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Giulianova e i suoi scrittori. La nuova pubblicazione di: Mara' Lucio

Giulianova > Storici & Scrittori > Mara' Lucio
 
La rassegna delle pubblicazioni di opere librarie da Scrittori & Storici di Giulianova
 
Indice Storici & Scrittori giuliesi - Lucio Marà
 p u b b l i c a z i o n e 

Vita di Mare
di Lucio Mara'
Finito di stampare nel mese di giugno 2005 dall'Edigrafital S.r.l. -S.Atto - Teramo


Il libro é stato stampato a cura e spese dell'Ente Porto di Giulianova e che tutto l'incasso, spese comprese, sarà devoluto ai bambini ospiti dell'Istituto "Castorani" di Giulianova.
 PRESENTAZIONE
È nell’intento di questo Consiglio di Amministrazione dell’Ente Porto di Giulianova andare oltre la consuetudine che, nel passato, altre componenti hanno svolto in modo eccellente.
Nell’occasione andare oltre ha significato tornare dentro; dentro le radici di una storia tutta marinara, giuliese, esplorando le fondamenta della più antica tradizione indigena.
È in errore chi pensa che l’Ente possa aver dato l’opportunità di pubblicare queste composizioni, frutto di una diretta ed affascinante quanto struggente esperienza. In verità, è stato il Consorzio a non lasciarsi sfuggire l’opportunità di raccontare la storia del porto, la storia del cuore della città.
Porto, cuore della città.
Lo sviluppo del porto vive solo se le nuove opere hanno dentro il solco della tradizione; della vita, spesso amara, di chi, per decenni ed intere generazioni, ha avuto come costante dirimpettaio il mare. Un vicino ostico; combattuto, ma mai odiato, neppure quando ha seminato morte e dolore; ed ancora dolore quando, impietosamente, non ha permesso di piangere sulla tomba di chi non è stato mai restituito da flutti.
Ecco perché questo esperimento.
Che le nuove generazioni conoscano la fatica di questi uomini e ne apprezzino il sacrificio illimitato.
L’Ente sarà sempre attento a chi vorrà avvicinarsi al mare e, soprattutto, a questo porto.
Lucio Marà rappresenta l’apprezzato esordio di un progetto che intende restituire la struttura agli abitanti di questa sua città.
Il porto è un’agorà; deve tornare ad essere il punto di incontro delle nostre generazioni.
Un’aspirazione che, spero, venga apprezzata perché tornino sul palcoscenico le pagine della nostra storia.
Una proposta per rendere meno duro un futuro pieno di comodità ma cosparso di solitudine.

