Milano lì 13 gennaio 1941. Deceduto il 16 Aprile 1941 alle ore 21,30 per "paralisi cardiaca" presso il posto di medicazione del 7° Reggimento Fanteria a Porto Valtravaglia]. All'inizio i familiari, ci dice il nipote Domenico Di Pietro sulla scia dei ricordi del padre Alfonso, avevano ricevuto soltanto la comunicazione del decesso in servizio per cause ignote.
Luigi D'Ascanio di Raffaele e Rosaria Calvarese [Foglio caratteristico e matricolare n.8723: Soldato di leva classe 1920 Distretto di Teramo lì 4 febbraio 1939. Chiamato alle armi e giunto nel 6° Centro Automobilistico 856° Autosez. Pesante Bologna lì 10 marzo 1940 Anno XVIII. Trasferito al 123° Aut. Rep. Leggero Trieste lì 10 settembre 1940. Trasferito in Albania nel 214° Aut. Pesanti lì 10 gennaio 1941. Prigioniero delle truppe tedesche e deportato in Germania lì 9 ottobre 1943. Tale nel 6° Campo Conc. lì 27 ottobre 1943. Liberato dalle truppe americane lì 1 aprile 1945. Rimpatriato e giunto in Italia lì 29 aprile 1945. Presentatosi al Distretto Militare Teramo per sistemaz. amm. e matricolare e inviato in licenza straordinaria in attesa di congedo. Collocato in congedo lì 3 dicembre 1945. Conduttore di auto-mezzi. Ha partecipato dal 19.09.41 al 23.04.42 alle operazioni di guerra svoltesi in frontiera greco-albanese col 214° Rgt. Autarep. Senata. Ha partecipato dal 18.11.42 al 8.9.43 alle operazioni di guerra svoltesi in Balcania col 214° Autarep. Pesante 26-22 Base Missilistica. Prigioniero dei tedeschi dal 10.9.43 al 8.5.45. Campagne di guerra 1941-43-44-45]. Dai ricordi della moglie, la signora Rosa Argentina D'Ascenzo, recuperiamo alcuni momenti della vicenda di prigionia di Luigi: dopo essere stati catturati dai tedeschi e condotti nelle stazioni ferroviarie più vicine, i soldati italiani venivano stipati in vagoni merci; Luigi diceva di essere restato per ben 18 giorni qui dentro, senza bere e senza mangiare, facendo i bisogni corporali dal finestrino e reggendosi gli uni agli altri. Giunti al campo, nessuno sapeva la fine che avrebbero fatto: ricevevano poco o niente da mangiare, una razione giornaliera composta da: un litro d'acqua (ci si dovevano lavare, dissetare, fare la barba) e 500 grammi di pane scuro, bucce di patate oppure bietole; nei momenti di fame più acuta, Luigi e molti altri avevano addirittura staccato il calcinaccio dal muro per mettere qualcosa nello stomaco. Dai suoi normali 74 chili giunse a pesarne 35 e non si reggeva più in piedi da solo. Un giorno nel piazzale del campo sostarono una serie di vagoni pieni di prigionieri italiani; Luigi provò a chiamare il nome del cugino Pasquale D'Ascanio dicendo "Pasquà, Casciò c stì…" e dopo tanto urlare, una voce da dentro un vagone rispose: "…sc, c sting…". Pasquale e Luigi non riuscirono che ad intravedersi, scambiarono poche parole e poi si sarebbero raccontate le loro peripezie dopo un paio di anni, quando si rividero, finalmente salvi, a casa. Dal settembre del '44 gli Internati Militari Italiani iniziarono ad essere impiegati nei più diversi settori lavorativi. Luigi ed altri del suo campo furono condotti a lavorare in una fabbrica in cui si producevano orologi, giornali, sacchetti in plastica. Qui c'era un anziano tedesco che ordinava a loro italiani, visto che erano "intelligenti", di fare 2 orologi con 1 orologio; gli dava un martello e gli diceva di iniziare. Ovviamente era un modo per umiliare e irridere i "traditori", per attaccare briga e farli così arrestare dalla Gestapo. Una mattina, mentre Luigi si recava a lavoro, cadde 14 volte per strada a causa della neve e del ghiaccio, ma soprattutto perché le scarpe in legno erano così consumate che slittavano tantissimo. In questo periodo Luigi conobbe tre giovani russe che lavoravano in campagna, alloggiate nelle case delle famiglie contadine del posto. La loro condizione era di certa migliore e quando potevano aiutavano i prigionieri italiani dandogli un po' di pane. Come forma di ricordo e riconoscenza, Luigi avrebbe sempre portato la foto di queste tre ragazze nel suo portafogli. Quando, una volta tornato a casa, usava qualche parola imparata in Germania, i figli ridevano pensando che scherzasse e stesse sparlando; e invece una estate Luigi rimase a conversare con due tedeschi per un bel pezzo lasciando i figli a bocca aperta mostrando loro che davvero capiva e sapeva rispondere. Per quanto riguarda le comunicazioni a casa, Luigi riuscì a far sapere della sua prigionia e più volte spedì lettere di rassicurazioni ai suoi familiari.
Alfredo Pistilli di Raffaele e Maria Grazia Cardinali [Foglio matricolare e caratteristico n.8700: Soldato di leva della classe 1920 Distretto di Teramo e lasciato in congedo illimitato lì 3 febbraio 1939. Chiamato alle armi e giunto nel 14° Reggimento Fanteria Chieti lì 22 marzo 1940. Tale nel 14° Reggimento Fanteria Mobilitato lì 10 giugno 1940. Tale in territorio dichiarato in istato di guerra. Partito per l'Albania col 14° Reggimento Fanteria Mobilitato imbarcatosi a Bari lì 9 gennaio 1941. Giunto in territorio dichiarato in istato di guerra. Ricoverato all'ospedale da Campo n.458 per ferite riportate in combattimento e deceduto per ferita penetrante all'addome lì 8 febbraio 1943Ha partecipato dal 11.6.40 al 25.6.40 alle operazioni di guerra svoltesi alla frontiera Alpina Occidentale col 14° Rgt Fanteria Mob. Ha partecipato dal 9.1.41 al 23.4.41 alle operazioni di guerra svoltesi alla frontiera greca-albanese col 14° Reggimento Fanteria]. La cognata, Francheschina Palumbi, ben ricorda i momenti in cui Alfredo partì per la guerra, era Natale del 1939 quando si recò a Chieti; fu poi trasferito in Piemonte, nella Caserma di Moncenisio nelle Alpi Graie tra Italia e Francia ed infine è stato mandato sul fronte albanese. Quando la guardia comunale venne in casa Pistilli per comunicare la triste notizia, raccontò che gli avevano sparato alle spalle mentre stava lavando i vestiti al capitano in una fontana nei pressi del campo di stazionamento. Aveva compiuto 22 anni pochi mesi prima.
