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1887 - "La bachicoltura a Giulianova" tra fine '800 e inizio '900

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Pagina dedicata ai ricordi dei "Tempi passati". Una carrellata di foto d'epoca e non per ricordare quei momenti che sono passati inesorabilmente.
 
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"La Bachicoltura a Giulianova" tra fine '800 e inizio '900
di Renata Di Remigio Magazzeni

Nel secolo scorso l'industria bacologica nella nostra provincia e specialmente a Giulianova, era molto fiorente.
"La Bachicoltura, ricordiamolo con orgoglio (come si legge nel Programma redatto per l'Esposizione delle Arti, dei Mestieri e delle Industrie, che si tenne a Teramo nel 1887) ha mosso i primi passi nelle nostre parti e nel volgere di breve tempo, è venuta estendendosi nelle provincia del Nord".
Si fa cenno anche nel programma menzionato di una vicina provincia marchigiana (Ascoli Piceno) i cui operosi industriali cercavano di toglierci il primato in questo ramo, vendendo per prodotto loro, il raccolto dei nostri laboriosi bachicultori, che arrivarono a produrre una maggiore quantità di bozzoli, di qualità nettamente superiore, come leggeremo in seguito, perché ricavati da seme serico selezionato con cura. Prima di arrivare a produrre seme selezionato, voluto dal 1° Osservatorio Bacologico sorto nella nostra provincia intorno al 1874/'75, ogni agricoltore o industriale usava procurarsi il seme per il proprio allevamento ricavandoli dai bozzoli più belli.
Bigattiera di Proprietà dei F.lli Trifoni,così come appare oggi.

Ogni tanto però compariva la Pebrina, terribile nemica del filugello, che scoraggiava gli allevatori e molti desistevano dal continuare a produrre bozzoli, anzi tagliavano e mettevano al fuoco le piante di gelso, le cui foglie servivano per fare crescere i voraci bachi, quasi volessero con quest'ultimo gesto, cancellare la sconfitta di fronte all'epidemia che annullava i loro guadagni.
Dopo aver lottato contro ricorrenti epidemie di questo genere, molti volenterosi industriali e proprietari terrieri giuliesi, si avvalsero dell'uso del microscopio messo a loro disposizione dall'Osservatorio Provinciale1 per ricercare e produrre seme serico selezionato, che fece risvegliare, riemergere la fiducia nell'allevamento del baco e si ritornò anche ad abbellire le nostre campagne con alberelli di gelso, sistemati nella pianura, sulle colline, vicino alle case coloniche, lungo le linee di confine tra i poderi e in mezzo ai campi.
Incubatrice per i bachi da seta; l’esemplare nella foto è custodito dai F.lli Romolo e Domenico Trifoni.
  
In campagna ogni famiglia, anche la più povera, aveva il suo piccolo allevamento di bachi, che richiedeva la collaborazione di tutti i componenti e serviva a compensare le spese, a saldare i debiti con il padrone e a ricavarne un onesto guadagno. Anche se si doveva dividere la casa per alcuni mesi con questi voraci e rumorosi ospiti, tutti si prodigavano per allevarne quanti più potevano, anche perché offrivano in cambio un prodotto migliore di quello delle altre zone. Infatti i bozzoli della nostra cittadina, come quelli di tutta la provincia teramana, erano ricercati dai commercianti delle regioni vicine ed anche da quelli che venivano dal nord. Pertanto nelle migliori annate il prodotto in bozzoli ovunque raggiungeva in media dai 35 ai 40 kilogrammi per ogni oncia di seme2, mentre nella nostra provincia e specialmente nel nostro comune dove si trovavano importanti bigattiere3 il prodotto arrivava alla sbalorditiva quantità di 64 kg. per oncia, superando anche la produzione giapponese. La notizia della migliore qualità e del maggior rendimento, si diffuse ovunque, anche se i mezzi di comunicazione non erano quelli attuali, tuttavia essa raggiunse anche il lontano Giappone, come si legge nel Corriere Abruzzese del 1889.
Farfalla realizzata con bozzoli di seta. Un cartellino, posto in basso a sinistra, sicuramente predisposto per la mostra dell’Agricoltura, svoltasi a Teramo del 1988, porta questa dicitura: “Farfalla baco realizzata con bozzoli di seta. Premiata all’esposizione agricoltura 1888, L’Aquila, proprietario Azienda agricola Trifoni Romolo Giulianova”. La farfalla ha all’incirca queste dimensioni: m 1.10x0.80 e, come si può rilevare dalla foto, è sistemata su un piano di tessuto pesante; il tutto è incorniciato a giorno con queste misure: m 1.25x1.00; sul retro c’è questa annotazione: “Esposizione agricoltura L’Aquila 1888” medaglia d’oro.
In quegli anni infatti a Giulianova c'erano parecchie bigattiere più o meno grandi, dove trovavano lavoro dai 30 a 40 tra operai ed operaie per ognuna di esse. Molti operai provenienti dai paesi vicini ricevevano vitto ed alloggio per poter controllare meglio l'andamento del loro lavoro affidato.