Pierangelo Guidobaldi
Presidente Ente Porto Giulianova


 
Avere dentro il mare è molto più che un procedere verso moduli onirici o lasciarsi avviluppare da suggestive tessiture di simboli, talora indulgendo all’ossequio iperbolico del liquido paesaggio dai vastissimi e inafferrabili orizzonti. E anche molto oltre lo sforzo d’invenzione lirica, per quanto ammirevole, del “transfuga” che sogna e che rimemora.
Avere dentro il mare, come esemplarmente testimonia Lucio Marà con questo suo libro che — io credo — riassume ed amplifica i tratti più originali della sua personalità di scrittore, è piuttosto la consapevolezza dell’appartenenza non fittizia ad una precisa geografia umana e spirituale con la sua saggia e sofferta filosofia della vita.
Sapere, insomma, quali sono le ragioni che presuppongono e rendono necessitante la propria fedeltà ad un mondo umano — quello che, appunto, ha realmente dentro il mare — fornito di autonomi codici, di altri “alfabeti” e psicologie, di diverse pronunzie, bisogni, riti, storie e presentimenti. Un mondo, “quel” mondo, che oggi — bisogna ammetterlo con grande mestizia — forse è al crepuscolo e che probabilmente tra breve sarà del tutto dissolto, ma del quale almeno, a frangere il tempo edace e a vincere ogni labile memoria, rimarrà una testimonianza sicura, non l’unica ma sicuramente tra le più turgide: le dense pagine di questo libro.
Lucio Marà, nelle cui vene scorre il sangue di una genìa da secoli avvezza al mare e signoreggiata dal nonno Andrea, saggio e risoluto “parone” di una Giulianova marinara che ci appare ormai remota con le sue lancette, le paranze e le battanelle, proprio con la storia inizia il periplo del suo accattivante veleggiare con la scrittura.
Ed entro la cornice di un tempo lontano, senza toni leziosi né paludanti, prende vita la filigrana della vita comune. Sentimenti semplici, che la spontaneità rende più veri, ma anche le incombenze d’ogni giorno e gli amari rendiconti di un’esistenza afferrata ogni volta come “sfida”, con gli occhi assonnati a scrutare il cielo per leggerne i segreti segnali, gli uomini a formare la “ciurma” e le donne lasciate ad affrontare il giorno, nelle operose e pazienti attese e all’ombra trepidante delle tante sue incognite. Eppoi le vele al vento e le reti calate invocando il nome di Dio e dei Santi, in un grido collettivo che a un tempo è speranza e richiesta di aiuto, germoglio di una sensibilità religiosa semplice e istintiva che accomunava a quella di mare la gente di terraferma.
Quindi altre pagine, quelle vergate da Marà attingendo alla memoria della propria storia d’uomo, che è pure memoria di un vissuto collettivo, con i chiaroscuri di una talvolta subita più che partecipata quotidianità, le ansie, la fisicità e meccanicità degli eventi, la brutalità di un mare che può recare lutti e sofferenze (quindici i nomi dei pescatori scomparsi dal 1942 al 1995).
Tutto questo senz’altro, ma anche la magia dei colori («il viola dell’orizzonte — annota Marà nell’aprile 1957 durante il suo primo viaggio nel Mediterraneo — divenne prima rosato e poi arancione vivo»), le ansie struggenti, l’infinita varietà lineare e verticale dell’ “essere” nella dignitosa solitudine accarezzata dalla bonaccia, e le propensioni verso le vitalistiche radici dell’universo, con le percezioni del “bello” e della sacralità.
Entrano ed escono dalle pagine del libro, ma rimanendo viva la loro presenza nella stretta rete dei nodi emozionali e nella vita di Lucio, i tanti Marà della sua ramificata famiglia, e con essi — nello scorrere degli anni e nello svolgersi dei fitti avvenimenti che fanno lievitare la materia del libro e che di esso sono cifra — il colognese Paolo Angelini, il comandante Alberto Di Giulio detto lù bann’t’, il capitano di vascello Giorgio Maccaferri, lo straordinario Butt’jò, che pochi nell’ambiente sapevano chiamarsi Umberto Palestini, Emidio Grossi, Francesco Serafini detto 33 e tanti altri ancora: una galleria di personaggi e figure tratti dalla pingue reminiscenza e dalle lontane province della memoria dell’Autore, protagonisti tutti — con i sedimentati e proverbiali saperi, gli slanci di generosità, i desideri di rivalsa, la baldanza, gli umbratili eroismi e, insomma, con la loro umanità — di un itinerario strutturato su più ascolti e opportuni accoglimenti.
Gioia e disperazione, in un intreccio inestricabile che percorre ogni pagina, che innerva ogni avvenimento, riproponendo continuamente — e meditatamente — un affresco di vita non consunto nella assidua evocazione del “piccolo mondo antico” né affetto da ormai improponibili manierisimi, bensì tinteggiato efficacemente da un Autore che si rivela discreto e persuasivo cronista, consapevole dei giuochi complessi dell’essere e sicuro conoscitore dei moduli del dramma.
Rimane ora da dire delle immagini a corredo dell’opera, anch’esse preziose perché documento di autentico interesse storico ma anche antropologico, prima ancora che registrazione, per così dire, di un atto di presenza sottratto alle geometrie del tempo che la scrittura è volta a rappresentare.
Da tutto ciò deriva il sicuro valore di questo Vita di mare, libro in cui la parola diviene scavo, cifra evocativa, colloquialità nelle cognizioni struggenti del tempo; dove le stagioni trascorse e i ricordi oltre passano l’angusta soglia del dato biografico facendosi in vece paesaggio umano dalle più ampie latitudini e recando insieme gli elementi di riflessione e di giudizio su ciò che è stato e sulla contemporaneità.

Guardando un gabbiano volare
Guardando un gabbiano volare,
ho sognato di esser nel vento,
come lui, sospeso sul mare,
librato su due ali d’argento.
 
E volavo così nei pas5ato,
nel mio mondo d’eterno marinaio,
tornavo in un luogo dov’ero già stato:
la tua casa, tra il pino e il rosaio.
 
Poi ci lasciammo, così, senza un perché,
quella sera , già triste, d’autunno.
L’avessi chiesto, sarei tornato da te.
 
Fan così talvolta i gabbiani,
che lasciano gli amori di un anno,
e partono per lidi lontani.
 
Ma il mio sogno ritorna realtà,
mi riporta al mio mondo tiranno,
a una vita che sempre è stata, e sempre sarà,
fatta di sogni, d’amori, d’inganni.
..............................................................
Da bordo dell’ “Elvira Madre”,
Mediterraneo, settembre 1958
(poesia giovanile dell’autore, inedita)
Notte
 
Sotto la cupa volta del cielo
gli occhi lontani
centinaia di miglia marine.
 
Solo io, nella notte nera,
un grumo di lacrime e sale
sui miei occhi lontani.
 
L’aria tremante è gelida;
tra onda e onda piango
il perduto amore.
 
Si è fatta più cupa la notte,
medito disperato.
Ma perché, Dio, perché?
 
Notte senza lumi;
disperata notte di mare,
mia triste notte.


 
GILJE

Annanze all’ucchie me cumpare
arsajénne da la marene
‘stu paose che è nu sbiannore de culire
na vedite, nu spettacule devene.