Al centro, Nicola Bollettini
Nicola Bollettini di Ottavio e Santa Pediconi [Foglio caratteristico e matricolare n.8274: Soldato di leva classe 1920 Distretto di Teramo e lasciato in congedo illimitato lì 12 gennaio 1939. Chiamato alle armi e giunto nel 201° Btg Mitraglieri Autoc. I divisione ed avviato per la vestizione al 14° Reggimento Fanteria Chieti lì 3 febbraio 1940 Anno XVIII. Partito per la Libia ed imbarcatosi a Napoli lì 27 Febbraio 1940. Sbarcato a Tripoli lì 2 marzo 1940. Tale nel 201° Btg Mitraglieri lì 2 marzo 1940. Tale nel 201° Btg Mitraglieri Mobilitato lì 30 Maggio 1940. Tale in territorio dichiarato in istato di guerra lì 10 giugno 1940. Da considerare catturato prigioniero nel fatto d'armi di Bardia lì 4 febbraio 1941. Rimpatriato e giunto al Centro Alloggio di Napoli lì 21 Luglio 1946. Concessa licenza straordinaria con assegni gg. 60 lì 21 luglio 1946Nessun addebito può essere elevato in merito alle circostanze della cattura e al comportamento tenuto durante la prigionia di guerra. Collocato in congedo illimitato lì 21 Settembre 1946. Ha partecipato ad operazioni di guerra col 201° Btg Mitraglieri Mob. dall'11.06.40 al 04.01.41. Campagne di guerra 1940-41. Ha titolo all'attribuzione dei benefici di cui all'art.4 del D.L. 4 marzo 1948, n.137 per essere stato prigioniero degli Inglesi dal 4.1.41 al 21.6.46. Conferitagli la croce al merito di guerra per partecipazione al conflitto 1940-43]. Per mostrare le precarie condizioni in cui versavano i militari italiani in Africa, Nicola raccontava che spesso per dissetarsi avevano a disposizione soltanto l'acqua destinata agli automezzi, contenuta in bidoni puzzolenti di nafta. Il figlio Antonio Bollettini ricorda come il padre raccontasse di essere stato catturato dagli inglesi a Tobruk e fu poi trasferito, in un tragitto interminabile, su di una delle tante navi in fila, piene di prigionieri, dirette dapprima forse in Sud Africa, meta di passaggio per raggiungere l'India, il porto di Mangalore. Quando ormai la cattura sembrava imminente, Nicola (ricopriva il ruolo di conducente nella sua compagnia) con alcuni commilitoni (erano con lui, tra gli altri, anche un caporale e un compaesano, Guerino Di Carlo) si allontanarono dalla caserma a bordo di un mezzo per seppellire la cassaforte del comando. Tra i diversi campi di internamento in cui è transitato, Nicola ne ricordava uno in particolare, era il cosiddetto "Campo Rosso" nel quale si era ritrovato con Luigi Palandrani; si trattava di un campo di concentramento particolarmente duro in cui veniva impiegata una ruspa per seppellire i tanti cadaveri caduti in guerra o deceduti in quella prigionia. Raccontava Nicola di aver patito 7 anni 7 mesi e 27 giorni di vita lontano da casa in preda ad una fame così straziante che una volta furono costretti ad uccidere un cammello per mangiarlo. L'ultimo e più prolungato periodo di prigionia lo trascorse in Inghilterra dove, di regola, gli italiani venivano invitati a cooperare per poi essere inquadrati in battaglioni di volontari in unità minori. Qui le condizioni di vita migliorarono e Nicola fu impiegato in una azienda di campagna anche se la sera tornava sempre a dormire nel campo di internamento; di giorno faceva il bracciante in una famiglia contadina dove aveva anche conosciuto e simpatizzato con una affettuosa ragazza inglese.
Giovanni Palandrani di Pietro e Annunziata Pomante [Foglio caratteristico e matricolare n.13217: Soldato di leva classe 1921 Distretto Teramo e lasciato in congedo illimitato lì 2 aprile 1940. Allievo Guardia di Finanza di terra nella Legione Allievi con la ferma di anni tre, lì 10 maggio 1941 XIX…(documentazione trasferita al Distretto Militare di Massa)]. Il fratello Luigi era già in guerra da più di un anno ed era persino stato catturato in Africa dalle forze anglo-americane da qualche mese ma a casa ancora non era giunta la notizia; arriva la chiamata alle armi anche per Giovanni che, ventenne ed ingenuo, innocente e spensierato parte portandosi dietro un "ddu botte". Senza il tempo di suonare una sola canzone si ritrova nei Balcani, nel mezzo della guerra sul fronte greco-albanese, senza poter mai tornare in licenza. La fatidica data dell'infelice armistizio tra Italia e gli Alleati, l'8 settembre 1943, è la data della cattura di quasi tutto l'esercito italiano da parte dei tedeschi; c'è chi tenta la fuga tra i monti albanesi cercando un improbabile riparo tra la popolazione locale che fino ad allora aveva visto la loro terra occupata da quei soldati; altri tentavano di sfuggire alla cattura senza una meta, finendo uccisi dai tedeschi o dalla fame o comunque abbandonandosi ad una difficile sopravvivenza. La norma era finire imprigionati nella propria caserma con l'illusione alimentata dai comandanti germanici di essere rimpatriati. Dopo un po' di tempo diventava chiaro a tutti che da alleati si era stati trasformati in prigionieri-traditori bersaglio di umiliazioni, di privazioni e di sfruttamento. Il soldato Giovanni si ritrovò in un campo di internamento in territorio balcanico assieme a tanti altri militari italiani, tra cui il compaesano Luigi Stacchiotti. Le condizioni di vita erano durissime ed ogni giorno c'erano prigionieri che morivano per deperimento fisico (a volte si restava giornate senza mangiare), per le percosse (colpi con la cassa del fucile, anche senza motivo), per il duro lavoro (si veniva impiegati a riempire le buche delle bombe esplose). Giovanni si accorge di vivere e di dormire ogni notte con la morte accanto, sente di non poter più resistere, le forze lo abbandonano sempre più, talvolta doveva appoggiarsi ai compagni per non cadere a terra. "Qui si muore comunque, io provo a scappare" dice un giorno all'amico Luigi che però non ha già più le energie e si lascia andare al suo destino. Giovanni, che aveva preparato una buca sotto il recinto, aspetta il momento più propizio, poco dopo l'ora di pranzo, i due tedeschi di guardia al lato posteriore del campo sembrano dormire, aprono e chiudono gli occhi ad intermittenza, vedono e non vedono…ecco l'attimo buono, si infila nel pertugio, scavalca il reticolato spinato e corre con tutta le velocità di un uomo che sta salvando tutti gli anni a venire, corre stringendo tra le mani quello che potrebbe essere il suo futuro, tutto dipende da quella raffica di mitra che uno dei due tedeschi gli spara contro, i proiettili perforano le spighe del grano che facevano da contorno alla scena, ma facevano anche da nascondiglio. Gettatosi faccia a terra, con gli abiti a brandelli e interrati, per un tempo interminabile strisciò senza una meta, senza alzare mai gli occhi, l'importante era allontanarsi dalla morte, e anche la terra in bocca aveva un dolciastro sapore di vita e di libertà. Giovanni riesce a raggiungere una strada dove stavano transitando autocarri pieni di soldati ungheresi che tornavano a casa: lo caricano e lo camuffano per superare i controlli dei posti di blocco tedeschi, gli fanno indossare un pastrano militare e lo conducono fin dove possono. Proseguirà poi con mezzi di fortuna, per lo più a piedi, qualche tratto in treno e finalmente a casa, con gli stracci addosso legati dal ferro filato, scarpe in legno così rovinate e doloranti che gli avevano ferito i piedi, capelli rasati e una moltitudine di pidocchi e pulci ovunque. La mamma Annunziata soffriva di cuore e non avrebbe retto la grande emozione di rivedere un figlio a cui andavano le preghiere e le speranze di ogni giorno. Così Giovanni si recò prima a casa di un amico e questi andò a parlare con i fratelli; alla madre raccontarono che al cinema avevano fatto vedere come tanti prigionieri italiani stessero tornando in Italia, tra i tanti c'era anche il nome del figlio. Dopo qualche minuto Giovanni entrò in casa, circondato da lacrime ed abbracci, mamma Annunziata ebbe un mancamento e gli fu subito applicata una iniezione. Tra i tristi racconti che Giovanni narrava ai suoi familiari, tra cui il fratello Giuseppe Palandrani che ora ci guida tra questi ricordi, c'era anche la sorte toccata a Luigi Stacchiotti, anche lui di Colleranesco, come lui catturato prigioniero e mai più tornato. Pochi anni dopo una sciagura ancor più dolorosa avrebbe colpito la famiglia, la scomparsa per cause di servizio di un altro fratello, Pasquale Palandrani, mentre stava facendo il soldato a Milano; Pasquale era Bersagliere Portaordini e si ammalò di meningite acuta dopo sei mesi di militare: morì il 2 aprile, il giorno stesso del suo ventiduesimo compleanno.