Bigattiera di corso Garibaldi, oggi sede del Comune di Giulianova.

Troviamo due grandi bigattiere a Colleranesco, una presso la villa di Domenico Trifoni, nonno dell'ex Sindaco Romolo e dell'ingegner Domenico Trifoni, dove esiste ancora l'enorme fabbricato con annesso l'appartamento per gli operai, ormai in disuso da almeno 80 anni. Tra i cimeli più significativi troviamo l'incubatrice che si conserva ancora intatta, come si può vedere nelle foto di Pierino Santomo e che serviva per far dischiudere il seme serico mediante il calore di una lampada a petrolio posta sotto i telarini al centro dell'incubatrice.
Inoltre si può anche ammirare una enorme farfalla realizzata con bozzoli, esposta alla mostra bacologica del 1888 all'Aquila e premiata con medaglia d'oro. L'altra grande bigattiera apparteneva a Serafino Trifoni, parente di Domenico, e dislocata nelle vicinanze.

    

Un grosso stabilimento bacologico e bigattiera era dislocato presso l'enorme palazzo che si affaccia sul Corso Garibaldi, dove oggi ha sede il Comune ed allora apparteneva al commendator Francesco Ciafardoni, nonno del nostro concittadino Cecco che porta il  suo stesso nome ed é  custode di tanti documenti da cui i posteri potranno venire a conoscenza delle validità, della laboriosità, e del successo dei nostri avi giuliesi. Nel frontespizio dello stabilimento ci sono due stemmi per farci ricordare che Francesco Ciafardoni portava avanti una industria (premiata nel 1888 con medaglia d'oro all'Esposizione di Bacologia) insieme al Conte Francesco Acquaviva d'Aragona, il cui stemma è quello di destra, mentre quello di sinistra appartiene alla famiglia Ciafardoni.
Nel Corriere d'Abruzzo del 12 agosto 1889 leggiamo che una delegazione giapponese venne a visitare le grandi bigattiere giuliesi. Certamente questo avvenimento è da ricordare "con orgoglio" come è stato accennato all'inizio, perché i Giapponesi avranno sicuramente inviato i nostri bachicultori che "oltre ad avere un raccolto di bozzoli migliore anche il prezzo che si ricava da esso è di molto superiore alla media, come si può facilmente rilevare e controllare dalle statistiche compilate dal Regio Ministero dell'Industria, Agricoltura e Commercio".4
Il prezzo dei bozzoli da filare oscillava nelle varie zone del Regno da lire 2,6765 a lire 2,9408 al kg, mentre la media raggiunta dalla vendita del nostro prodotto risultava di lire 4,6401 al kg, e cioé il 65% al di sopra dei prezzi degli altri mercati.
Certamente "questo fatto cotanto eccezionale" come dice il Crugnola, è da attribuirsi non solo al merito della qualità dei bozzoli, ma anche alla felice posizione della zona compresa tra il Gran Sasso ed il Mare Adriatico, dove il clima è mite, l'atmosfera sana, perché mossa dalle correnti che scendendo dalle vette dell'Appennino lungo i corsi del Tordino e del Salinello "frenano e modificano il vento di scirocco, il più terribile nemico dell'ultima età del filugello". Oltre al vento di scirocco i bachi avevano anche un altro nemico: i forti rumori.
Infatti nel mese di aprile, quando essi erano in piena attività, si celebrava la festa della Madonnna dello Splendore. Dopo la solenne processione tutto il popolo si radunava nel piazzale del Belvedere per assistere alla S. Messa, alla fine della quale tutti aspettavano ed aspettano ancora la famosa e rinomata "batteria" che rappresentava e rappresenta un vanto per Giulianova e per i suoi abitanti.
Purtroppo il rumore assordante dei "botti" uccideva molti bachi. Ci fu, verso la fine del secolo, un'ordinanza con cui si vietava di fare esplodere "botti" vicino al Belvedere. Fu per quel motivo che gli artificieri si spostarono al Lido, in pianura, nella zona degli orti che ora hanno lasciato il posto ai numerosi palazzi. Ancora oggi, durante la festa, dopo la Messa di mezzogiorno, ascoltiamo con gioia "gli spari" che non ammazzano più i filugelli, perché scomparsi dalle nostre zone, ma continuano a deliziare il popolo giuliese insieme agli abitanti dei paesi vicini che accorrono numerosi alla prima grande festa religiosa di primavera.
1. Uova;
2-3-4. baco in successive fasi di sviluppo;
5. baco che comincia
a filare il bozzolo;
6. bozzolo;
7. sezione di bozzolo con crisalide;
8. farfalla maschio;
9. farfalla femmina
  
NOTE
1) Cfr. Crugnola, "Storia della Provincia di Teramo" 1892.
2) Unità di misura di peso usata in Italia e in altri paesi con valori diversi, ma per lo più intorno ai 30 gm.
3) Bigattiera: luogo predisposto per l'allevamento dei bachi da seta.
4) Cfr. Crugnola, "Storia della provincia di Teramo" 1892, pg. 299.
 