Lu rosce de li cuppe sopra li case affelarate
lu vorde de li piante ch’ arcopre la cullene
l’azzurre de lu cile e de lu mare
nu cco’ ‘ncrespate.

Me motte a usservà ‘sti mire anteche
la torre che lu témpre ha cunzumate
la funtanélle sotte la coste nghe la scalenate.

La chipele de San Flaveià nghe la piazze
lu munumente che ce salite nghe lu cappèlle
vérse la palaustre. Me ci-affacce è na terrazze.

Guarde de sotte se vode la marene
li strade, lu porte, lu lungomare
pinéte, giardè, velle e palazzene.

Cchie luntane da na parte ce sta Terdè
e na sfelate de case pupulare,
guardénne dall’addra parte vode Salè.

Décioteme dava sta nu paose cuscé bbélle
nghe l’arie de lu mare e de cullane
ca titte ce l’ammedie, ‘stu giuiélle.



Giulianova (Traduzione)

Davanti agli occhi mi appare
salendo dal mare
questo paese splendente di colori
una veduta, uno spettacolo divino.

Il rosso dei tetti delle case in fila
il verde degli alberi che ricopre la collina
l’azzurro del cielo e del mare
un po’ increspato.

Osservo questi muri antichi
la torre che il tempo ha consumato
la fontanella sotto la costa con le scale.

La cupola di San Flaviano con la piazza
il monumento che ci saluta col cappello
verso il belvedere. È una terrazza.

Guardo di sotto e vedo la marina
le strade, il porto, il lungomare
pinete, giardini, ville e palazzine.

Più lontano da un lato c’è Tordino
con una fila di case popolari
all’altro lato vedo Salino.

Ditemi dov’è un paese così bello
con l’aria del mare e della collina
che tutti c’invidiano, questo gioiello.
(Dalla raccolta di poesie “Lu mare nostre” -2000-edita dall’autore)
Biblioteche a Giulianova

Biblioteca civica “Vincenzo Bindi”
Corsa Garibaldi, 14 - tel. 085/8003395 Giulianova Città
Numero dei volumi catalogati: 23.000
Settori: abruzzesistica, libri antichi, arte, filosofia, emeroteca
Lasciti: Bindi (opere generali) - De Lucia (abruzzesistica) - Mercante (filosofia)
Orario: 9-12; 15-18,30; sabato 9-12,30


Biblioteca del Centro Culturale “San Francesco”
Piccola Opera Charitas
Via Ruetta Scarafoni, 3 - Giulianova Città - tel. 085/8003677
Numero dei volumi catalogati: 12.000
Settori: emeroteca, storia, filosofia, letteratura, storia delle religioni e della Chiesa
Orario: 8-20


Centro Servizi Culturali della Regione Abruzzo
Via I. Nievo, 6 - Tel. 0858003508 - Fax 08580027108
Orario: dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13, dalle 15 alle 18 (orario invernale) e dalle 16 alle 19 (orario estivo); sabato dalle 9 alle 12.
Il Centro di Servizi Culturali della Regione Abruzzo, istituito con L.R. 6 Luglio 1978 N. 35, opera nei territori comunali di Giulianova, Roseto, Mosciano Sant’Angelo, Bellante, Morro D'Oro e svolge promozione culturale concorrendo alla formazione ed alla realizzazione della persona umana mediante una effettiva partecipazione alla vita della comunità del comprensorio.


Biblioteca Padre Candido “Donatelli”
Inaugurata il 27 maggio del 1995, la Biblioteca “P. Candido Donatelli” è riuscita progressivamente a ritagliarsi un ruolo assolutamente rilevante nella realtà culturale non solo giuliese. L’attivismo e l’entusiasmo degli operatori della quarta biblioteca cittadina (Direttore dott. Sandro Galantini; bibliotecari dott. Piera Fagnani e Alfonso Di Felice) hanno fatto sì che la raffinatissima struttura, fortemente voluta dall’allora Superiore del Convento dei Cappuccini P. Serafino Colangeli, divenisse un punto di riferimento importante per studenti, operatori culturali e studiosi non solamente locali.
Orario biblioteca:dal lunedì al venerdì con orario 10-13 e 15-19; il sabato dalle 10 alle 13.

Giulianova, la Posillipo d'Abruzzo

Giulianova (Te) Abruzzo - Italy. Gli ingredienti sono quelli classici dell’Abruzzo più bello: spiagge tranquille, immensa e pulita sabbia, dolci colline immerse in verde ecologico che offrono una panoramica su un mare dai mille colori. Su una di queste colline e sul suo declivio è situata Giulianova Paese con la sua allegria, con i suoi musei,  monumenti, pinacoteche e biblioteche, chiese e santuari, il suo verde, il suo mareQuesta località balneare oltre a sottolineare ciò che di Giulianova è giustamente noto, permette al turista e al residente, di scoprire molte prospettive ancora poco conosciute.
 
 
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