Corradino Sacchini di Giuseppe e Splendora Di Egidio [Foglio caratteristico e matricolare n.16828: Soldato di leva classe 1922 Distretto di Teramo e lasciato in congedo illimitato lì 1 febbraio 1941. Chiamato alle armi e giunto nel Deposito 8° Reggimento Artiglieria df. Quale predesignato per l'8° Reggimento Artiglieria df. Verona lì 20 gennaio 1942 Anno XX]. Triste e nostalgica, vibrante e appassionata, la moglie di Corradino, la signora Maria Martinelli, ci porta nei suoi ricordi più cari. Corradino era partito all'età di 18 anni per Verona e poi, dopo la dichiarazione di guerra dell'Italia nel giugno del '40, era stato mandato in Grecia. Corradino raccontava un episodio del periodo precedente la sua partenza per il fronte: un caporale stava vezzeggiando un commilitone (Peppe Cipolletti di Giulianova) e Corradino per prenderne le difese - durante il corpo a corpo morse e tolse un pezzetto d'orecchio al caporale - fu incarcerato; sarebbe andato sotto processo e allora scelse, tra la galera e la guerra, di partire per il fronte greco-albanese. Il viaggio durò più del previsto a causa dei bombardamenti che rallentavano l'avanzata del convoglio e, una volta arrivati nella caserma italiana sul territorio greco non furono neppure sfamati. I dieci giorni erano trascorsi con scarsità di viveri e con il continuo terrore di essere colpiti; allora Corradino minacciò il suo comandante con il fucile in mano per far sì che i militari appena giunti avessero qualcosa da mangiare. Nel settembre 1943 fu preso prigioniero dai tedeschi; mentre venivano deportati attraverso la Polonia verso la Germania, alcuni prigionieri lasciavano, nelle stazioni, tra gli assi della ferrovia, lettere e foto che poi, talvolta, i polacchi facevano recapitare in Italia. Per evitare di restare chiuso nel campo di concentramento in cui fu condotto, Corradino decise di collaborare, di lavorare per i tedeschi e fu impiegato in una fabbrica di mine. Da un lato Corradino era mal visto dagli altri prigionieri italiani che non cooperavano, dall'altro, poiché lui sabotava le mine mentre le assemblava, veniva spesso rimproverato dai tedeschi per i continui sbagli nelle misure e nei tagli. Dopo un paio di giorni di lavoro, la fabbrica fu bombardata dagli americani e lui fu mandato a lavorare nei campi, a raccogliere e pulire le patate e la grande fame che pativa lo portava a tentare di nascondere un po' di bucce per portarsele via. Un compagno passava tutte le notti con la corona del rosario in mano a pregare finché un giorno morì di fame. Corradino, invece, la notte andava a rubare nella dispensa dei tedeschi e ovunque ci fosse qualcosa di commestibile, spesso rovistava anche tra i rifiuti; poi sotterrava o nascondeva la refurtiva, ma quando andava a riprenderla, bisognava grattare via un bel po' di muffa per sfamarsi un po'. Una sera che bombardarono i campi di lavoro, Corradino non rientrò nella baracca dove dormiva e si rifugiò sotto un mucchio di paglia in campagna; poi, avendo avvistato un rifugio, si spostò in quella direzione e giunto al riparo si addormentò sotto il rumore delle bombe che scendevano e scoppiavano poco distanti da lui. Il mattino fu svegliato da un uomo di colore che gli teneva un fucile puntato accusandolo di avergli ucciso il fratello; per fortuna riuscirono a chiarirsi e Corradino rimase un paio di giorni qui nascosto prima di essere scoperto e riportato al campo. In tutte le sue sciagure ed avventure, Corradino portava sempre con sé due foto della moglie (per 7 anni sempre strette a sé, nel taschino o tra le mani) e anche un quadretto della Sacra Famiglia comperato a Verona che riuscì a conservare e a riportargli in regalo; Corradino aveva in mente di incorniciare e mettere quella stampa nella camera da letto, là dove ancora, dopo tanti anni, la signora Maria ancora la con serva. Nonostante a casa fossero informati delle vicende di Corradino, il quale inviava lettere in modo regolare dai posti in cui si trovava, i familiari restarono ben 7 anni senza vederlo perché quando gli angloamericani lo liberano, lo portano in Inghilterra a lavorare in una fattoria: nella sostanza da una prigionia all’altra, dalla Germania all’Inghilterra, sempre a tantissimi chilometri dall’Italia. Qui Corradino raccontava di aver visto la sua prima macchina per la trebbiatura, aveva imparato qualche parola in inglese e, anche se era costretto a lavorare in campagna, stava abbastanza bene, tanto che tornò solo per amore della sua fidanzata. Corradino sarebbe stato rimpatriato nel maggio del '47 e Maria, la sua amata fidanzata, nemmeno riuscì a riconoscerlo quando lo rivide: parlava in modo diverso ed era cambiato. Il giorno del tanto atteso e sperato incontro fu strano e fugace, lui era più robusto, lineamenti più marcati, un accento così diverso che sembrava parlasse un'altra lingua; Maria teneva gli occhi bassi, non voleva guardarlo, aveva paura di non trovarlo bello come l’uomo ideale con cui lo aveva scambiato nei suoi pensieri. Tuttavia bastarono pochi giorni per tornare alla realtà, alle gioie perdute e subito ritrovate, agli abbracci fermi ad aspettare, agli anni da trascorrere insieme. Pochi mesi dopo, era lo stesso anno del suo ritorno, Corradino e Maria si sposarono.