Si ringrazia Francesco Ciafardoni per aver permesso la riproduzione dei documenti relativi all'attività Bacologica a Giulianova nel secolo scorso.
Si ringraziano i fratelli Trifoni per la cortesissima collaborazione.
 
Le fotografie sono di Pierino Santomo.

Le origini di Giulianova

La presenza umana nel territorio di Giulianova data dal periodo neolitico.
Il ritrovamento di pesi fittili di forma sferica con foro centrale testimonia infatti la frequentazione dell’area da parte di popolazioni preistoriche o protostoriche dedite alla pesca. Tuttavia le origini di Giulianova risalgono agli anni immediatamente successivi alla conquista da parte di Roma della fascia medioadriatica, con la fondazione, intorno al 290 a.C., di Castrum Novum Piceni. Per la nuova colonia marittima, la seconda del Superum Mare, si scelse un terrazzo geologicamente stabile prossimo al fiume Tordino, con asse longitudinale parallelo alla costa, assai probabilmente occupato in precedenza da un centro piceno, chiamato Batinus o Batia, di cui alcuni significativi rinvenimenti, soprattutto frammenti di ceramica messapica, coppette e vasetti per unguenti, documentano gli intensi contatti con le aree dell’Apulia. Pur mancando una sicura documentazione relativa alle mura urbane, tuttavia è pensabile che Castrum Novum Piceni, il cui impianto sembra discostarsi significativamente dai consueti parametri urbanistici delle colonie romane, venne fortificato assecondando le difese naturali del terreno, in primo luogo il ciglio del pianoro, mentre la piccola sella di raccordo con la parte più alta del sistema orografico, al limite settentrionale dell’attuale cimitero, fu opportunamente approfondita e trasformata in fossato, eliminando così l’unico settore vulnerabile presente nell’apparato protettivo. I punti di accesso vennero scelti in funzione di un rapporto ottimale tra impianto urbano e collegamenti interregionali: in direzione di Roma per mezzo della via Cecilia, e mediante la Salaria verso gli altri centri della costa adriatica.
La città di Giulianova, nata come caposaldo per esercitare un penetrante controllo marittimo, divenuta importante nodo stradale e dotata di un impianto portuale si pensa esteso tanto alla sinistra che alla destra del fiume, rivestì anche, grazie alla sua posizione strategica, un rilevante ruolo commerciale. Sondaggi eseguiti nel 1986, infatti, hanno messo in luce alcune strutture abitative, riferibili al periodo compreso tra la prima fase coloniale e l’età imperiale, con settori destinati ad attività artigianali, mentre le numerose lucerne recuperate nei saggi di scavo eseguiti tra via Gramsci e il vecchio cimitero rimandano alla presenza di un impianto di produzione locale in aggiunta a siti per l’immagazzinaggio: da ciò l’ipotesi di una distribuzione funzionale dei quartieri con attività specialistiche, in prossimità delle attrezzature portuali, che conservarono la loro vocazione sino alla tarda antichità.
Ricordato, giulianova, come centro potente e fortificato da Plinio, Tolomeo, Velleio Patercolo e Strabone, Castrum Novum Piceni, che in età imperiale ebbe anche i bagni termali, conobbe una forte espansione extraurbana in direzione della costa fino a raggiungere un perimetro stimato da alcuni studiosi in oltre due chilometri. Gli strati murari del sottosuolo, e più ancora un tesoretto monetale scoperto nel 1828 in parte liquefatto e in parte arrossito dal fuoco, inducono a ritenere che nel corso della sua esistenza la città subì più di una devastazione: tuttavia Castrum Novum Piceni fu ricostruito se nel suo agro furono dedotte colonie militari da Augusto e da Nerone e se, almeno nel I sec. dell’Impero, ebbe un suo Prefetto.

 

Giulianova turistica. Ammirevole e splendente città di mare, si estende lungo la fascia costiera per circa 5 km e ogni anno risorge tra il Tordino e il Salinello sempre più energica e scintillante per accogliere con ancora più onore e impegno i tantissimi turisti che visitano Giulianova e il suo territorio.
Venirci a trovare è davvero semplice. Giulianova è nel bel mezzo d’Italia, a Nord di un Abruzzo costiero dalle innumerevoli risorse turistiche e ambientali. Giulianova si raggiunge via Autostrada A 14 - uscita Giulianova, oppure in treno con la comoda stazione ferroviaria, o ancora in aereo atterrando nel moderno Aeroporto d’Abruzzo di Pescara, Giulianova è distante appena 50 chilometri.

 
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