Luigi Sbei di Nicola e Filomena Vannucci [Foglio caratteristico e matricolare n.18701: Soldato di leva classe 1922 Distretto di Teramo quale rivedibile e lasciato in congedo ill. provvisorio lì 9 aprile 1942. Deve rispondere alla chiamata alle armi con la classe 1923. Chiamato alle armi e giunto nel 14° Rgt Fanteria Chieti lì 18 settembre 1942. Tale trasferito al 13° Rgt Fanteria lì 23 novembre 1942. Partito via terra e giunto nelle truppe mobilitate in zona di guerra presso il 18° Rgt Fanteria Grecia. Tale scomparso per gli eventi bellici in Grecia lì 8 settembre 1943. Redatto verbale d'irreperibilità del D.M. di Teramo lì 9.6.53]. Il nipote, il signor Delfino Sbei, ha più volte tentato di avere informazioni più dettagliate circa le circostanze di un eventuale decesso ed il luogo di sepoltura. Soltanto nel 1989 viene redatto il verbale di "scomparizione e di dichiarazione di morte presunta" da parte della Commissione Interministeriale di Roma: "il sold. Sbei Luigi effettivo al 13° Rgt Fanteria ed appartenente al Distretto Militare di Teramo (matr.18701) e già dichiarato disperso con regolare verbale di irreperibilità esistente agli atti, deve ritenersi perito in data 8 settembre 1943 in Albania per eventi bellici e pertanto si dichiara che lo stesso, in base alle circostanze emerse, deve ritenersi defunto." Per cui, il luogo della presunta morte risulta dal foglio matricolare la Grecia, mentre dall'indagine della Commissione Interministeriale sarebbe l'Albania; tuttavia, poiché parte del 18° Rgt Fanteria Grecia fu inviato nelle Isole Ionie, è altresì presumibile che Luigi sia caduto in combattimento o per rappresaglia nei noti fatti del massacro degli oltre seimila italiani che presidiavano Corfù e Cefalonia (1.300 c.a. caduti in combattimento; 5.190 c.a. trucidati o fucilati dopo la resa).
Umberto Stacchiotti di Serafino e Rosina Colangeli [Foglio caratteristico e matricolare n.16830: Soldato di leva classe 1922 Distretto di Teramo e lasciato in congedo illimitato lì 1 febbraio 1941. Chiamato alle armi e giunto nel Deposito 6° Reggimento Genio Bologna lì 16 novembre 1941 Anno XX. Tale nel 49° Comp. M.R.T. divisione Fanteria Parma Mobilitato lì 15 agosto 1942. Trattenuto alle armi disp. n.251 lì 15 maggio 1943. Tale trasferito a Brindisi lì 3 settembre 1943. Tale trasferito all'8° Reggimento Genio Roma lì 20 agosto 1944. Collocato in congedo illimitato ai sensi della Circolare 40001/26 del 4.7.1946 lì 20 luglio 1946. Ha fatto parte dal 8.9.43 al 8.5.45 del Reparto Artiglieria Ver. Mobilitato in zona di operazioni. Campagne di guerra 1943-44-45]. Dalla moglie, la signora Paola Paesani, veniamo a conoscenza di come Umberto sia stato catturato dai tedeschi in Albania e sia riuscito a fuggire dal campo di concentramento per poi, con mezzi di fortuna, ma per lo più a piedi e sempre di notte, tornare fino a Colleranesco. Prima della deportazione in Germania, Umberto assieme ad un compagno di Mosciano decise di tentare una fuga che però fu fatale per l'amico, ferito e poi morto sotto i colpi del mitra del tedesco di guardia; tanti di quelli che fuggivano morivano in questo modo. Quando, dopo alcuni chilometri, cadde a terra esanime, Umberto seppellì e circondò la tomba dell'amico con grandi sassi bianchi. Durante il militare Umberto era stato Marconista ed anche durante la prigionia veniva spesso impiegato in mansioni legate alla radiocomunicazione. Quando aveva sete spesso doveva bere acqua piovana raccolta per la strada e spinti dalla grande fame, una volta Umberto ed altri prigionieri, catturarono una grande tartaruga nella vicina spiaggia albanese e la cucinarono. Non riuscì mai a dare sue notizie a casa, né tanto meno a far sapere almeno che era vivo. Finalmente, nell'estate del 1944, la gioia di essere tornato vivo a casa, anche se con i vestiti in brandelli (era la divisa militare, la stessa per tutto il periodo della prigionia e per tutto il viaggio durato mesi e mesi), la felicità di aver ritrovato i suoi cari ad aspettarlo nonostante le notizie ufficiali lo dessero per disperso; al suo ritorno a Colleranesco erano da poco tempo passati gli anglo-americani, e di lì a pochi anni, nel dicembre 1951, Umberto avrebbe sposato Paola nella Chiesa di San Giuseppe di Colleranesco da poco inaugurata.
Alfonso Piccinini di Raffaele e Adelina Castroni [Foglio caratteristico e matricolare n.16823 ; Soldato di leva classe 1922 Distretto di Teramo e lasciato in congedo illimitato lì 1 febbraio 1941. Chiamato alle armi e giunto nel Deposito 10° Reggimento Artiglieria df. lì 21 gennaio 1942 quale predesignato per il 30-31-32 gr. 76/27-06 Caserta lì 23 gennaio 1942 Anno XX]. Il figlio Ennio Piccinini, ci racconta come il padre fosse stato prigioniero in Germania contempo-raneamente ai due fratelli, Giuseppe e Antonio.
Aldo De Berardinis di Giovanni e Grazia Di Bonaventura [Foglio caratteristico e matricolare n.16809: Soldato di leva classe 1922 Distretto Teramo e lasciato in congedo illimitato lì 1 febbraio 1941. Chiamato alle armi e giunto lì 31 gennaio 1942 nel Dep. 10° Rgt Artigl. di C.A. quale predesignato per il Dep. 14° Artiglieria G.a.F. Tripoli-Napoli lì 1 febbraio 1942. Tale partito per la Grecia via terra lì 12 settembre 1942. Tale giunto in Atene lì 20 settembre 1942. Tale presso il 2° Rgt Art. Contraerea. Catturato dai tedeschi in Grecia e condotto in Austria lì 9 settembre 1943. Liberato dalla prigionia e rientrato in Italia lì 2 luglio 1945. Concessa licenza straordinaria con assegni gg.60. Nessun addebito può essere elevato in merito alle circostanze della cattura e al comportamento tenuto durante la prigionia di guerra (Verbale in data 5.12.1945 della Comm.ne Interrogatrice del D.M. di Teramo)…collocato in congedo illimitato lì 4 luglio 1946. Ha partecipato dal 18.11.1942 alle operazioni di guerra svoltesi in Balcania (territori greci-albanesi) col 2° Reggimento Artigl. Contraerei. Ha titolo all'attribuzione di tutti i benefici di guerra a favore dei combattenti, ai sensi dell'articolo 6 del D.L: 4/3/1948, n.137 perché prigioniero dei tedeschi dal 9.9.43 al 8.5.45 trattenuto dalle FF.AA. alleate fino al 2.7.45]. Il nipote di Aldo, signor Walter De Berardinis, instancabile ricercatore, appassionato studioso e attento collezionista, ha raccolto queste informazioni: "Mentre mio padre ancora doveva essere chiamato alle armi, senza sapere cosa lo aspettava, la chiamata arrivò per il fratello maggiore, Aldo. Era il fratello maggiore, dopo la scomparsa prematura sotto le armi del fratellastro, ad Udine. Mio zio, alla fine di dicembre del 1941, viene chiamato alle armi, erano già 7 mesi che l'Italia era in guerra contro la Grecia. Finalmente il 31 gennaio del 1941 arriva la destinazione nel 10° Reggimento Artiglieria di Corpo D'Armata, con destinazione Napoli-Tripoli. Poi, stranamente, fu destinato nell'area balcanica, per l'esattezza la Grecia. Ed infatti, partì via terra il 12 settembre ed arrivò in Grecia il 20 settembre, nella capitale, Atene. Fu subito incorporato nel 2° Reggimento Artiglieria Contraerea, già dal 12 settembre. Quando arrivarono le notizie della caduta del capo dello stato, Benito Mussolini, tra i suoi commilitoni scoppiò un augurale segno di cambiamento, ma che alla fine non arrivò. Intanto, la truppa comincio ad allentare il rispetto delle regole militari, facendo non poco preoccupare i superiori, ma anche i camerati germanici. Dopo l'annuncio alla radio, che era stato firmato l'armistizio con gli alleati, il comando tedesco di stanza nei balcani, diede l'ordine di fermare ed incarcerare tutti i soldati italiani. Era il 9 settembre del 1943, quando mio zio insieme ad altri fu tratto in arresto e stipato in uno dei tanti convogli che partivano per il nord (Grecia-Albania-Jugoslavia). In Austria, fu portato in uno dei campi di concentramento che i tedeschi avevano allestito. Stalag, questo il loro nome. Il trasferimento in treno non avvenne su carrozze come oggi, ma stipati in vagoni merci. I convogli erano poco sorvegliati dai soldati, ma quei pochi presenti si facevano rispettare. Non solo, quando facevano delle soste tecniche e per causa di forza maggiore, come attacchi dei partigiani ed attacchi aerei, la gente del posto li rifocillava, senza peraltro creare problemi alla milizia che li sorvegliava. I tedeschi, per evitare brutte sorprese durante il viaggio, lasciarono agli ufficiali e sotto-ufficiali le pistole d'ordinanza per far credere che una volta giunti a destinazione, sarebbero stati liberati. Arrivati in uno dei tanti campi, furono chiamati con la sigla I.M.I. - Internati Militari Italiani - cioè rispetto al prigioniero di guerra erano più declassati. Poi, dopo la liberazione da parte degli alleati, tornò a Giulianova, nella sua famiglia di Colleranesco, con mezzi di fortuna, a piedi, camion e corriere. Prima di morire, tornò agli inizi del 2000, in una delle tante isole della Grecia insieme alla sua consorte Silvia Maiorani anche lei di Colleranesco che, nel 1945 aveva sposato". La moglie di Aldo, signora Silvia Maiorani, ricorda le tante lettere che l'allora fidanzato Aldino le scriveva e lei con fatica ed emozione le traduceva prima e poi si impegnava a rispondere a tutte quante; tuttavia le lettere arrivavano sempre aperte, e talvolta non arrivavano affatto. Soltanto una lettera non conserva più, strappata e bruciata dallo stesso Aldino al suo ritorno. Infatti quella volta i toni delle notizie erano stati più disperati che mai, Aldino vi raccontava la sua sofferenza fisica ed il pericolo che lo circondava a seguito della prolungata prigionia e vi esprimeva il timore di non sapere se sarebbe riuscito a tornare vivo a casa; così Aldino augurava a Silvia un futuro più sereno e felice, avrebbe potuto tranquillamente rovarsi e uscire con un altro fidanzato che lui non si sarebbe arrabbiato. Vi fu poi il sospirato e insperato rimpatrio, il ritorno a Colleranesco e l'amara scoperta di trovare Silvia con un altro ragazzo: "gli si finì il mondo" racconta Silvia. La reazione di Aldino fu decisa e travolgente: in cento pezzi la lettera con la quale Silvia spiegava le sue ragioni e un incontro ravvicinato che fece allontanare il nuovo pretendente. Silvia ed Aldino si sarebbero sposati poco dopo, con rinnovato amore, e precisamente il 16 settembre 1945. Tra i tanti racconti delle vicende della vita militare, la signora Silvia ricorda che durante la prigionia Aldino veniva talvolta costretto a zappare e guai a fermarsi, veniva fatto riprendere a frustate; i tedeschi sottoponevano ad un duro ed estenuante lavoro i prigionieri italiani, dalla mattina alla sera, rendendoli sempre più affamati e debilitati. Durante la notte i prigionieri, Aldino compreso, andavano a racimolare tra i bidoni della immondizia le bucce di patate. Un ulteriore episodio riguarda una fuga tentata da Aldino assieme ad un amico di Padova, Bruno Scarparo; Silvia non ricorda bene le precise circostanze, ma dice che un soldato armato (probabilmente un tedesco) era venuto ad avvisare i militari italiani che l'indomani sarebbero stati spostati da quella caserma. Fiutando il pericolo, la notte Aldino e l'amico decidono di scappare, scendono per una scarpata e si nascondono dentro ad una siepe di rovi; mentre sul fare del mattino sono in corso le perlustrazioni per scovarli, l'amico Bruno ha un colpo di tosse e Aldino, spaventatissimo, gli spinge una zolla di terra in bocca per soffocare il rumore. Spesso le vicende che Aldino narrava erano tragiche e dolorose, ma lui sapeva trasformale nei suoi racconti quasi si trattasse di favole con le quali incantava i figli ed i nipoti.
Francesco Di Sabatino di Palmarino e Maria Gramenzi [Foglio caratteristico e matricolare n.16817: Soldato di leva classe 1922 Distretto di Teramo e lasciato in congedo illimitato lì 1 febbraio 1941. Chiamato alle armi e giunto nel Dep. 49° Rgt Fanteria lì 3 febbraio 1942 quale predesignato per il 104° Battaglione Mitr. Aut. Ascoli P. Tale nel 49° Rgt Fanteria Ascoli P.; tale trasferito al 33° Rgt Fanteria lì 22 luglio 1942; tale trasferito in Sicilia lì 5 dicembre 1942. Catturato prigioniero dalle Truppe alleate e deportato in campo di concentramento lì 11 luglio 1943. Rimpatriato ed inviato in licenza di rimpatrio di gg.60 lì 30 maggio 1946Allo scadere di detta licenza presentatosi al Distretto di Teramo per regolare la posizione matricolare e amministrativa lì 30 luglio 1946. Tale inviato in licenza in attesa di reimpiego. Nessun addebito può essere elevato in merito alle circostanze della cattura e al comportamento tenuto durante la prigionia di guerra. Come da nulla osta rilasciato dal centro Alloggio di Napoli in base alla C.689 lì 31 maggio 1946. Collocato in congedo illimitato. Ha titolo all'attribuzione dei benefici per essere stato prigioniero degli inglesi dal 11.7.43 al 30.5.46. Campagna di guerra 1943]. Ecco quanto emerge dai ricordi della sorella, la signora Angela Di Sabatino, e dalla moglie Amalia Pulzoni: Francesco fu preso prigioniero in Algeria nel 1942 dagli australiani che poi lo passarono agli inglesi; fu portato in Inghilterra dove restò fino al maggio del '46; tornò a casa il 1 giugno 1946. Durante il periodo di prigionia Francesco inviava talvolta lettere a casa che però giunsero tutte assieme dopo tanto tempo. Appena catturato mangiava soltanto una patata al giorno e un po' d'acqua; tuttavia, quando fu trasferito in Inghilterra per essere impiegato nei lavori agricoli, stette così bene che avrebbe voluto tornarci a vivere. Intanto i familiari, ed in particolare la madre Maria, erano preoccupati del fatto che da tempo non ricevevano notizie, prese con sé una foto del figlio e si recò a Giulianova spiaggia dove c'era una maga della quale si diceva potesse dare informazioni sui soldati in guerra: l'indovina riferì che Francesco era stato preso prigioniero e che un compagno riuscito a sfuggire avrebbe riferito di Francesco. Proprio il giorno seguente un soldato che abitava lì vicino, tornato dal fronte da sbandato, riferì l'episodio della sventurata cattura e della deportazione di Francesco in Inghilterra; il sollievo di saperlo sopravvissuto alimentava ora la speranza di vederlo tornare al più presto.
Giovanni Piovani di Ercole e Maria Macrillanti [Foglio caratteristico e matricolare n.16863: Soldato di leva classe 1922 Distretto di Teramo e lasciato in congedo illimitato provvisorio lì 4 febbraio 1941. Chiamato alle armi e giunto nel Deposito 2° Reggimento Artiglieria divisione Celere quale predesignato per il 5° gr.117-14 T.M. Ferrara lì 20 gennaio 1942. Tale nella forza matricolare del 3° Rgt Artiglieria Celere in Milano (F.O.17110/1 in data 16.10.1942 del Comando Zona Militare di Bologna) lì 18 ottobre 1942. Tale nel 3° Rgt Artiglieri Celere "Principe Amedeo duca d'Aosta" Mobilitato lì 1 dicembre 1942. Partito per la Russia col Gruppo Complementi Artiglieria a cavallo facente parte dell'A.R.M.I.R. lì 6 Dicembre 1942. Giunto in territorio dichiarato in istato di guerra lì 7 dicembre 1942. Dichiarato disperso in seguito al ripiegamento dell'8ª Armata sulla nuova linea del fronte lì 31 gennaio 1943. Dichiarato irreperibile dal Comando del Reggimento Artiglieria a Cavallo Mobilitato, verbale d'irreperibilità confermato con dispaccio n.255032.2.A. in data 27.2.54 dal M.D.E. Nff. Albo d'oro lì 14 agosto 1943. Ha partecipato dal 6.12.42 al 31.1.43 alle operazioni di guerra svoltesi in Russia col Rgt Artiglieria a Cavallo facente parte dell'A.R.M.I.R. Campagna di guerra 1943. Residenza eletta: Colleranesco contr. Filetti]. La sorella, la signora Lucia Piovani, ricorda che Giovanni partì a soli vent'anni, nel gennaio del '42 per Ferrara e poi fu mandato in Russia da cui non sarebbe mai più tornato. Nel gennaio dell'anno dopo giunse a casa la comunicazione che lo dava per disperso e non è mai giunta documentazione del decesso. La speranza di poterlo vedere tornare si affievoliva negli anni, ma non si è mai spenta.
Alberino Di Pietro di Domenico e Adelaide Di Giuliano, nell'aprile del 1940 decide di arruolarsi volontario nell'esercito (Caserma di Taranto/Bari) e viene destinato nella zona di operazioni in territori greco-albanesi; a seguito degli avvenimenti successivi all'armistizio tra Italia e anglo-americani, Alberino finisce prigioniero delle truppe tedesche e viene internato in Germania, ad "Issintolf" vicino Berlino, dal settembre 1943 fino al rimpatrio avvenuto nella primavera del 1945La moglie, la signora Angela Faiazza, ricorda come Alberino abbia condiviso questa dolorosa esperienza con il cugino, Alberico Di Giuliano allora residente a Cologna Paese, del quale ricordava sempre il grande aiuto e gli incoraggiamenti ricevuti. Durante il periodo precedente la civilizzazione degli Internati Militari Italiani (agosto 1944), Alberino rimase sempre chiuso nel campo di prigionia, ma successivamente fu condotto a lavorare in una fabbrica di zucchero; qui riuscì a recuperare un po' di forze, ingoiando piccoli e frequenti bocconi di zucchero, ma guai a portarselo fuori visto che si veniva sempre perquisiti all'uscita. Il cibo più ricorrente di quei due anni erano state le scorze delle patate che i militari tedeschi scartavano. La liberazione avvenne ad opera degli anglo-americani e per il ritorno a casa il viaggio fu condotto su treni merci. Alcuni tra coloro che erano riusciti a sfuggire alla cattura, una volta tornati a Giulianova e dintorni, erano venuti in casa Di Pietro a dare la triste notizia della cattura; così come, quelli che ebbero la sorte di essere rimpatriati per primi, si recarono dai familiari a dar la felice notizia del prossimo ritorno a casa di Alberino.
Sulla destra Antonio con accanto il compaesano Antonio Dell’Ovo
Antonio De Ascaniis di Giacomo e Concetta Torrieri [Foglio caratteristico e matricolare n.27157: Soldato di leva classe 1924 Distretto di Teramo e lasciato in congedo illimitato provvisorio lì 18 novembre 1942. Chiamato alle armi a senso della C.219 G.m.945 e giunto nel Dep.152° Artiglieria divisione Corazzata Rovereto lì 15 maggio 1943. Tale catturato da truppe tedesche lì 9 settembre 1943. Deportato in Germania lì 13 settembre 1943. Rimpatriato lì 22 agosto 1945. Inviato in licenza di rimpatrio di gg.60 lì 27 dicembre 1945. Collocato in congedo illimitato lì 9 novembre 1946] La nipote, la signora Irma De Ascaniis, e la moglie, la signora Maria Di Marco, ci raccontano la vicenda militare di Antonio che deve rispondere alla chiamata alle armi non ancora ventenne, per presentarsi  nella Caserma di Rovereto, vicino Trento. Pochi mesi dopo viene catturato dai tedeschi e deportato in Germania in un campo di prigionia dove si incontra con il compaesano Antonio Dell'Ovo. Quando gli Internati Militari Italiani furono civilizzati e quindi mandati a lavorare fuori dai campi di detenzione, Antonio raccontava di essere stato presso una famiglia contadina dove da mangiare riceveva, per lo più, le bucce delle patate che venivano scartate. A seguito della capitolazione della forze armate tedesche, nel maggio 1945, Antonio assieme ad altri due ex-prigionieri, si incamminò verso l'Italia percorrendo tanti tratti a piedi, altri salendo su treni di cui ignorava la destinazione, bastava che andassero verso Sud. La madre, la signora Concetta Torrieri, diceva di averlo visto tornare in condizioni spaventose, magrissimo, pieno di pulci e con i vestiti a pezzi.
Conclusioni
L'augurio di queste conclusioni è che non venga mai conchiuso il circolo della memoria, l'augurio è che i segnavia che ho tracciato vengano di nuovo percorsi con rinnovate emozioni. Talvolta le tristi vicende di prigionia sono state a lieto fine, con il tanto atteso e pregato ritorno a casa; altre volte gli itinerari si sono interrotti evaporando in un attimo le speranze di vedere la fine della guerra, sciogliendo in pochi istanti tutto ciò che una vita può allestire. Tanti ricordi sono emersi, ricordi sepolti sopra e sotto la terra, tante fotografie custodite nei cofanetti della nostalgia sono tornate alla luce, tante lettere mute sono tornate a parlare. Anche alla fine di una guerra c'è quiete e pace, ma che non si trasformi mai in silenzio…
Ringraziamenti
Rivolgo i miei sentiti ringraziamenti nei confronti di tutte quelle famiglie che mi hanno accolto tra i loro ricordi più amati, aprendomi gli spazi della memoria dei loro cari, porgendomi fotografie e lettere riposte nei comò della nostalgia, trasmettendo a me, e magari ad ogni lettore, le emozioni più umane della dolce tristezza dei ricordi.
Con gratitudine, a tutti coloro che mi hanno accompagnato tra le tante memorie: Splendora Cinthi, Mirella Bonaduce e Lucia Andreani, Dino Catini, Agostina e Liliana D'Ambrosio, Argentina Calvarese e Franca Lupidii, Nidialka Nanni, Remo Malatesta e Dino Cervellini, Pasquale Di Pasquale, Armando Nazziconi, Antonio Nazziconi e Francesco Nazziconi, Ercole Di Ferdinando, Giovanni Scimitarra, Domenico Di Pietro e Gabriele Di Pietro, Ennio Piccinini, Ferdinando Zechini, Vincenzo Iampieri, Argentina Iampieri, Elvira Tarquini, Armando Scrivani, Osvaldo Concordia, Pasquale Paesani, Dominico e Mario Rutilio, Irma De Ascaniis, Aladino Stacchiotti, Maria Bruni, Giovina De Berardinis, Mario Cervellini, Donata Zitti, Giovanni Nazionale, Violanda Di Berardino e Paola Bianchini, Paolino Di Pasquale, Maria Petrini, Michele Caprioni, Clara Paesani e Francesco Spitilli, Gaetana Romualdi e Walter Squeo, Marilena Bizzarri, Elisabetta Cinthi e Donatella D’Elpidio, Sabatino Di Gianvittorio e Gaetano Marcattili, Alessandro Di Giuliantonio, Rosa Argentina D’Ascenzo, Francheschina Palumbi, Antonio Bollettini, Palandrani Giuseppe e Palandrani Armando, Maria Martinelli, Delfino Sbei, Paola Paesani, Walter De Berardinis e Silvia Maiorani, Angela Di Sabatino e Amalia Pulzoni, Lucia Piovani, Angela Faiazza, Maria Di Marco.
 
"L'Historia si può veramente deffinire una guerra illustre contro il Tempo, perché togliendoli di mano gl'anni suoi prigionieri, anzi già fatti cadaveri, li richiama in vita, li passa in rassegna, e li schiera di nuovo in battaglia"
Alessandro Manzoni
La V elementare di Colleranesco racconta "La nostra Scuola com'era"
La Scuola di Colleranesco è stata edificata durante il ventennio fascista dopo la cessione del terreno da parte di Giuseppe Trifoni, il più grande proprietario fondiario della zona. Nel corso dei lavori si ritenne opportuno acquistare una ulteriore area per la realizzazione di uno dei più grandi stabili scolastici del territorio comunale inaugurato il 28 ottobre 1940. Nel corso degli anni, la primitiva costruzione ha visto numerosi interventi, ora di ammoderna-mento, ora di ricostruzione, ora di ampliamento: dalle suppellettili alle pavimentazioni, dalla realizzazione di una palestra polifunzionale all'uscita antincendio, dall'uscio ghiaioso alla piattaforma in asfalto fino alla pittura esterna dei mattoni a vista.
Ogni alunno della Quinta elementare si è trasformato in piccolo storico, ha condotto interviste, ha raccolto materiali e ha prodotto un breve testo descrittivo per salvaguardare la memoria delle trasformazioni nel tempo del loro/nostro edificio scolastico.
A.P.
Lavoro in questa scuola da soli quattro anni. Per me l'ambiente e la struttura erano completamente nuovi, in quanto, non essendo abruzzese, non conoscevo il luogo. Posso soltanto dire che durante l'estate scorsa, all'esterno dell'edificio, è stata costruita la scala antincendio ed è stato installato un ascensore nella tromba delle scale. Inoltre noto che man-cano spazi idonei che permettono agli alunni di svolgere certe attività in modo adeguato.
Si spera che in futuro ciò possa essere realizzato.
l'insegnante Petrongari Mara
Cara vecchia scuola !
Cara vecchia scuola!, di Di Battista Lorenzo
Oggi la scuola è più grande perché hanno costruito: altre porte, la sala dove si mangia, le scale di emergenza e altre cose. La scuola è stata inaugurata nel 1940. La scuola di Colleranesco è stata costruita vicino alla nazionale. La scuola aveva la facciata con i materiali a vista invece oggi è stata dipinta tutta di giallo, la parte di ingresso era quella dell'asilo e non c'erano altre porte, nel giardino una volta c'era solamente  l'erba,  una  volta  il maestro Bruno ci aveva piantato dei pini, il maestro si lamentava perché non gli voleva dare nessuno i cipressi, un giorno Ivo portò due cipressi dentro il vaso e li lasciò lì e il maestro Bruno ai bambini lì fece piantare. Dentro la scuola nella materna c'erano le elementari e sopra dove dormivano le maestre, nel piazzale c'era la breccia invece dell'asfalto, nel campetto prima era tutta terra.
Cara vecchia scuola!, di Calvi Marco
La scuola di Colleranesco si trova in Via Nazionale per Teramo. Da ciò che racconta la mia mamma il cortile, quando era piccola lei, è uguale a quello d'oggi. Il campetto non c'era, l'ingresso era il portone di legno marrone che oggi viene usato dalla scuola materna. La palestra e l'asilo non c'erano. Il numero delle aule era cinque: tre sopra e due sotto. Nell'anno in cui la mia mamma frequentava la scuola elementare, fu aggiunta un aula perché c'erano tanti bambini. I bagni erano gli stessi di adesso, "un po' più vecchi". I muri erano di colore bianco, i banchi erano simili a quelli di adesso. Per quanto riguarda la costruzione la mamma pensa che abbia più di settanta anni perché è stata frequentata anche da una sua zia.
Oggi la nostra scuola è molto più bella perché abbiamo una palestra e una scala antincendio che ci dà sicurezza in caso di emergenza.
Cara vecchia scuola!, di Castorani Martina
La scuola di Colleranesco è situata sulla strada che và in direzione Teramo. Quando era frequentata dal mio papà, il cortile era fatto di pietre e il campetto non c'era. C'erano 3 aule al piano di sopra e 2 a quello di sotto. C'era un'unica entrata: l'attuale portone dell'asilo. Chi aveva l'aula nei paini superiori doveva poi salire le scale, invece chi aveva l'aula nei piani inferiori si trovava subito lì. C'era anche la palestra ma non era utilizzata perché era piena di cianfrusaglie. L'asilo non c'era. I bagni stavano sia sotto che sopra. Il colore dei muri era uguale ad oggi e cioè celeste. I banchi erano di legno, obliqui. A me piace più questa scuola nuova, perché la palestra si può utilizzare.
Cara vecchia scuola!, di Palandrani Luigi
Vicino alla Nazionale per Teramo, 43 anni fa la scuola era molto diversa da quella di oggi. La costruzione della scuola iniziò nel 1943. Il cortile della scuola era più spazioso rispetto ad oggi perché stava più vicino alla strada che attualmente è stata ristretta. In quella scuola, la palestra c'era ma non era agibile. A fianco alla scuola non c'era il campetto ma c'erano le terre coltivate dai contadini. Non c'era anche l'asilo. Alcune classi stavano nel primo piano; solo la seconda e la prima stavano nel secondo piano. Le aule erano cinque in totale. Una maestra che lavorava nella scuola ci dormiva. I banchi erano disposti a tre file. In un banco c'erano due bambini. Ai bambini dell'epoca, quella scuola piaceva molto.
Cara vecchia scuola!, di Piccinini Alessandro
A volte, mi capita di sentire i discorsi dei miei genitori che riguardano la mia scuola, paragonata a quella di una volta. Infatti, una volta, racconta sempre mio padre, la scuola funzionava meglio, cioè: vi erano maestre severissime e di conseguenza gli alunni le rispettavano. Oggi, invece, basta guardare la tv per capire quanto possano essere gravi e sconvolgenti i fatti che succedono nelle diverse scuole d'Italia, con episodi di violenza, di bullismo, di male educazione. Un tempo questi episodi non succedevano mai: c'era più educazione e maggiore rispetto per le insegnanti. Attualmente le scuole sono fre-quentate da tutti, mentre un tempo non tutti avevano la possibilità di andarci.
 Le strutture delle scuole sono più evolute, infatti la scuola di Colleranesco ha avuto molti progressi. Costruita sul terreno di Trifoni (signore di Colleranesco, proprietario terriero) all'incirca negli anni '40, essa è stata anche la scuola di mio nonno. Prima questa scuola non aveva un nome ben definito, oggi è intitolata a Collodi. Il fabbricato un tempo si presentava molto più piccolo; negli anni è stato ampliato con una bella palestra e non manca un ascensore per i disabili. Sullo stesso piano vi è la scuola materna con ampi spazi sia per le attività didattiche che per quelle ludiche e spazi per il refettorio. La mia scuola ha una recinzione e uno spazio che accoglie noi alunni all'entrata e all'uscita di scuola. Spero che essa possa arricchirsi di materiali e strutture utili per le future generazioni.
Cara vecchia scuola!, di Pedicone Martina
La nostra cara e vecchia scuola è stata costruita nel 1940. Prima di questa data, le classi erano dislocate in vari locali presi in affitto nella zona; infatti alcuni vecchi documenti testimoniano la presenza di una classe prima in via Fonterossa. Per questo, il comune decise di costruire una scuola che le riunisse tutte, cosi fu edificata su un terreno di proprietà di un ricco signore del posto: il signor Trifoni. Inizialmente nei piani inferiori vi erano le classi elementari che oggi ospitano le sezioni della scuola dell'infanzia, la palestra con le attrezzature necessarie, mentre ai piani superiori c'erano le abitazioni dei maestri. Essi provenivano da paesi lontani, di montagna e non possedevano mezzi di trasporto, per questo alloggiavano dove attualmente ci sono le nostre aule.
La scuola, come oggi, godeva di un ampio spazio esterno: un cortile con la breccia,oggi asfaltato, una recinzione in cemento, ma non vi erano gli alberi (pini, cipressi..) che oggi possiamo ammirare. Della scuola di un tempo resta il bellissimo portone in legno, oggi ingresso per i bambini della scuola dell'infanzia, e il cornicione in mattoncini. Da un indagine di noi alunni è emersa la storia simpatica, divertente ed emozionante di queste piante. Il nostro bidello infatti ci ha svelato che il maestro Braga, ormai in pensione, era desideroso di abbellire il giardino ma non trovava le piante che a lui piacevano. Fu così che Ivo (il nostro bidello) di buon mattino arrivò a scuola con alcune piante e, senza farsi vedere le posò vicino al grande cancello quale ingresso della scuola. Il maestro Braga entusiasta le fece piantare ai suoi alunni, ma non seppe mai chi le aveva donate. Oggi dai piani superiori che ospitano le nostre aule ammiriamo la maestosità di quelle piante e ci rallegriamo di avere una scuola che nel tempo è migliorata con ampliamenti dell'edificio, scale antincendio, ascensore per i disabili, aula computer, palestra attrezzata... Speriamo che la nostra scuola possa migliorarsi sempre più, visto che Colleranesco sta assistendo alla nascita di nuovi complessi residenziali che ospiteranno nuove famiglie e sicuramente tanti bambini.
Biblioteche a Giulianova

Biblioteca civica “Vincenzo Bindi”
Corsa Garibaldi, 14 - tel. 085/8003395 Giulianova Città
Numero dei volumi catalogati: 23.000
Settori: abruzzesistica, libri antichi, arte, filosofia, emeroteca
Lasciti: Bindi (opere generali) - De Lucia (abruzzesistica) - Mercante (filosofia)
Orario: 9-12; 15-18,30; sabato 9-12,30


Biblioteca del Centro Culturale “San Francesco”
Piccola Opera Charitas
Via Ruetta Scarafoni, 3 - Giulianova Città - tel. 085/8003677
Numero dei volumi catalogati: 12.000
Settori: emeroteca, storia, filosofia, letteratura, storia delle religioni e della Chiesa
Orario: 8-20


Centro Servizi Culturali della Regione Abruzzo
Via I. Nievo, 6 - Tel. 0858003508 - Fax 08580027108
Orario: dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13, dalle 15 alle 18 (orario invernale) e dalle 16 alle 19 (orario estivo); sabato dalle 9 alle 12.
Il Centro di Servizi Culturali della Regione Abruzzo, istituito con L.R. 6 Luglio 1978 N. 35, opera nei territori comunali di Giulianova, Roseto, Mosciano Sant’Angelo, Bellante, Morro D'Oro e svolge promozione culturale concorrendo alla formazione ed alla realizzazione della persona umana mediante una effettiva partecipazione alla vita della comunità del comprensorio.


Biblioteca Padre Candido “Donatelli”
Inaugurata il 27 maggio del 1995, la Biblioteca “P. Candido Donatelli” è riuscita progressivamente a ritagliarsi un ruolo assolutamente rilevante nella realtà culturale non solo giuliese. L’attivismo e l’entusiasmo degli operatori della quarta biblioteca cittadina (Direttore dott. Sandro Galantini; bibliotecari dott. Piera Fagnani e Alfonso Di Felice) hanno fatto sì che la raffinatissima struttura, fortemente voluta dall’allora Superiore del Convento dei Cappuccini P. Serafino Colangeli, divenisse un punto di riferimento importante per studenti, operatori culturali e studiosi non solamente locali.
Orario biblioteca:dal lunedì al venerdì con orario 10-13 e 15-19; il sabato dalle 10 alle 13.

Giulianova, la Posillipo d'Abruzzo

Giulianova (Te) Abruzzo - Italy. Gli ingredienti sono quelli classici dell’Abruzzo più bello: spiagge tranquille, immensa e pulita sabbia, dolci colline immerse in verde ecologico che offrono una panoramica su un mare dai mille colori. Su una di queste colline e sul suo declivio è situata Giulianova Paese con la sua allegria, con i suoi musei,  monumenti, pinacoteche e biblioteche, chiese e santuari, il suo verde, il suo mareQuesta località balneare oltre a sottolineare ciò che di Giulianova è giustamente noto, permette al turista e al residente, di scoprire molte prospettive ancora poco conosciute.
 
 
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